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Il delirio di un lettore compulsivo. “Le avventure di Mercuzio” di Daniel Albizzati

Il delirio di un lettore compulsivo. “Le avventure di Mercuzio” di Daniel AlbizzatiNon sempre la dimensione temporale nella quale viviamo corrisponde a quella in cui vorremmo vivere. Può infatti accadere che la voglia di estraniarsi e di rifugiarsi in altri mondi, diversi e maggiormente appaganti, prevalga, facendoci perdere il contatto con la realtà circostante e con ogni rapporto sociale. Così è per Mercuzio, un giovane poco più che ventenne, protagonista di Le avventure di Mercuzio (Fazi Editore), romanzo di esordio di Daniel Albizzati.

Di lui non sappiamo nulla, se non che vive nella soffitta di un antico palazzo nel centro di Roma, un monovano di cinquanta metri quadri con una sola finestra, circondato da pile e pile di libri, accatastate dal pavimento al soffitto dei quali quotidianamente ne divora ogni pagina.

 

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Sin dall’incipit è chiara infatti quale sia la vita condotta da Mercuzio, ossia quella di un eremita chiuso nel suo mondo, dedito in una maniera quasi ossessiva alla lettura e al mondo passato, distaccato dal presente e da ogni rapporto sociale.

«Lo si poteva considerare a tutti gli effetti un ragazzo di altri tempi; o meglio era un tipo così profondamente diverso dai suoi coetanei che si sarebbe di certo trovato più a suo agio in qualche epoca passata, piuttosto che in quella in cui viveva, la nostra».

 

Mercuzio non ha bisogno di molto per vivere. Tutto ciò che appartiene alla modernità, televisore, smartphone, social network… non fa per lui! Niente di quello che possa distoglierlo dal lavoro intellettuale e dalle riflessioni spirituali suscita il suo interesse.

«Mercuzio passava la giornata a studiare e a pensare, serenamente, in completa tranquillità, nel suo mondo pieno di cose».

 

Potremmo definirlo una sorta di Don Chisciotte chiuso nel delirio letterario, un delirio che lo porta addirittura a identificarsi con i personaggi dei romanzi classici che legge, tanto da fargli perdere la cognizione del tempo e della realtà circostante.

Il delirio di un lettore compulsivo. “Le avventure di Mercuzio” di Daniel Albizzati

Un giorno, però, a interrompere il torpore di questo giovane fuori dal normale giunge Virgilio, il ragazzo che lavora nella pizzeria sotto casa di Mercuzio, Il Maestro e Margherita. Già il nome di questo personaggio induce a pensare a Dante e alla Divina Commedia, e tanti sono infatti i nomi dei personaggi di questo romanzo che si rifanno alla grande opera: oltre al già citato Virgilio, troviamo San Bernardo e l’angelica Beatrice. Ma non solo, Virgilio sarà colui che guiderà Mercuzio tra gli inferi della società per ricondurlo alla realtà, e farlo emergere dalla vita fittizia nella quale il protagonista vive. Con l’arrivo di Virgilio, di colpo il giovane Mercuzio verrà infatti catapultato nella Roma del 2019 con delle conseguenze e dei colpi di scena che saranno sorprendenti.

«Del ventunesimo secolo, un tempo per così dire slegato dalla narrazione storica, secolarizzato, globalizzato, fluido, virtuale e istantaneo sapeva ben poche cose, proprio perché nella libreria di casa mancavano i testi adeguati per comprenderlo».

 

Persino le cose che noi oggi consideriamo scontate agli occhi di Mercuzio si rivelano come «follie di un altro pianeta». In compagnia di Virgilio, Mercuzio si inoltrerà invece «nella selva oscura del mondo», per esplorarlo e per giungere a comprendere cosa lo abbia indotto a vivere in questo mondo irreale e di solitudine, a indossare abiti in stile barocco, compresi di parrucca e scarpe in stoffa sorrette da giarrettiere e a essere giudicatodagli altri come un folle.

Le avventure di Mercuzio è una storia ricca di citazioni letterarie e di significati simbolici che inducono il lettore a riflettere su ciò che siamo diventati oggi a causa del continuo progresso tecnologico. È anche un romanzo sull’amore e sul dolore e sulle conseguenze che un forte trauma può causare e dalle quali spesso diventa difficile liberarsi.

Daniel Albizzati invita il lettore a riflettere sull’attaccamento morboso che abbiamo assunto oggi nei confronti dei social network che inevitabilmente influenzano i nostri rapporti con gli altri, perché senza social proprio non esisti, e per «esserci non solo devi esistere, ma devi esistere bene, in modo esagerato, frizzante, che attiri su di te quanti più sguardi possibili». Su Facebook devi avere almeno un centinaio di amici, e su Instagram un milione di follower, altrimenti non sarai ritenuto una persona importante ma un semplice sfigato, perché «non gliene frega niente a nessuno di quello che sei davvero, in questa vita, solo quello che mostri di essere».

 

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Con questo romanzo di esordio Daniel Albizzati presenta una satira della società moderna scritta con toni leggeri, ironici e coinvolgenti. È un romanzo che pagina dopo pagina trascina il lettore, suscitando curiosità e continui sorrisi per il modo originale in cui veste il giovane Mercuzio e per i come si muove e si esprime, con un linguaggio forbito e arcaico. L’epilogo inaspettato, ma proprio per questo sorprendentemente originale, fa capire che basta solo davvero poco perché il sottile filo che collega ragione e follia si spezzi e il delirio prevalga sulla ragione con le sue conseguenze catastrofiche e inevitabili.

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