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I più importanti blog letterari – Intervista a GraphoMania

GraphoManiaIl lit-blog GraphoMania: risposte del responsabile Roberto Russo.

GraphoMania è il blog della casa editrice Graphe.it. Perché sempre più le case editrici aprono un proprio blog letterario? Il rischio non è quello di generare una confusione di ruoli?

Uno dei compiti di una casa editrice è quello di pubblicare, cioè rendere pubblici testi che, secondo i criteri della stessa casa editrice, sono validi: in quest’ottica personalmente non vedo differenza per quel che riguarda il supporto. Il nostro blog è online dal 2007: prima di aprirlo conducemmo un sondaggio tra i nostri lettori – tramite newsletter – e la maggioranza si espresse a favore di un blog/magazine che da un lato promuovesse i libri da noi pubblicati e dall’altro contribuisse ad aprire una finestra sul mondo letterario, italiano e non. GraphoMania come blog di una casa editrice è abbastanza anomalo: sulle nostre pagine trovano spazio anche realtà che non hanno nulla a che vedere con la Graphe.it edizioni o che sono “in concorrenza”: non so quante case editrici sarebbero disposte a scrivere una recensione di un libro di un’altra casa editrice o intervistare autori di altre scuderie. Noi lo facciamo (all’inizio, lo ammetto, ci illudevamo che potesse essere un modo per far sì che altri parlassero di noi ma, duole ammetterlo, gran parte dell’editoria italiana pensa al proprio orticello e nulla più) e siamo contenti (e fieri) di essere uno spazio aperto. Per quel che riguarda la confusione dei ruoli, direi di no: se una casa editrice non può parlare di libri, chi dovrebbe farlo?

 

Nella sua esperienza, quanto GraphoMania incide concretamente sulla vendita dei libri pubblicati dalla vostra casa editrice? In generale, come potrebbero i blog letterari far crescere il loro peso nel mercato editoriale?

Devo confessarle una “grossa pecca” di GraphoMania: non guardiamo mai le statistiche di accesso né il riscontro che abbiamo in termini di vendita. GraphoMania e, prima, la Graphe.it edizioni, sono nate per pura passione e non abbiamo mai seguito logiche di mercato. Un bene? Un male? Non so. È un dato di fatto. Il prossimo anno saranno dieci anni che esiste la Graphe.it edizioni e questo ci fa dire che forse un pochino abbiamo indovinato la strada da seguire. Con GraphoMania gettiamo dei semi che poi lentamente speriamo di veder crescere: e, mi creda, crescono. Qui mi aggancio alla seconda parte della sua domanda: il peso dei blog letterari è proporzionale alla loro serietà. Purtroppo ci sono litblog che alla fine diventano solo amplificatori di certe case editrici o ritrovo di (pseudo)intellettuali: faranno anche molte visite e magari qualcuno riuscirà pure a pubblicare con un “grande” editore, ma il terreno su cui si muovono è paludoso, perché sono sempre gli stessi che si guardano in faccia. Credo che il peso di un blog dipenda dal lavoro serio che c’è dietro e che, tanto chi legge per passione quanto chi lo fa per lavoro, è in grado di notare.

 

Qual è, nell'ambito dei blog letterari, il confine tra promozione, intesa anche come public relation (con editori, uffici stampa, scrittori), e informazione e attenzione e al lettore?

Il confine è molto labile perché spesso si cade nella marchetta: vanno benissimo i contatti con editori, uffici stampa, scrittori, ma va tenuto ben chiaro a chi ci si vuole rivolgere. Se intento del blog letterario è avere copie gratis di un libro o, chissà, un’intervista in esclusiva allo scrittore X o scrittrice Y è un conto; se il litblog è attento al lettore allora dirà anche no a qualche PR insistente. Mi spiego meglio cambiando contesto e andando sul cartaceo: in Italia c’è una rivista che promuove la lettura (mi permetta di non fare nomi) che praticamente tartassa i piccoli editori (e parlo per esperienza diretta) per la pubblicità e spesso capita di vedere nella stessa pagina la pubblicità di un editore e la recensione del libro di quell’editore. Quanto potrà essere obiettiva, secondo lei, quella recensione?

