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I ricordi felici, un antidoto ai fantasmi del passato. “Gli ultimi giorni di agosto” di Massimo Bocchiola

I ricordi felici, un antidoto ai fantasmi del passato. “Gli ultimi giorni di agosto” di Massimo BocchiolaUn uomo solo in una casa vuota, disteso su un letto di una stanza in cui lo specchio di un grande armadio riflette un pergolato ornato di fiori e rampicanti. L’immagine che arriva dalle prime pagine del romanzo Gli ultimi giorni di agosto (Il Saggiatore, 2018) di Massimo Bocchiola è silenziosa, ma in realtà a infrangere quella pace c’è un rumore: è quello dei passi scricchiolanti dei fantasmi di un passato sbriciolatosi velocemente come l’avvicendarsi delle stagioni. Da quel frastuono che irrompe e invade la mente, ci si può proteggere frugando nella propria memoria e pescando tra i ricordi per tentare di trattenere solo quelli felici, come unico antidoto a un tempo che espelle dalla sua bocca residui di ciò che non ci appartiene più.

«Fuori dal corpo steso, gli avanzi della sua vita sono disseminati come scarti esigui (fibre, crosticine, denti da latte) nel velo – asciutto da aggricciare le dita – dei fazzoletti di carta che usa come segnalibri.»

 

Sono attimi, piccoli eventi apparentemente insignificanti, o frammenti di vita, gli elementi costitutivi del palliativo ai demoni, reali o frutto della mente di quella figura che, con la consapevolezza della sua vecchiaia, non si rassegna a considerarla l’inverno della sua esistenza, ma preferisce paragonarla agli ultimi giorni di agosto, gli stessi che precedono i raccolti e sono carichi di speranza perché, con l’arrivo di settembre, tutto si rimette in moto e i sogni di cambiamento si aprono un varco sulla strada della realtà.

«Perché in verità, nella campagna dove siamo cresciuti come sui colli dove ora passiamo l’estate, la fine di questa porta con sé un benessere e un senso di rigenerazione. Forse perché periodo dei raccolti che danno senso al lavoro di tutto l’anno? […]

Comunque sia, mai come ora la luce del crepuscolo esalta i fiori ancora ricchi di colore vitale. Ma se è così, quale declino si troverà mai nella fine di agosto? Salvo annate precoci, è il periodo che i raccolti li precede: dunque è votato a ferocia giovanile e speranza.»

 

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A fare da sfondo al viaggio tra i ricordi e i sogni di questa ombra è la sua casa di famiglia, ubicata sulle colline della Bassa Padana e oggetto di una recente vendita che ha riportato alla luce anche paure, immagini infantili e adolescenziali perse tra la polvere della memoria, risentimenti e legami, a volte segnati da perdite e fratture. 

Il racconto si dipana come un insieme di flash che portano il lettore nelle stanze della vita di quest’uomo, rendendolo uno spettatore di scene in cui si intrecciano le gioie di passeggiate in bicicletta, l’adrenalina condivisa con gli amici di infanzia nella sfida contro la corrente di un canale artificiale, la felicità adolescenziale del primo amore, le attese in macchina di un padre medico considerato capace di guarire tutti i guasti del corpo umano; e poi i dolori di morti premature, di relazioni segnate da parole non dette e allontanamenti forzati, la paura di animali reali o fantastici, la nostalgia per la bellezza femminile quale simbolo della gioventù e della passione del corpo, la sensazione di lentezza dettata dalla pioggia caduta in una giornata di luglio e tutti i dettagli che restano così scolpiti nella mente da sembrare figli del presente.

«E, col rosso di sera, scioglieranno la paura e la beatitudine taciuta di un giorno in cui il tempo non voleva passare.

E la figura di un uomo che nella dispersione del bel tempo incontravamo solamente ai pasti, da solo al tavolo o con una signora. E invece in questo giorno segregato sembra apparire ovunque, anche se non è la sua faccia che ci ricorderemo, ma il bianco del vestito, le scarpe morbide e la sigaretta: che è corta e ovale e sempre accesa, sempre.»

