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Il confine tra reale e virtuale non esiste più. Intervista ad Annarita Briganti

Il confine tra reale e virtuale non esiste più. Intervista ad Annarita BrigantiQuello che non sappiamo (Cairo editore) è il terzo romanzo di Annarita Briganti che completa quella che l’autrice stessa ha definito una trilogia dell’anima, iniziata con Non chiedermi come sei nata e proseguita con L’amore è una favola, entrambi editi da Cairo.

Quello che non sappiamo è un romanzo epistolare dei nostri tempi, in cui Paulo e Ginger iniziano la loro storia d’amore via email. Ma la loro storia è anche l’occasione per parlare di altro, dei loro vissuti non sempre estremamente positivi: Ginger ha perso entrambi i genitori in circostanze poco chiare (e questo sarò occasione per aggiungere tinte noir al romanzo), Paulo ha alle spalle un passato non proprio positivo, almeno fino all’adozione da parte di una famiglia francese che gli ha permesso di realizzarsi.

Il loro incontro e i motivi dei loro contatti sono al centro di un romanzo che non è solo una storia d’amore e di sesso, ma anche di segreti nascosti e poi svelati e di riflessione dalle molte implicazioni sociali; un romanzo che è anche una riflessione sull'identità.

 

Quello che non sappiamo è il suo terzo romanzo, a distanza di quattro anni da Non chiedermi come sei nata e di tre da L’amore è una favola. Al di là delle storie che sono ovviamente diverse, c’è un filo rosso che accomuna la sua produzione letteraria? Ci vorrebbe raccontare qual è?

Nei Ringraziamenti, che so hanno commosso i Lettori, parlo di Trilogia dell’anima a proposito di questi tre romanzi. Il filo rosso più grosso è che sono stati molto sudati nel senso che li ho ottenuti per merito, cosa rara in Italia, di cui vado molto fiera. I buoni vincono sempre nei miei libri. Ci sono i temi sociali, dalla perdita di uan figlia e la fecondazione assistita in Non chiedermi come sei nata alla violenza contro le donne di L’amore è una favola e alla crisi economica e ai traumi familiari di Quello che non sappiamo. L’amore: i miei personaggi non sono passivi, lottano con le unghie e con i denti per realizzare i loro sogni e se gli piace qualcuno se lo vanno a prendere. So che tu da qualche parte ci sei, dico sempre nei Ringraziamenti. L’Amore è il sale della vita. Quello che visualizza e risponde, quello che ti supporta nei momenti improtanti, quello che ti chiama solo per sapere come stai. La forza delle parole. In questo nuovo romanzo i protagonisti si innamorano scrivendosi. Lo stile. La cura della forma, che è sostanza. Il ritmo. Il rispetto totale per i Lettori, anche questa una caratteristica non scontata. Gli spunti autobiografici e presi dalla realtà, ma molto molto trasfigurati. Quello che non sappiamo non è un manifesto, non è un ibrido. È un romanzo che racconta STORIE. Il ritorno vero dello storytelling. Ne abbiamo molto bisogno. La scrittura, che è tutto, contiene tutto, dice tutto e anche di più, ci porta dove non avremmo mai pensato di andare, o forse sì.

 

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Quello che non sappiamo è un romanzo epistolare, ma lo scambio avviene, e non potrebbe essere altrimenti oggi, via email, con tutte le conseguenze del caso, una fra tutte ad esempio il tempo che intercorre tra un messaggio e l’altro. In che modo questa maggiore rapidità entra nel romanzo epistolare?

In realtà la comunicazione digitale è un’illusione di rapidità. Sai che oggi si può fare finta di non avere letto, di non avere visto, di non avere ricevuto, così come si può rispondere in tempo reale anche di notte. Dipende da quanto una persona è presa dall’altra. Ho scelto le email e non altri tipi di messaggistica in primis perché Ginger non vuole rivelare la sua vera identità – ma Paulo la conosce già quando la cerca? Fa parte dei grandi segreti al centro del libro, che poi alla fine hanno tutti una soluzione. È un romanzo pieno di colpi di scena. Quando ho finito la prima stesura, quasi tre Ferragosti fa, ha stupito anche me per la sua parte centrale nera. Lo spirito del tempo.

Lo considero un romanzo epistolare ottocentesco ma del presente e del futuro. Ginger e Paulo usano le email come se fossero lettere. Lei più introspettiva, cita tanti libri che rappresentano altrettanti consigli di lettura, è anche un romanzo sui libri. Lui più leggero in senso calviniano. A un certo punto le dice: «Ginger, hai rotto con questa tristezza. Non è che leggere tutti questi poeti ti fa male?!». Cerca di farla sorridere. Ginger ha subito dei traumi molto grossi. Paulo ha una missione da compiere, ma non aveva fatto i conti con l’attrazione che ha provato per lei fin dal loro primo scambio di mail. Le loro lettere diventano per entrambi una dipendenza, un balsamo, un toccasana, una droga, il senso delle loro giornate, il senso delle possibilità, il presente e il futuro. Chi non è andato a sbattere contro qualcuno controllando i messaggi sul telefono?

