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Il ciclismo è solo uno sport? “In fuga” di Davide De Zan

Il ciclismo è solo uno sport? “In fuga” di Davide De Zan«Gli appassionati di uno sport sostengono che quello sport è intrinsecamentemigliore di un altro. Per me tutti gli sport sono l’occasione in cui altri esseri umani ci spingono a eccellere». Qualcuno di voi ricorderà questa battuta pronunciata dl compianto Robin Williams nella sua interpretazione del professor Keating ne L’attimo fuggente di Peter Weir.

Lo sport è un mondo che ha sempre appassionato l’essere umano, basti pensare che già ai tempi degli antichi greci si svolgevano le Olimpiadi. Poi ogni nazione ha trovato uno sport, dove identificarsi meglio: l’Italia con il calcio, la Gran Bretagna con il cricket o il polo, gli Stati Uniti con il football o il baseball. Eppure c’è uno sport meno famoso che, nonostante il suo essere poco “popolare”, ha una grande schiera di appassionati che non perde una gara in televisione: il ciclismo. Che forse negli ultimi anni ha avuto una sorta di rinascita sotto molti punti di vista.

 

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Non è raro vedere in città molti lavoratori che usano le due ruote per recarsi a lavoro. Alcune grandi città hanno messo a disposizione servizi di bike sharing, grazie ai quali spendendo pochi centesimi si possono noleggiare delle biciclette e usarle per spostarsi da una parte all’altra. A Milano molte aziende private hanno fiutato l’affare e hanno riempito la città con le loro biciclette a nolo e sempre a Milano è stato aperto un locale (UpCycle Café) dove gli appassionati di bici possono parcheggiare liberamente il loro amato mezzo e trascorrere qualche ora sorseggiando una bibita, scambiare due chiacchiere con qualche amico o magari lavorare al computer.

Il ciclismo è solo uno sport? “In fuga” di Davide De Zan

Anche il cinema e la televisione hanno dato spazio al ciclismo raccontando le gesta di personaggi mitici come Fausto Coppi e Gino Bartali e infine vale la pena ricordare un film per la televisione del 2007 Il pirata Marco Pantani.

Marco Pantani è stato un mito per tutti noi, anche per chi non è stato mai un grande amante del ciclismo. Era uno spettacolo vederlo pedalare con una concentrazione pari a nessuno. Ci appassionava la sua voglia di riscatto, la sua voglia di vincere che l’ha portato sul podio del Giro d’Italia e successivamente del Tour de France e ci ha sconvolti la notizia della sua morte a soli trentaquattro anni, su cui ancora ci sono molti dubbi.

È per questo che un pomeriggio, durante un giro in libreria, sono rimasto colpito dalla copertina del nuovo libro di Davide De Zan sulla quale c’è il mito Pantani in sella alla sua bicicletta, con la sua espressione tipica e in basso il titolo In fuga. Il mio romanzo con gli eroi della bici (Piemme Editore).

Davide De Zan non è nuovo ad affrontate tematiche legate al ciclismo, basti pensare che già suo padre Adriano  è stato una voce autorevole nel mondo del ciclismo. Il figlio ha seguito le orme paterne lavorando per TeleMontecarlo e Mediaset e commentando le più importanti gare di ciclismo, una passione che l’ha portato a scrivere questo libro emozionante.

Il ciclismo è solo uno sport? “In fuga” di Davide De Zan

Nel libro, l’autore ci racconta i suoi incontri con i protagonisti delle due ruote che col tempo sono diventati amici e interlocutori intimi.

Personaggi come Mario Cipollini che guarda una gara del fratello finita con un ritiro e che rassicura il padre che un giorno quella gara sarà lui a vincerla. Fabio Casartelli che divenne un nome dopo il trionfo alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992 e che morì tragicamente tre anni dopo durate il Tour de France.

De Zan non si limita a raccontare gli episodi avvenuti realmente, punta sugli stati d’animo dei protagonisti, sulla sostanza che distingue un ciclista onesto da quello disonesto mostrando l’umanità e i limiti della disumanità che circonda uno sport apparentemente pulito, ma che purtroppo è diventato col tempo un business.

 

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Un business che ha ucciso il pirata Pantani che voleva dimostrare che il doping non era una sua prerogativa, ma che tutti i suoi colleghi facevano uso di sostante dopanti. Una verità che l’ha ucciso o che almeno l’ha portato alla morte.

Un libro che si legge tutto d’un fiato e che va gustato dalla prima all’ultima pagina.


Per la prima foto, copyright: Markus Spiske su Unsplash.

Per la terza foto di Simone Pizzi, la fonte è qui.

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