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Il caso Bignardi-Di Battista. Che fine ha fatto il giornalismo?

Daria Bignardi, Alessandro Di BattistaA proposito del caso Bignardi-Di Battista tutti si sono espressi in un modo o nell’altro, tutti ben centrati sui personaggi, da Alessandro Di Battista a Daria Bignardi, passando per Rocco Casalino, fino ad Adriano Sofri. Il che è stato un modo per distrarre da una domanda che permea di sé la scena, pur restando la grande assente: che fine ha fatto il giornalismo? Perché ho l’impressione che di tutto si possa parlare tranne che di giornalismo. E sono proprio alcune dichiarazioni di Daria Bignardi, che riporterò tra poco, a lasciarmi questa sensazione.

Mi riferisco alla ormai famosa intervista di Daria Bignardi al deputato del MoVimento 5 Stelle Alessandro Di Battista, nella puntata della trasmissione Le invasioni barbariche andata in onda su La7 il 31 gennaio 2014.

Temo che molti interventi, come quelli apparsi su «Libero», «Il Giornale» e «Il Fatto Quotidiano», siano nati da un errore di fondo: giudicare la questione non sul piano tecnico, ma lasciandosi influenzare dai nomi in gioco. Per evitare di cadere in questa confusione tra persone e ruoli sociali, proverei ad analizzare la vicenda, cercando di fare astrazione dalle persone, perché ciò che conta non sono i nomi, ma i ruoli sociali ricoperti dagli attori, in funzione dei quali si sono (o sono stati) chiamati in causa.

 

 

Dramatis personae

Alessandro Di Battista, il Deputato.

Daria Bignardi, la Giornalista.

Corrado Augias, il Giornalista Ospite.

Rocco Casalino, il Responsabile della Comunicazione.

Adriano Sofri, il Giornalista e Suocero della Giornalista.

 

Comincio in medias res: secondo Carlo Freccero, ospite di Tv Talk su Rai3 il 08 febbraio 2014, l’intervista della Giornalista al Deputato sarebbe un esempio di giornalismo alla «Vanity Fair», perché porrebbe al centro il privato, mettendo in secondo piano l’aspetto pubblico.

L’unico modo per valutare la pertinenza di questa posizione è rivedere il video in cui la Giornalista intervista il Deputato. Riporto di seguito gli stralci incriminati.

 

Dal minuto 25.22:

Giornalista (G): «Non posso non parlarne perché è uscito su molti siti, se ne sta parlando tanto in rete. Avrà visto che oggi è uscita un'intervista fatta a suo padre, Vittorio Di Battista, dove suo padre si dice orgoglioso di dichiararsi fascista, di portare la camicia nera, di essere un camerata. È stato in imbarazzo per questa?»

Deputato (D): «Mio padre è mio padre e io sono io. È una persona onesta»

G: «Non è una cosa che la mette in imbarazzo?»

D: «Io sono sempre stato dall'altra parte, forse proprio per andare contro i genitori. Si fa questo, no? Per cui io sono un fan, sono sempre stato un fan, ho ricordato il Che, per esempio, in parlamento. Poi mio padre ha capito che Dio, patria e famiglia era uno slogan, come magari El pueblo unido jamás será vencido. E ci si trova in un movimento che mette davanti alle ideologie, magari vecchie, obsolete – io sono del '78, figuriamoci se mi va di parlare del fascismo – mette davanti le idee»

G: «Insomma per lei non è un problema questa...»

D: «Io sono fiero di essere figlio di mio padre, anche se magari lui ha le sue idee e io sono io»

G: «Però, lui, suo padre, che sa che lei era in politica, non poteva evitare di dire io sono fascista, io sono un camerata?»

D: «L'ho detto prima, questa sennò è censura. Diceva Montanelli, no chi lo diceva, forse Flaiano, che esistono due categorie di fascisti in Italia: i fascisti e gli antifascisti»

G: «E quando, se posso chiederglielo, quando lei era ragazzino, a scuola, la metteva in imbarazzo?»

