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“Il diavolo, certamente” di Andrea Camilleri

 

Il diavolo, certamenteUn regalo inaspettato ha portato la mia attenzione su un autore che conosco pochissimo per quanto riguarda i suoi lavori, visto che l'unico altro libro con cui sono venuto a contatto è stato Acqua in bocca, scritto a quattro mani con Carlo Lucarelli, da me recensito in un precedente articolo. Non mi sono mai avvicinato a Camilleri attraverso il Commissario Montalbano per la mia paura di non cogliere appieno il colore e le vene coperte di una storia raccontata con un lessico tutto suo, che mischia dialetto con una profonda conoscenza della nostra lingua e della cultura siciliana. Così l'idea di incontrare lo scrittore a metà strada in un libro che non usa lo stile che tanto mi spaventa, non mi dispiaceva. All'inizio. Prima ancora di iniziare a parlare delle storie, visto che si tratta di tante, c'è una premessa strutturale da fare.

Camilleri scrive esattamente trentatre racconti di tre pagine ciascuno con l'obiettivo di richiamare la numerologia satanica. In questo caso si ottiene un mezzo diavolo, ovvero 333, ma è più che sufficiente per giustificare la presenza dello zampino del nemico della cristianità che deciderà la sorte dei personaggi narrati. Diciamo subito che ho sempre apprezzato le sfide, soprattutto dei concorsi che si trovano online, in cui si chiede di creare racconti con 1024 lettere, per ricordare che la misura di 1 kilobyte corrisponde virtualmente a 1024 caratteri di testo, o una storia con le 160 battute di un sms.

Sono giochi simpatici che possono anche creare qualcosa di originale e di creativo, ma qui si fermano le mie aspettative. Spero che l'intento di Camilleri fosse di divertimento personale nel creare qualcosa seguendo leggi ferree, gabbie autoimposte che portano lo scrittore a mettersi alla prova. Trovo che questo tipo di libri siano più adatti a giovani scrittori in erba che si sperimentano e cercano di mettersi in mostra con trovate un po' diverse dal solito thriller o storia d'amore. Ma non ditemi che un personaggio di così tanto talento ha bisogno di pubblicare un libretto così mediocre. Le prime storie sono anche godibili, simpatiche e “leggere” nell'accezione positiva del termine, ma proseguendo fra i protagonisti ci si accorge che lo schema impostato, detta tautologicamente, è troppo schematico. Tutte le storie iniziano con la presentazione di un personaggio per filo e per segno, ci spiegano la situazione in cui si trova e infine il colpo di scena, spesso una coincidenza talmente grande da risultare impossibile, che chiude la storia.

33 storie esattamente così strutturate senza una sbavatura, una variazione sul tema o un colpo di scena che non sia “telefonato” fin dalle prime righe.

3 pagine per ciascun personaggio per raccontare uno scherzo del destino o un colpo di fortuna inaspettata durante un episodio della loro vita.

333 le volte che mi sono chiesto se non fosse stato meglio un diavolo intero e non uno a metà, così almeno Camilleri avrebbe potuto farci assaporare qualcosa di più di questi racconti, metterci almeno i muscoli e gli organi a queste “operine” e non lasciarle come tanti scheletri malandati che crollano dopo pochi passi.

Non tutti i mali vengono per nuocere, come ho sempre avuto modo di constatare nella mia esperienza: questa lettura mi ha spronato ad impormi un proposito per quest'anno, ovvero leggere almeno un'avventura di Montalbano, senza essere prevenuti per la brutta esperienza con questo autore che sono convinto abbia costruito di meglio, per garantirsi un riconoscimento a livello internazionale, nonché sul piano umano.

Caro Camilleri, te lo dico onestamente: Moltodeluso sono.

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Commenti

Io ho letto diversi romanzi con protagonista il commissario Montalbano e devo dire che apprezzo moltissimo il linguaggio particolare in cui sono scritti, a cui del resto ci si abitua rapidamente perché non è poi così complicato (anche se forse io sono stata facilitata da numerosi soggiorni in Sicilia, soprattutto nell'agrigentino patria di Camilleri, durante i quali ho acquisito un certo "orecchio" al dialetto locale). Ciò che ho letto invece del Camilleri "italiano" mi ha sempre deluso.

Diciamo pure che non c'è tantissimo "siciliano" in Montalbano? Anche io ho letto diversi romanzi con protagonista il commissario, e devo dire di averli trovati sempre "divertenti", scorrevoli, anche troppo, nel senso che mi sono scivolati addosso. L'operazione "linguistica" rischia di muoversi in una direzione macchiettistica.

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