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I sessant’anni de “La donna che visse due volte”

I sessant’anni de “La donna che visse due volte”Il 9 maggio 1958, nei cinema americani, veniva distribuito Vertigo, un film che, nonostante la tiepida accoglienza iniziale, era destinato a essere apprezzato a lungo da critica e pubblico. Questo film, tratto dal romanzo francese D’entre les mortes degli autori Pierre Boileau e Thomas Nrcejac, diretto dal maestro del brivido Alfred Hitchcock, giunse in Italia con un titolo completamente diverso: La donna che visse due volte. In Italia perciò il tema della vertigine passò in secondo piano favorendo invece un altro tema caro al regista, quello del doppio, e mettendo in risalto la figura femminile interpretata dall’affascinante Kim Novak.

La donna che visse due volte quest’anno compie sessant’anni e non è in dubbio il fatto che se li porti benissimo. Difatti il film fu ampiamente rivalutato negli anni Sessanta e ancora oggi è tra i più celebri e apprezzati del regista ma anche oggetto di studio da parte degli appassionati della settima arte. La pellicola inoltre nel 1997 ha subito un restyle che ha permesso il recupero del 90% del sonoro originale. Insomma oggi risulta più che mai in forma smagliante! Ma qual è il segreto di tanto successo?

In primo luogo possiamo rintracciare la sostanza del film nelle parole che Hitchcock espresse nella sua famosa intervista al critico cinematografico – nonché uno dei più grandi registi della nouvelle vague francese–- Francois Truffaut. Alla domanda «Alcuni film come Notorious, Vertigo, Psycho assomigliano a dei sogni [...] Lei è d’accordo che c’è davvero un lato onirico nei suoi film?», Hitchcock rispose: «Sono sogni a occhi aperti».

La donna che visse due volte dunque è fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni. E a proposito di sogni, il delirio onirico del protagonista rimanda a un altro capolavoro del regista: Io ti salverò. Lì Hitchcock indagava la mente umana attraverso il sogno, per di più strutturato grazie all’estro creativo di Salvador Dalì.

 

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Anche qui Scottie condensa tutte le sue paure e le sue angosce nell’incubo, spartiacque tra le due parti del film e perfetto luogo della mente del protagonista. Il personaggio interpretato da James Stewart, all’inizio, è profondamente segnato dalla morte del collega poliziotto, precipitato nel vuoto da un palazzo, davanti ai suoi occhi. Successivamente, una vecchia conoscenza, Gavin Elster, lo ingaggia per pedinare la moglie Madeleine. Il personaggio di Kim Novak è ossessionato dalla figura della bisnonna Carlotta Valdés, nella quale si identifica al punto da suicidarsi, proprio come lei, lanciandosi nel vuoto e senza che il povero Scottie, terrorizzato dall’altezza, possa raggiungerla per salvarla. È proprio la sua paura della vertigine a spingere lo spregevole Gavin Elster ad assumerlo, al fine di sbarazzarsi della moglie. Ma nulla è come sembra. Vedere per credere.

I sessant’anni de “La donna che visse due volte”

L’ignaro Scottie è spettatore affascinato mentre pedina la splendida Kim Novak per le strade di San Francisco e piano piano si innamora di lei. Lo spettatore vero e proprio segue, attraverso il suo sguardo, cioè a dire lo sguardo dell’alter-ego dello spettatore stesso, le emozioni del protagonista: la paura della vertigine magistralmente ricreata attraverso “l’effetto vertigine” della macchina da presa, l’apprensione per la donna quando si getta nella baia, il sentimento crescente che lo spinge verso di lei. Lo spettatore e il protagonista si identificano l’uno nell’altro per gran parte del film, finché l’autore non concede allo spettatore quell’elemento in più, quella rivelazione che oltre a introdurre il già citato tema del doppio, cambierà tutta la percezione avuta fino a quel punto, lasciando il protagonista solo nel buio. Ma ripeto, vedere per credere.

