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“Il canto delle manere” di Mauro Corona

Mauro Corona, Il canto delle manereIl canto delle manere (Mondadori, 2009) è un libro “storto, per riprendere un'espressione di Mauro Corona. È storto per il registro friulano adottato dall'autore, che fa sentire un po' scomodo il lettore; per la storia narrata, che descrive il mestiere dei boscaioli facendoci esplorare i meandri di un ambiente e di un'attività sconosciuti, pericolosi e faticosi.

È storto perché lo è il protagonista della storia: un antieroe, un uomo che pur avendo testa, cuore e coraggio, si butta via e getta via con se stesso gli affetti importanti della sua vita. Santo Corona è il protagonista di questa storia cattiva. Nasce ad Erto, paese del Friuli circondato da crode lunghe e affilate come lapis che si stagliano nel cielo. Sotto di esse il Vajont rugge e sbuffa tra le vallate ricche di boschi che danno sostentamento alla popolazione di quel paese abbarbicato nella roccia. Quelle valli, però, sono difficili, appartengono a un territorio inospitale, aspro, impervio. Gli uomini per sopravvivere devono lottare contro una natura caparbia e ostile, come sono loro stessi. I mestieri degli abitanti sono “tirar di manera” (usare l'ascia, tagliare gli alberi) e falciare. Ma soprattutto tagliare gli alberi. Un lavoro difficile, fisicamente duro e che richiede destrezza, buoni riflessi e prudenza. Santo è discendente di una generazione di boscaioli e lui stesso è diventato, a sua volta, un boscaiolo eccellente. Orfano, è stato allevato dai nonni e preso sotto l'ala protettrice dello zio, Augusto Peron, esperto di manera e della vita. Santo cresce sotto la guida dalla pratica saggezza del nonno, uomo severo ma buono, e la coraggiosa temerarietà dello zio, che insegna al ragazzo la destrezza nella manera, ma anche lo spirito di competizione e l'ambizione. Il giovane diventa uomo, affronta il dolore per la perdita delle persone care, conosce il seme dell'odio e della vendetta, ma anche la passione della carne, l'affronto del tradimento e la gelosia che lo conduce a macchiarsi di un delitto che perseguiterà la sua coscienza per tutta la vita. Scappa in Austria e lì si ricostruisce una vita, riprende la sua professione di boscaiolo, riesce col tempo ad affermarsi, a fare società con altri amici del mestiere, diventa ricco, spietato verso quella stessa natura per la quale gli è stato impartito il rispetto. Ama ancora e ancora subisce un ennesimo tradimento che acuisce la sua rabbia e il suo rancore verso la vita e il destino. Santo sperimenta, tuttavia, anche la conoscenza del mondo intellettuale attraverso l'amicizia di uomini che hanno dedicato la vita alla cultura e all'arte. Uno in particolare, il famoso scrittore Hugo Von Hofmannsthal, gli insegna a leggere il tedesco e lo arricchisce spiritualmente.

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Mauro CoronaIl canto delle manere racconta la storia malinconica di un uomo che ha deciso le rotte del proprio destino, facendosi guidare dalle proprie incontrovertibili convinzioni, rese ancora più ferree dal suo carattere difficile e ostinato, come le cime che lo hanno visto nascere e crescere. Ha difeso strenuamente le idee che aveva di se stesso, della sua vita e delle persone che lo circondavano, senza mai metterle in discussione. Avrebbe potuto perdonare, capire e finalmente elevarsi per dare un valore ai proprio errori, ma non l'ha fatto. Santo è un uomo senza clemenza per se stesso e per gli altri. Un uomo che non ha saputo amare totalmente, e che per questo è stato tradito.

Santo Corona è, in definitiva, un uomo che non ha imparato. Tuttavia questo romanzo è anche qualcosa di più: è una penna lieve che racconta, oltre la meschinità, l'odio, il rancore, la passione e le bassezze dell'animo umano, anche l'onestà, la semplicità e il coraggio della povera gente, costretta dall'asperità del territorio a sopravvivere con i mezzi che aveva a disposizione. Il canto delle manere racconta anche di stellate «che pareva[no] secchiate di mirtilli luminosi buttati nel cielo», di notti animate dal canto degli animali notturni, di prati che risplendono del colore dei bottondori, di venti che giocano con le foglie. Parla del rumore della neve che si posa, di piccole storie drammatiche o struggenti di tanti personaggi minori come Bonaventura Selchi, detto Venturin, che non dormiva durante le gelide notti d'inverno, ma ascoltava gli alberi cadere morti di freddo, per poi raccoglierli pietoso. Parla dell'amore consumato su una radura magica che donava agli amanti solo bei sogni. Il canto delle manere si riassume nel biglietto lasciato a Santo dal suo amico scrittore Hugo Von Hofmannsthal: «La causa sta in una profondità infinita, negli abissi del carattere e del destino. Tutto dobbiamo capire».

 

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