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“Il cacciatore” di Clive Cussler

Il cacciatoreEra soltanto l'agosto scorso quando scrissi un articolo su un libro chiamato I cancelli dell'inferno, guarnito con un preambolo in cui invitavo i professori ad avvicinare alla lettura i più giovani con libri che soprattutto li divertano. Il libro sopracitato era di Clive Cussler come quello che mi accingo a recensire. Chiuso il volume mi sono fatto due domande: in virtù di ciò che avevo scritto, mi sono chiesto, in primis, se questa storia fosse adatta ad un ragazzo di 15 anni e, in secundis, se questo racconto di avventura fosse un libro consigliabile a tutti. La prima risposta è giunta immediatamente ed era positiva. Un giovane che si avvicina ad una delle sue prima letture cerca, a mio parere, il puro intrattenimento, una continuità con il resto del mondo dell'entertainment che lo circonda. Ogni volta che parlo dell'argomento “giovani e letteratura” mi viene in mente quella campagna ironica (ma purtroppo non così tanto) che difende il congiuntivo dall'estinzione. Per salvaguardare questo modo verbale, una vignetta recita così “In Italia ogni 5 secondi un congiuntivo muore. Ma tu puoi salvarlo. Basta un libro, un giornale, un fumetto. Leggi qualcosa, capra di m***a”. Al di là della battuta, assistiamo ogni giorno ad una evoluzione della scrittura che si riflette per la maggior parte nei social network o nei linguaggi da sms. In alcuni casi c'è un impoverimento della lingua italiana e dei suoi meccanismi che lascia spazio a libere interpretazioni e nuove espressioni. Quindi, secondo me, meglio sempre e comunque un libro scritto in italiano che nessun libro. Qui si apre però un dibattito che è risolto dal secondo quesito che mi ero posto e al quale ho dato un “no” secco e lungo come quello che urlerebbe un uomo cadendo in un profondo burrone.

Caro Cussler, mi hai intrattenuto durante lunghi viaggi e soggiorni in spiaggia, mi hai spiegato cosa succede ad un uomo se rimane senza ossigeno a quaranta metri di profondità sott'acqua o come salvarsi in una distesa ghiacciata dell'Artico con solo un maglioncino di lana e un apribottiglie, mi hai fatto visitare alcuni fra i posti più irraggiungibili dall'uomo. Perché ora mi stai facendo del male con questi tuoi nuovi libri? Perché devi per forza uscire con un libro ogni sei mesi, scritto a volte con parenti ed amici, quando magari potresti rileggerli e capire che forse avresti potuto scrivere di meglio? E soprattutto: perché io continuo a volermi male?

In questo libro viene accantonato tutto il filone che ha accompagnato finora lo scrittore. Via Dirk Pitt, via la NUMA e via anche i nuovi personaggi collegati a questi due elementi.

La storia è ambientata nei primi anni del Novecento dove si muove un ladro di banche sanguinario che, oltre rubare tutti i salari dei minatori, uccide chiunque lo incroci durante una rapina. Alle sue calcagna arriva il protagonista, Isaac Bell, un detective milionario che ha abbandonato il lavoro nella banca di famiglia per la vita avventurosa delle indagini. Già il fatto che la decisione di un protagonista ricchissimo, è un modo solo per inserire una macchina da corsa costosissima nella storia, mi fa storcere il naso. Buon Clive, il giocattolo che per tanti anni hai usato per raccontarci le tue storie, qui si è rotto. Persino le didascaliche spiegazioni che mi sono sempre piaciute tanto e che ho utilizzato spesso alle cene fra amici risultano artificiali e inserite male. La storia d'amore fra Bell e una segretaria coinvolta nelle indagini ha un corso così veloce da far impallidire Dylan Dog, che dopo quindici pagine si è già portato a letto la cliente, e anche me (non nel senso che ho avuto una tresca con il caro indagatore dell'incubo, ma che sono rimasto sconvolto). Sperando che non me ne vogliate, vi anticipo un evento del libro che è anche un pezzo di storia americana moderna, ovvero il terremoto del 18 aprile 1906 che distrusse San Francisco. Senza spiegarvi la trama, ad un certo punto il nostro detective si ritrova a San Francisco in quella notte tragica e sta per acciuffare il killer. La calamità naturale viene inserita in questo contesto, ma non porta nessun supporto alla storia. Parte una mielosa serie di vicende che fa vedere quanto è bravo Bell che salva la gente dalle case crollate, di quanto è misericordioso Bell e di quanto tempo sta perdendo Bell mentre il ladro comodamente prepara le valigie con i soldi, sceglie la cravatta con cui uscire, porta fuori il cane a fare la pipì e poi scappa in tranquillità. È veramente inserita in maniera incontrollata e addirittura rovina il poco di bello che rimaneva nella storia.

Clive, amico mio, lascia che te lo dica uno che tanto ti ha amato e che come nelle migliori storie d'amore (non come la tua ultima descritta) continuerà ad amarti: lascia stare. Torna a scoprire tesori, a recuperare relitti con l'agenzia che hai creato. Prenditi una pausa, fai un film, un documentario, ma smettila di scrivere. Non hai molto da dire in questo momento e mi stai annoiando.

Tuo per sempre, Jacopo.

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