Il confine tra reale e virtuale non esiste più. Intervista ad Annarita Briganti

Ginger e Paulo, e la loro storia d’amore nata via email, in una dimensione virtuale. Ho come l’impressione che in questo modo lei abbia voluto porre l’attenzione su come il confine tra virtuale e reale sia diventato sempre più labile. Per quali ragioni ha deciso di farlo proprio a partire da un colpo di fulmine e dunque dal sentimento amoroso?

Dietro la glassa amorosa c’è molto altro. Il confine tra reale e virtuale non esiste più e questo è un bene. Mi piacerebbe che finissero anche i dibatti su leggere di carta e in digitale. Per me reale e virtuale, carta e digitale sono tutte facce della stessa medaglia che si chiama vita. Tutte ugualmente importanti, tutte da dosare, tutte che ci fanno sorridere, sentire vivi, sperare.

Mi succede a volte di dovere ricontrollare i tweet per paura di avere twittato un WhatsApp, ma va bene così. Fa parte del momento storico in cui stiamo vivendo. In questo, e non solo in questo, sono molto americana. Il passato è passato un secondo dopo che è avvenuto. Stamattina è già stamattina. Il presente conta molto. Ricordiamoci di viverlo, non solo di fotografarlo e di postarlo su Instagram. In questo la scrittura aiuta molto, per fissarlo, per assaporarlo. Il futuro è fondamentale. Poi certo, solo se mi conosci nella vita reale puoi sapere che odore ho, cosa mangio a colazione, come sto veramente, cosa provo. Faccio sempre colazione al bar. La mattina incontro le coppie che hanno passato la notte insieme. Una volta un ragazzo sapeva che la sua ragazza a colazione beve un tè freddo. Mi sono commossa. È quello l’amore. Presenza reale e virtuale. Ogni relazione virtuale, per quanto funzioni, poi deve fare i conti con la realtà e, come insegna il mio libro, non è detto che vada male.

Perché farli attrarre fin dal loro primo scambio di email? Perché ci credo. Credo nel colpo di fulmine reale e virtuale, ma come saprà nella trama c’è molto molto di più. Grandi segreti per superare grandi traumi, una missione che Paulo deve compiere nei confronti di Ginger, il caos della vita che non dovrebbe mai toglierci leggerezza, le possibilità, la felicità che è un’anguilla ma possiamo cercare di afferrarla, abbiamo il dovere di farlo.

 

In che modo la dimensione del virtuale, mi riferisco ai social ma anche a molti siti tematici per incontri, ha cambiato il nostro modo di rapportarci ai sentimenti e alle relazioni?

I social sono fondamentali. Aiutano a diffondere idee anche sotto le dittature, alimentano le rivoluzioni, raccontano a modo loro il mondo. Aiutano a sentirsi meno soli, a restare in contatto, a rimorchiare anche. La maggior parte di quelli che mi scrivono, se non vogliono favori, hanno piacere di conoscermi. Bene così. Per me non c’è differenza tra conoscere l’amico di un amico o qualcuno mentre si beve una birra al bar e ricevere un messaggio su Instagram, ma non deve diventare una bulimia sessuale. Come ogni fenomeno positivo il suo eccesso è negativo. Sui social sto bene non perché io cerchi o mi aspetti qualcosa, ma perché sono curiosa nei confronti degli altri esseri umani. Auguro a tutti di restare sempre così. Le delusioni del virtuale sono le stesse del reale. Vanno messe in conto quando si esce dalla propria comfort zone, altra cosa che consiglio a tutti.

Dei siti di incontri e delle app dove si sceglie un partner tipo catalogo penso invece tutto il male possibile, piuttosto leggo un libro. Il sesso senza amore non mi ha mai entusiasmato.

Come ci ha cambiati tutto questo? In tutto e in niente. I sentimenti, le relazioni, lo stesso sesso seguono regole millenarie che non dipendono dal medium, ma da cuore anima corpo testa.

Il confine tra reale e virtuale non esiste più. Intervista ad Annarita Briganti

In un contesto nel quale virtuale e reale non sono più così nettamente separabili e distinguibili a quali responsabilità ognuno di noi è chiamato?

A essere ONESTI. Poi tutto il resto verrà da sé. Mi chiedo sempre come possano vivere quelli che lasciano dietro di sé morti e feriti, che passano sui cadaveri degli altri, che vivono facendo male al prossimo.

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Per la prima volta al centro della narrazione sembra non esserci Gioia Lieve, nomen omen tra l’altro se si pensa alle caratteristiche della protagonista stessa. Che modello di donna intendeva rappresentare con Gioia? E con Ginger?

Eh eh, per capire chi siano Gioia e Ginger bisogna arrivare alla fine…

Circa il modello femminile che mi piace e di cui parlo nei miei romanzi, nei miei racconti, nei miei spettacoli teatrali, ben prima di #metoo, è quello forte indipendente eccentrico onesto puro bello dentro e fuori sorridente grintoso preparato talentuoso. Donne irresistibili per la loro forza e per la capacità di ammettere le proprie debolezze. Donne che leggono tantissimo, viaggiano, sanno le cose del mondo, non hanno paura di esprimere le loro opinioni e di farsi rispettare, ti mollano se serve, tornano se te lo meriti, ti lasciano andare, vengono a riconquistarti, cercano di realizzarsi, perdonano, creano bellezza per se stesse e per il mondo.


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Per la prima foto, copyright: Jacob Ufkes.

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