D: «No, perché non se ne parlava. Pensavo ad altro, pensavo al calcio. Ma ribadisco: in parlamento ci sono io, non mio padre. Dovrei essere giudicato io»

 

Dal minuto 29.40:

G: «So che è stato anche un bravissimo catechista?»

D: «Come è riuscita a sapere questa cosa?»

G: «Cioè, questo la sconvolge. Il padre fascista no, ma catechista...»

D: «No, perché il padre, mio padre… sono notizie che magari escono, se ne parla. Del fatto che fossi catechista non l'avevo mai sentito»

G: «Beh avere un padre che dice io sono camerata, vado in giro con il distintivo fascista, non è...»

D: «Mio padre è in primis una persona onesta. Sì, sono stato catechista, perché ci credo»

 

Vorrei richiamare l’attenzione su due battute pronunciate dalla Giornalista:

«Non è una cosa che la mette in imbarazzo?»

«Però, lui, suo padre, che sa che lei era in politica non poteva evitare di dire io sono fascista, io sono un camerata?»

 

Purtroppo, l’opinione di Freccero è smentita dai fatti. L’attenzione della Giornalista è posta su un aspetto pubblico: le dichiarazioni del padre avrebbero dovuto imbarazzare il figlio per il ruolo pubblico che questi svolge nella collettività, cioè quello di deputato.

Dunque, non si è trattato di un’intervista alla «Vanity Fair», ma di un’intervista politica, che come tale va analizzata e presa in esame. Del resto, già qualche tempo fa, Gad Lerner aveva egregiamente messo in evidenza che si può fare politica parlando di questioni private, come i maglioncini di Massimo D’Alema. In quell’occasione, Lerner si riferiva ad Alfonso Signorini e a Kalispéra, la trasmissione condotta da quest’ultimo su Canale 5. L’articolo, pubblicato proprio su «Vanity Fair», era intitolato Kalispéra, la trasmissione più politica di Mediaset.

Ricapitolando, un giornalista viene accusato di fare politica perché parla di aspetti privati di un deputato, usandoli per mettere in ombra alcune posizioni. E l’accusa è lanciata su «Vanity Fair», cioè il giornale, sul quale, secondo Freccero, non si parlerebbe di politica.

Ho come il vago sospetto che Freccero, questa volta, sia partito da un presupposto errato: il privato non è politico, ribadendo come suo un principio che, quando richiamato da Berlusconi, è stato a dir poco demonizzato.

Direi che la Giornalista, sebbene con lo stesso tono che userebbe per intervistare un attore o una showgirl, ha effettivamente condotto un’intervista politica, nonostante l’escamotage di riportarla fuori da questioni politiche.

 

Dal minuto 10.05:

D: «Si occupano più di legge elettorale che di reddito di cittadinanza»

G: «Non è che non voglio farla parlare di queste cose»

D: «Però non gliene frega niente»

G: «Io vorrei approfittare di quest'incontro per conoscere meglio lei. Lo dico anche per lei, perché usi quest'occasione anche per farsi conoscere»

 

Comunque, grazie all’abilità della Giornalista, l’intervista è nata e si è sviluppata in modo molto cordiale. Al punto che il Deputato ha salutato con: «Se mi rinviterà, sarò lieto di tornare».

Ma, se l’incontro tra il Deputato e la Giornalista si è risolto con serenità, può apparire difficile capire le ragioni dell’intervento del Responsabile della Comunicazione per chiedere, in una lettera aperta alla Giornalista, quanto segue:

«Come sarebbe per te se ti invitassi a una trasmissione tv e le domande fossero: come si sente tuo figlio a scuola ad avere il nonno mandante di un assassino? Come è l'aver sposato il figlio di un assassino? E se insistessi su questa domanda come hai fatto tu per il padre ex fascista di Di Battista? E se dopo aver avuto te ospite invitassi uno scrittore che invece di parlare del suo libro raccontasse di cosa è stato Lotta Continua e di cosa pensa di te? E se questo scrittore utilizzasse il suo tempo non per parlare del suo libro ma per denigrare te che, oltretutto, saresti impossibilitata a difenderti? Tu penseresti che io sia stato corretto come conduttore o penseresti che questo invito sia stato una trappola ben orchestrata per far prevalere una idea e una tattica precostituita?»

