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“I promessi sposi” è un romanzo meraviglioso. Parola di Marcello Fois

“I promessi sposi” è un romanzo meraviglioso. Parola di Marcello FoisQuando la grande maggioranza di noi pensa a Manzoni e ai Promessi sposi vengono alla mente ore infinite con la testa sul banco ad ascoltare un professore, vecchio o giovane che sia, che – quando va bene con passione, quando va male annoiato lui stesso – legge la storia di due poveracci che non riescono a sposarsi. Tornano alla mente insopportabili fatiche spese per tenere gli occhi aperti, per tentare di seguire un filo che sembra spezzarsi a ogni nuovo paragrafo. Periodi così lunghi che ti fanno perdere l’orientamento. Io stesso mi sono innamorato dell’opera soltanto quando sono passato dall’altra parte della cattedra. Non so quale sia la ragione, eppure, quando tra le mani mi è finito l’ultimo libro dello scrittore di lungo corso Marcello FoisRenzo, Lucia e io. Perché, per me, I Promessi Sposi è un romanzo meraviglioso (Add editore 2018) – in qualche modo ogni tassello è andato al suo posto. Un libro che è una chiave, che è una guida ma anche una compagnia. Olio nella serratura, permette di aprire I promessi sposi con meno timore. Ed è inevitabile che parlando di Manzoni finisca per parlare della scuola e del suo ruolo nella società, di cosa significhi “classico”, finisca per raccontare l’Italia e per parlare di noi, dei nostri vizi e delle nostre virtù, per quanto spesso il rapporto tra questi risulti sbilanciato.

 

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Innumerevoli sono gli spunti di riflessione a cui Renzo, Lucia e io spinge noi lettori. Prima di tutto, come Fois ricorda già nelle prime pagine, quando diciamo che la scuola deve essere “divertente” non intendiamo che deve far ridere ma che deve aiutare lo studente a farsi un’idea propria delle cose, a «misurare l’area in cui l’informazione che si è appena ricevuta può esercitare un potere comunicativo nella vita di tutti i giorni». «Divertirsi, sotto certi aspetti, significa fare propria una nozione e renderla organica: mangiarla, masticarla, digerirla, evacuarla». Allora si chiarisce la funzione dei Promessi sposi: «il punto non è che piaccia, ma che ‘diverta’, che racconti cioè nell’ordine: che nazione siamo, che lingua parliamo, che cos’è un classico, fino a che punto ci conosciamo». Fois indaga le origini della classicità del romanzo di Manzoni, rintracciandole nei poemi omerici, nella Commedia dantesca, nell’Avaro di Molière, nel Mercante di Venezia di Shakespeare, solo per fare alcuni nomi. Un’opera che va oltre se stessa, che, come i suoi protagonisti, combatte per un mondo nuovo senza nemmeno saperlo.

“I promessi sposi” è un romanzo meraviglioso. Parola di Marcello Fois

Attraverso l’utilizzo di esempi tratti dal mondo dell’arte e della musica, Fois è riuscito a creare un racconto-saggio che avvolge il lettore in un turbine di informazioni, citazioni, richiami, parallelismi, collegamenti che fissano il Manzoni nella storia, non solo della letteratura, ma della cultura. Padre e figlio, ricettore e produttore, italiano prima dell’Italia, moderno prima della modernità, Manzoni è stato capace di trasformare i luoghi personali in luoghi comuni e i nomi propri in nomi comuni. Questo matrimonio non s’ha da fare! e La sventurata rispose, due luoghi comuni tra i tanti. Perpetua, un nome tra tutti.

“I promessi sposi” è un romanzo meraviglioso. Parola di Marcello Fois

Ma è la dimessa Lucia che forse più fra tutti spicca nel racconto di Fois, quella Lucia che si rivela determinata e coraggiosa. Un personaggio estremamente moderno che, nel ricordare che quello che le è capitato non se l’era affatto cercato, tocca una questione attualissima: «spiega cioè che l’indossare una minigonna non autorizza lo stupro. Che l’essere donna non corrisponde automaticamente all’essere preda». Lucia è una donna libera che vuole disporre di sé e del suo corpo. Sono eroi ordinari, quelli dei Promessi sposi, che ci ricordano che non serve essere re o cavalieri per essere degni di memoria, ma che è sufficiente lottare, quotidianamente, per portare il pane a tavola e combattere, per quanto è possibile, quelle soverchierie alle quali non ci arrenderemo mai.

 

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In conclusione, questo libro è per chi l’anno prossimo spiegherà I promessi sposi ai suoi venticinque studenti, a quei venticinque studenti che l’anno prossimo si troveranno stanchi e annoiati, magari alla prima ora, a sentire le letture di un poco convinto professore, ma soprattutto è dedicato a tutti coloro che nella vita hanno odiato I promessi sposi, che non ne hanno compreso fino in fondo la portata e che hanno fatto di tutto per giustificare il loro rifiuto. Beh, in fondo, e forse in principio, è anche per quei pochi che hanno amato I promessi sposi fin dalle prime parole.

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