I ricordi felici, un antidoto ai fantasmi del passato. “Gli ultimi giorni di agosto” di Massimo Bocchiola

Tutta la narrazione è avvolta da un’atmosfera surreale, anche quando l’autore srotola i fili di episodi che, all’apparenza banali, si rivelano l’antidoto che rende meno grevi i passi dei fantasmi che abitano quella casa e il passato di quell’uomo: è proprio tra gli interstizi della semplicità che infatti la penna dello scrittore posa la mano della felicità, tra le memorie di viaggi, di sensazioni maliziose suscitate dal corpo e dalla vista di esso e di un tifo sportivo che porta con sé speranza, rassicurazione e momenti di incontenibile gioia.

È una scatola onirica e memoriale allo stesso tempo quella in cui il protagonista si getta e nuota, in balia dei suoi pensieri e senza una direzione precisa, perché come scrive l’autore stesso:

«Una ragione trascurata per cui possiamo vivere la vita come i sogni è che da un solo filo, per quanto esile, sentiamo il bisogno di tessere una tela. Sogniamo i nostri sogni incoerenti, viviamo i nostri momenti slegati e ci studiamo di dare loro un ordine convenzionale, come se vita dovesse essere storia; come, soprattutto, se non potesse essere niente di meglio che una storia, come se esserlo avesse qualche valore.»

 

Probabilmente è tutto ciò a rendere l’intera opera così frammentaria da ingenerare nel lettore disorientamento e confusione, soprattutto allorché la linea di demarcazione tra la veridicità degli avvenimenti e i deliri del protagonista appare alquanto difficile da individuare, facendo precipitare la lettura in un labirinto di domande e caricando di una forza crescente il desiderio di abbandonare quelle pagine.

La biografia si unisce spesso a citazioni e riferimenti al mondo letterario, poetico, musicale e cinematografico – da Herman Melville a Stefan Zweig, da B.S. Johnson a Henry James, da Robert Creeley ad Aleksandr Sergeevič Puškin, da Edgar Allan Poe a Wystan Hugh Auden, da Peter Fleischmann a Werner Herzog, da Volker Schlöndorff a Paul Wegener, da Iry LeJeune a Django Reinhardt, solo per citare alcuni esempi – soffermandosi in maniera a volte eccessiva sull’analisi di trame, personaggi e dettagli di vita degli artisti, distogliendo in questo modo l’attenzione del lettore dal filo conduttore del racconto. Se da una parte, infatti, la presenza di questi richiami è apprezzabile quale fonte di scoperta per coloro che, dei mondi sopracitati, conoscono ben poco, dall’altra, rischia di apparire più come l’espressione di un’ostentazione di sapienza che come un elemento essenziale all’intera struttura del romanzo.

I ricordi felici, un antidoto ai fantasmi del passato. “Gli ultimi giorni di agosto” di Massimo Bocchiola

E non bastano i titoli e la divisione dell’opera in due parti, febbri e antidoti, a fornire indizi chiarificatori della narrazione, espressa con un linguaggio forbito e uno stile che, a tratti, si rivela filosofeggiante e lirico. Ciò non è un demerito, ma contribuisce a restringe il campo dei potenziali lettori, rendendo il libro più adatto a menti raffinate e in grado di cogliere la sottigliezza dei rimandi e delle riflessioni profonde che li accompagnano.

 

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Resta, a conclusione della lettura, una strana sensazione di incompiutezza, come se ci si trovasse di fronte a una mutilazione narrativa volontaria. Perfino la riflessione finale non basta a sciogliere i nodi di tutto il percorso di immagini, parole, riferimenti, rendendo concreta l’idea di risfogliare le pagine e immergersi nuovamente tra le righe; e solo allora alcuni passaggi appaiono nel loro significato più intimo e i racconti frammentati, seppur conservando la loro enigmaticità, diventano più comprensibili quali parti essenziali di un tutto.

Quel tutto è la vita – di quell’ombra distesa, di quell’uomo, di ognuno di noi – di cui, come per il libro, se ne comprende il senso solo quando la si ripercorre a ritroso e si guardano in faccia i demoni, i fantasmi che fino a quel momento non si aveva avuto il coraggio di affrontare; e che invece, quando l’esistenza è più vicina alla notte, fanno meno paura perché una scelta è finalmente possibile: tra i ricordi che la vecchiaia riconsegna all’uomo, come il mare restituisce le scorie che ha accolto per anni, si può decidere di raccogliere e trattenere tra le proprie mani solo i residui di felicità.

Questo atto di differenziazione della memoria rappresenta l’unico antidoto al passato perché il tempo è una creatura che può guardare unicamente davanti a sé, senza mai potersi voltare indietro.


Per la prima foto, copyright: Raphael Schaller.

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