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I problemi dell’adolescenza raccontati da Alessandro Mari

I problemi dell’adolescenza raccontati da Alessandro MariL’adolescenza e i suoi problemi, a questo corre la mente appena si inizia la lettura de L’anonima fine di Radice Quadrata di Alessandro Mari, pubblicato da Bompiani lo scorso 26 febbraio, e il pensiero corre subito a Cuore di Edmondo De Amicis, pietra miliare della narrativa italiana.

È solo il primo pensiero, però, perché questa volta la protagonista è una blogger sedicenne, Sofia, che racconta in prima persona ciò che accade a scuola e nella vita di tutti i giorni.

Le differenze ci sono. Nel libro di Mari, pubblicato dopo Troppo umana speranza (Feltrinelli, 2011, premio Viareggio-Rèpaci), il romanzo digitale a puntate Banduna (Feltrinelli, 2012) e Gli alberi hanno il tuo nome (Feltrinelli, 2013), finalista al Premio Bottari Lattes Grinzane 2014, siamo in una Scuola Superiore “mista”, come si diceva un tempo, ovvero dove sono presenti alunni e alunne.

E mentre De Amicis aveva a che fare con dei ragazzini, in questo libro ecco esplodere l’universo adolescenziale in tutta la sua bellezza e potenza, e, perché no, anche in tutta quella violenza che nasce dalla vitale fame di esperienze che caratterizza questa fase della vita. Comune denominatore dei due lavori è la “scuola”, teatro dell’azione quotidiana dei protagonisti e che certamente meriterebbe molta più attenzione di quanta non le venga attribuita in questi ultimi tempi.

Alessandro Mari, classe 1980, prova, dunque, a tracciare, con L’anonima fine di Radice Quadrata, il profilo di questa generazione che ci cammina accanto.

I problemi dell’adolescenza raccontati da Alessandro Mari_Nicola Romagna

E accanto a Sofia, ecco il compagno di banco, un ragazzo taciturno, un nerd soprannominato Radice Quadrata da quando viene apostrofato con questo insulto: «Sei una radice quadrata senza il numero dentro».

Sofia è una perfetta nativa digitale e decide di pedinare Radice Quadrata, taciturno quanto basta per stimolare la sua curiosità: lui ama solo i suoi taccuini e non vuole confondersi nella massa. Lo segue dopo la scuola, in mezzo a casermoni grigi, sotto la pioggia.

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Non è difficile identificarsi con i protagonisti del nuovo lavoro di Mari che contempla, come da copione, tutti i personaggi solitamente presenti in una classe: alzi la mano chi non ha incontrato fra i banchi di scuola la bellona-fighetta di turno o il bullo spaccone? Chi non ha mai affibbiato epiteti più o meno gentili ai professori, come accade nel caso del supplente, rinominato Orrido Sortino? Chi non ha vissuto il panico delle verifiche in classe o le agguerrite competizioni tra compagni per i voti? In fondo, come si diceva un tempo, la scuola è palestra di vita e se migliore è la qualità dell’allenamento e delle prove affrontate, ancora di più lo sarà la capacità di affrontare la vita vera, dopo la fine della scuola.

Non possono mancare gli adulti in questo romanzo e Mari decide di tratteggiarli con poche pennellate: restano sullo sfondo, sono la cornice di un quadro di un divenire e forse non ne escono neanche splendidamente. Non è un caso che il punto di riferimento di Sofia sia nonno Karl, solido, un po’ vecchia maniera e in grado di fornire strumenti utili alla nipotina che cerca il suo posto nel mondo.

I problemi dell’adolescenza raccontati da Alessandro Mari_Son of Groucho

Il titolo, efficacissimo peraltro, cela un oscuro presagio e, infatti, solo quando si verificherà un evento drammatico che coinvolge tutta la scuola, Sofia riuscirà a penetrare il mistero di Radice Quadrata che, pur vivendo nella penombra, non ha paura dei propri sentimenti.

L’intento di Mari con L’anonima fine di Radice Quadrata è stato quello di scrivere un “romanzo di ragazzi”, invece che il solito “romanzo per ragazzi”, e sicuramente è stato centrato. «Mi piaceva indagare quale è e se esiste la differenza tra la mia generazione e quella nuova» ha dichiarato in un’intervista all’Ansa.

I problemi dell’adolescenza raccontati da Alessandro Mari

Mari sfugge dalla tentazione didascalica, per nostra fortuna, e ci offre una fotografia tanto moderna quanto eterna, perché, in fondo l’adolescenza è e sarà sempre uguale, con le gioie delle prime scoperte e le ansie per il futuro.

Lo stile è fresco, ma non giovanilista, la scrittura tesa e vibrante, cadenzata senza scimmiottare stilemi e modi di dire. Racconta, L’anonima fine di Radice Quadrata, con genuina freschezza la quotidianità dell’adolescenza e i suoi problemi, con i tentativi di conoscere il mondo e di imparare a starci dentro.

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