A sessant’anni dall’uscita di questo film, uno dei modi più interessanti per omaggiarlo, oltre che rivederlo e riapprezzarlo di nuovo, è quello di immergersi nelle sue atmosfere. Vertigo è uno di quei film che si prestano a uno sguardo particolare “dall’interno”. Il critico letterario Fredric Jameson nel suo Firme del visibile: Hitchcock, Kubrick, Antonioni afferma: «Uno degli aspetti del suo lavoro che per me è importante è la relazione intima tra il cinema americano e i luoghi o la dimensione urbana». Egli sottolinea l’importanza che hanno le città in film come Gli uccelli, con la sua piccola e californiana cittadina di pescatori Bodega Bay, o come Psycho, con la sua Phoenix, ma anche luoghi specifici come il Royal Albert Hall in L’uomo che sapeva troppo o il monte Rushmore in Intrigo internazionale. Jameson aggiunge «e io mi sono dilungato con gli esempi su San Francisco perché è proprio quel materiale che viene mobilitato nel suo ultimo film, Complotto di famiglia, una delle due grandi evocazioni hitchcockiane della città (l’altra è ovviamente, La donna che visse due volte del 1958)».

Ed è proprio nella San Francisco del 1958 che si può passeggiare a sessant’anni dal film perché in fondo i luoghi non sono cambiati poi molto e le atmosfere sono sempre quelle immortalate dal regista. Allora non resta che dedicarsi “all’occupazione” di Scottie cioè “andare un po’ in giro” magari in compagnia perché  da soli si può andare in giro, in due si va sempre da qualche parte”. Ed è percorrendo la strada più tortuoso del mondo, la famosa Lombard Street che si giunge al civico 900, la casa del nostro James Stewart. Certo, oggi il portoncino non è più rosso acceso, anche le mura hanno subito una bella rinfrescata mentre una cancellata ne ha un po’ modificato la facciata ma il paesaggio è sempre quello che si vede nel film, con le strade che salgono e scendono giù verso la baia e la Coit Tower sullo sfondo.

Uno dei luoghi più suggestivi del nostro viaggio sulle orme de La donna che visse due volte è sicuramente Fort Point. È proprio lì che sotto al maestoso Golden Gate Bridge, Madeleine tenta di togliersi la vita gettandosi nella baia. La baia, splendida come appare nel film, è ancora oggi imperniata dei colori e delle atmosfere create da Hitchcock, tanto che ci si può aspettare da un momento all’altro che Scottie arrivi in soccorso della giovane aspirante suicida.

I sessant’anni de “La donna che visse due volte”

Nel quartiere Mission c’è invece l’edificio più antico della città, sopravvissuto al terribile terremoto del 1906, nonché unica missione spagnola californiana originale, la Mission Dolores. Oltre a essere un luogo di particolare interesse storico, con il suo soffitto di sequoie e il suo indiscutibile fascino, è anche un’altra immancabile location del film. Nel piccolo cimitero all’interno del cortile della missione c’è la tomba della bisnonna Carlotta Valdès ed è qui che Madeleine si reca mentre viene pedinata da Scottie. Anche questo luogo è rimasto praticamente immutato, dalla vegetazione che si inerpica sui muri ai fiori rossi e arancio che spuntano qua e là, dalla basilica di San Francesco (costruita sul modello della basilica di Assisi) che si erge dietro alla testa di James Stewart, alle pietre tombali dei primi missionari.

Il museo della Legione d’Onore, dove è esposto il quadro di Carlotta Valdès e dove il regista indugia sullo chignon di Kim Novak, richiamando quel motivo della spirale e della vertigine che viene riproposto per tutto il film; il Palazzo delle Belle Arti; la Coit Tower con la sua splendida vista della città. Questi sono alcuni dei luoghi simbolo di San Francisco che diventano parte integrante della storia. Questa fusione con la narrazione fa sì che San Francisco diventi protagonista tanto quanto lo è New York nei film di Woody Allen o Roma in quelli di Fellini.

 

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Il nostro omaggio a La donna che visse due volte però si conclude fuori da San Francisco, in altri luoghi simbolo del film che però non si trovano all’interno della città. Noleggiamo l’auto e ci lasciamo trasportare verso sud. Nella contea di Monterey c’è una strada panoramica lunga appena 17 miglia, la 17-Mile Drive. È qui che Scottie e Madeleine si lasciano andare a un bacio appassionato, sulla scogliera di Cypress Point con alle spalle l’Oceano Pacifico che si infrange con forza. Qui Scottie promette a Madeleine che la proteggerà ma la promessa si infrangerà proprio come quelle onde, nell’ultima location del nostro viaggio: la missione spagnola di San Juan Bautista, a circa 150 km a sud di San Francisco. È qui, sulla torre del campanile, che si consuma l’ultimo atto del film ed è qui che concludiamo il nostro omaggio a La donna che visse due volte e ai suoi sessant’anni di successi.

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