 

L’aspetto è tecnico, in quanto il Responsabile della Comunicazione chiede come si sarebbe sentita la Giornalista all’interno di una trasmissione considerata come «una trappola ben orchestrata per far prevalere una idea e una tattica precostituita».E su quest’aspetto vorrei soffermarmi.

La Giornalista chiude l’intervista al Deputato con la domanda sul padre fascista, insistendo sulla sensazione di imbarazzo che questi dovrebbe provare e ribadendo «Cioè, questo la sconvolge. Il padre fascista no, ma catechista...», e apre l’incontro successivo con il Giornalista Ospite così:

 

Dal minuto 00.30:

G: «Mi commenta, se vuole, Alessandro Di Battista e quello che in questi giorni sta succedendo in parlamento?»

Giornalista Ospiste (GO): «Cara Daria, che le devo dire. Questo Di Battista è un uomo molto perbene. Mi ha colpito. Si vede che è stato catechista»

G: «Da cosa si vede?»

GO: «Si vede dalla semplicità alla quale riduce i problemi. Lei gli ha fatto delle domande anche complesse e lui ha risolto tutto in slogan»

 

Dal minuto 02.30:

GO: «Quello che a me preoccupa, e anche inquieta, anche dispiace, è vedere che tanti giovani, come Di Battista, che sono entrati in Parlamento, sinceramente animati dallo spirito di cambiare qualche cosa o molte cose, sono tenuti in frigorifero da una coppia di furbacchioni, mi permetta di definirli così, che li tengono lì»

G: «Quali pericoli vede?»

GO: «Guardi, Daria, quello che hanno fatto in questi giorni in Parlamento è squadrismo. Si chiama così. [..] Sa che è ancora peggio? Che è squadrismo inconsapevole»

 

Possiamo ritenere le posizioni del Responsabile della Comunicazione come del tutto infondate? Io faccio un po’ di fatica, considerando che il Giornalista Ospite, in più occasioni dal 2007, aveva espresso opinioni negative su Beppe Grillo e sul MoVimento 5 Stelle.

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Alessandro Di Battista, Daria BignardiInteressanti le risposte all’obiezione del Responsabile della Comunicazione da parte del Giornalista e Suocero della Giornalista e di quest’ultima.

Il primo si affida alla sua rubrica Piccola posta per scrivere che la Giornalista «aveva dato al deputato Di Battista l’occasione di ben figurare nel suo programma televisivo» e che, nonostante questo, le è stato chiesto «che cosa si provi a essere la moglie del figlio di un assassino».

La Giornalista, dopo dieci giorni, risponde con un lungo intervento sul suo blog, ospitato nelle pagine on line di «Vanity Fair» (è forse un caso che ritorni così spesso, o è il segno che la comunicazione politica ormai accade altrove?):

 

«In questo caso, basterebbe guardare l’intervista all’onorevole Di Battista del M5S per capire che era una buona intervista, dove tra l’altro lui aveva fatto una buona figura, e che i responsabili della sua comunicazione avrebbero dovuto esserne contenti. […] Penso spassionatamente che Di Battista abbia fatto una buona figura nel mio programma. Non giudico le sue idee e i suoi modi: a me interessa raccontare le persone. Le persone sono storie».