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La maggior parte dei blog letterari si è espressa da tempo in maniera negativa rispetto all'editoria a pagamento. Qual è la posizione di GraphoMania al riguardo?

Come ben sa l’articolo 118 della legge sul diritto d’autore recita: «Il contratto con il quale l'autore concede ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell'editore stesso, l'opera dell'ingegno, è regolato, oltreché dalle disposizioni contenute nei codici, dalle disposizioni generali di questo capo e dalle disposizioni particolari che seguono». Per conto e a spese dell’editore: quindi l’editore è colui che paga tutto l’iter e poi paga anche chi scrive. Parlare di editoria a pagamento è un controsenso perché, in quel caso, ci troviamo dinanzi a una tipografia. La posizione di GraphoMania rispetto a tale questione è chiara: siamo contrari.

C’è però un aspetto che mi preme sottolineare e che forse non piacerà a molti: se c’è la cosiddetta “editoria a pagamento” è perché ci sono anche autrici e autori disposti a pagare per farsi pubblicare (e si potrebbe aggiungere: pur di farsi pubblicare). Nel corso del tempo, come lei ben sa, il fenomeno dell’editoria a pagamento è stato sviscerato in mille modi e se oggi un autore pubblica in questa forma risulta essere un po’ ingenuo. Quanto ci vuole a informarsi? Eppure le case editrici a pagamento continuano a pubblicare molto, segno che ci sono persone che scelgono di pubblicare così. A volte mi viene da pensare che il fenomeno dell’editoria a pagamento continui a essere fiorente perché chi scrive non sa accettare che la sua “opera” venga rifiutata. Meglio scegliere la via più facile e poi iniziare le lamentazioni sul web perché il proprio libro non vende e l’editore si è fatto pagare...

 

Quali caratteristiche dovrebbe possedere un blog per essere considerato autorevole e di qualità?

L’indipendenza, sempre più rara oggi. Si può abdicare alla propria indipendenza in mille modi, anche forse senza rendersene conto: come dicevo prima, se il PR mi permette di incontrare l’autore bestseller: posso parlarne male? Ovviamente sì, ma… Se la casa editrice mi manda sempre in anteprima le sue pubblicazioni, mi lascio forse sfuggire l’occasione di avere libri gratis? I PR sanno fare molto bene il proprio lavoro: sta a noi decidere se fare bene il nostro. A tal proposito credo che in un lit blog siano eloquenti anche le recensioni non scritte, non soltanto quelle scritte. I librai indipendenti francesi in questi giorni hanno fatto notizia perché non hanno voluto vendere il libro-scandalo di Valérie Trierweiler, invitando i lettori a leggere Balzac. Lungi da me l’idea di dire cosa leggere e cosa non leggere, però credo che sia una posizione interessante, mutatis mutandis, anche per i blog.

 

Un'ultima domanda: ci indicherebbe quali, tra i blog letterari più noti, considera maggiormente degni di attenzione, e perché? E quali, invece, un po’ sopravvalutati?

Credo che la risposta sia contenuta in quanto detto finora: saper leggere tra le righe. I lettori e le lettrici non sono poi così sprovveduti come alcuni osservatori della rete vorrebbero farci credere. È sufficiente navigare un po’ tra le pagine del blog per rendersi conto dinanzi a quale prodotto ci troviamo.

Mi permette un aneddoto? La Graphe.it edizioni ha, in catalogo, alcune opere di un poeta brasiliano, considerato nella sua terra di origine alla stregua di Ungaretti da noi. Ultimamente anche in Italia lo si sta scoprendo (forse anche grazie a noi, chissà). Un lit blog, uno di questi blasonati che si vanta di fare critica dal punto di vista letterario, ci chiese le opere del poeta per recensirlo. Noi le mandammo. Dopo un po’ di tempo ci dissero che volevano rimandarci indietro i libri perché si aspettavano una poesia diversa. Ironia della sorte, nello stesso giorno in cui mi scrivevano questa email usciva sul loro sito la recensione di un libro di poesie scritte da un esordiente che pubblicava con una casa editrice a pagamento. Io risposi loro dicendo che non c’era bisogno di restituire i libri e chiesi perché avevano recensito un autore che pubblica a pagamento. Mi risposero, candidamente, che conoscevano l’autore…

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