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“I segreti di Juniper Lane” di Cammie McGovern

“I segreti di Juniper Lane” – Cammie McGovern

“I segreti di Juniper Lane”, di Cammie McGovern, edito Garzanti, è un libro così raffinato e allo stesso tempo forte, d‘impatto, da non lasciare al lettore alcuna tregua: pagina dopo pagina, la scrittura limpida e gentile della McGovern trascina in un vortice di misteri, segreti, indizi ben nascosti, continui colpi di scena e un numero infinito di falsità.

Un universo complesso e sfaccettato che ha il proprio fulcro nell’ipocrita e perbenista provincia americana, quei minuscoli quartieri suburbani nati per riprodurre artificialmente la vita di un’idilliaca cittadina, che in realtà sono crogiolo di bugie e finzioni, messe in scena abilmente costruite per occultare tutto ciò che non deve essere detto, ciò che non può esser detto.

È questo il mondo che accoglie Betsy Treading – ex bibliotecaria accusata dell’omicidio di un’odiosa quanto eccentrica vicina – alla sua uccisa dal carcere; Juniper Lane è straordinariamente somigliante – sia per l’assonanza del nome che per il reticolo di segreti che lo avvolge come la tela di un ragno – a Wisteria Lane, il quartiere residenziale immaginario in cui vivono le casalinghe del telefilm americano “Desperate Housewives”, tuttavia le somiglianze tra libro e fiction finiscono qui: nel romanzo, infatti, non c’è traccia dell’ironia tragi-comica che ha fatto la fortuna di quel telefilm, né le tematiche vengono trattate con la stessa leggerezza.

“I segreti di Juniper Lane” è un giallo ibrido, a tratti estremamente inquietante, il cui maggior pregio è la maestria con cui l’autrice riesce a svelare gli indizi necessari alla risoluzione dell’intricato rompicapo che è l’assassinio di Linda Sue, donna sola e disinibita, sincera e anticonformista fino alle estreme conseguenze: lentamente, uno per uno, svelando solo il necessario perché la curiosità del lettore aumenti sempre più, lasciandogli intuire che la superficie appena increspata del microcosmo che è Juniper Lane nasconde ben più di ciò che egli immagina. Ben peggio, con ogni probabilità.

Le vicende di Betsy, dell’ex-marito Paul, di Marianne – la vicina che la ospita all’uscita dal carcere – di suo marito e della problematica figlia Trish, i segreti della defunta Linda Sue e del suo amante Geoffrey, scrittore fallito, scappato via da Juniper Lane come un ladro dopo la morte di Linda, sono solo il riflesso di ciò che si nasconde più in profondità, come la superficie ghiacciata di un lago, sotto la quale si agitano acque torbide e profonde.

Fortissima la critica sociale che traspare dalle pagine del romanzo, i cui personaggi sono caratterizzati in maniera magistrale, talmente complessi e incomprensibili da sfiorare l’essenza della natura umana: la follia insita in ognuno di noi, le parti oscure che siamo costretti a celare – per via della società, della famiglia, dei pericoli e degli sguardi cui ci esporrebbero –, i desideri frustrati, l’istinto materno che diventa ossessione e la confusione dei sentimenti, amicizia, tenerezza, amore e odio che si fondono, i confini così labili da non esistere nemmeno.

Altro argomento centrale del libro è la malattia mentale, trattata con delicatezza e sincerità, in maniera molto realistica; Cammie McGovern esplora le più zone buie della mente senza timore di guardare, di dire, di spiegare: a tratti la sua scrittura è spudoratamente audace, a tratti invece è ermetica, implicita, e lascia il lettore in balìa dei dubbi e dello sconcerto.

Per tutta la narrazione, si ha l’impressione di essere guidati passo per passo da una mano invisibile nel tortuoso percorso che l’autrice ha scelto per noi. Il romanzo culmina in un finale amaro e ampiamente prevedibile, che però il lettore non riesce ad acciuffare fino all’ultimo capitolo, quando se lo trova davanti in tutta la sua sconcertante banalità e non capisce come abbia fatto a non accorgersene prima, visto che gli indizi – seppur sapientemente occultati – ce li aveva sotto gli occhi. Un ottimo romanzo, un bel giallo, ma anche un libro che fa riflettere come pochi.

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