«Anche il fatto che l’intervistato successivo fosse Corrado Augias è stato un caso, la sua intervista era fissata da mesi, vivendo lui a Parigi, mentre quella al politico era stata decisa pochi giorni prima. Mica potevo mettere qualcuno tra Augias e il politico nel timore che il primo criticasse il secondo: questa sì sarebbe censura. E poi confesso di non averci nemmeno pensato, anche perché avevo invitato Augias per parlare del suo libro sulla Madonna».

 

Non posso frenarmi dal porre alcune domande e un’osservazione alla Giornalista:

  1. Dal momento che lei pone al centro della sua argomentazione l’ingiustizia dell’attacco subito perché, in fin dei conti, aveva fatto fare bella figura al Deputato, potrebbe dirci qual è il compito del giornalismo, in Italia? Far fare bella figura all’ospite?
  2. Anche ammesso che lei sia riuscita nel suo intento di far fare bella figura al Deputato intervistato, ritiene davvero che questo la ponga al di sopra di qualunque critica da parte del movimento politico di appartenenza del Deputato?
  3. Non crede di aver contribuito ad alimentare, con questa sua risposta, l’immagine del MoVimento 5 Stelle come dell’unico movimento che non si piega nemmeno ai giornalisti che offrono ai suoi deputati la possibilità di fare bella figura nelle loro trasmissioni?
  4. Un comportamento è onesto quando non solo è tale, ma anche quando lo appare. Credo alla sua buona fede nell’organizzazione della scaletta del programma e alla casualità dell’invito del Giornalista Ospite. Però, lei ritiene che la sua posizione possa apparire onesta quando la sua prima domanda al Giornalista Ospite è stata: «Mi commenta, se vuole, Alessandro Di Battista e quello che in questi giorni sta succedendo in Parlamento?», tenuto conto di quanto lo stesso aveva scritto su «La Repubblica» varie volte nel corso degli anni? E sono certo che i suoi autori le avranno fornito anche questi articoli, così come hanno fatto con le dichiarazioni di Vittorio Di Battista. A meno che, in questo caso, non siano stati negligenti, ma qui si entra in questioni di professionalità che esulano dalle competenze mie e di quest’articolo.

 

Allo stesso modo ho una domanda da porre al Responsabile della Comunicazione:

  1. Non ritiene di aver commesso un errore tecnico molto grave, chiamando in causa il Giornalista e Suocero della Giornalista, anziché soffermarsi solo sull’organizzazione della trasmissione? Nei fatti, ha dato ai suoi interlocutori la possibilità di spostare l’attenzione su un elemento marginale. Non è questo un errore grave per un Responsabile della Comunicazione?

 

E, infine, una domanda al Deputato:

  1. Ritiene ancora che «la televisione è facile. Vieni qua, dici le tue cose e le persone da casa ti credono» (minuto 06.20 del video della sua intervista)?

 

Chiudo, scusandomi con tutti per averli citati con un ruolo e non con il loro nome. Non è un tentativo di spersonalizzazione, ma credo che spesso, in casi come questi, ci si lasci con facilità fuorviare dai nomi e dalle simpatie personali. Ho voluto prendere le distanze da me stesso, dalla mia stima per Augias, dalla simpatia, anche professionale, per Bignardi e le sue trasmissioni, dalle mie idee su Adriano Sofri, dalla considerazione, di certo non positiva, che ho per Rocco Casalino, e anche dalle mie idee politiche.

Un tentativo che costa fatica, e spero di esserci riuscito. Perché su un punto Daria Bignardi ha ragione: «Molto spesso le notizie, già nate distorte, passano di media in media senza che nessuno si dia la briga di andare a verificarle, e a volte arrivano al lettore o all’ascoltatore totalmente distorte, come in un telefono senza fili impazzito».

Ecco, qui, non ho dato voce a notizie, ma ho riportato stralci delle interviste e documenti redatti dagli stessi attori in causa. Eppure, molti aspetti restano irrisolti. Sarebbe un grande passo avanti se questo mio intervento potesse contribuire ad aprire alla chiarezza. Almeno un po’.

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