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I libri tattili illustrati, un'opportunità per i bambini non vedenti

I libri tattili illustrati, un'opportunità per i bambini non vedentiI libri tattili illustrati sono dei libri speciali per bambini non vedenti e ipovedenti. L'Istituto dei Ciechi di Milano è stato il primo a realizzarli negli anni Settanta, ma ora anche la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi sta lavorando in maniera attiva su questo fronte. Le loro azioni coinvolgono il settore dell'educazione scolastica di quei bambini che, senza questi particolari sussidi, avrebbero difficoltà di apprendimento circa la realtà che li circonda.

È necessario rilevare, però, che questi libri possono essere condivisi con tutti gli altri bambini, visto che si leggono come un testo normale, soltanto che, in aggiunta, si manipolano, si toccano e si sperimentano azioni diverse che completano e arricchiscono il bagaglio conoscitivo.

 

Un processo di apprendimento graduale

Per arrivare a lavorare con i libri tattili, insegnanti e genitori dei bambini con deficit visivo svolgono un'azione preliminare volta ad accrescere la curiosità in essi circa i diversi giochi, utensili e accessori esistenti nella vita quotidiana. Questo avviene tramite esperienze sensoriali che li portano, in una prima fase, a toccare degli oggetti per poi riuscire a distinguerli in base alla forma, al peso, al materiale e alle dimensioni.

Successivamente i bambini fanno la conoscenza dei cosiddetti Libri Realtà che, come sostenuto da Francesca Piccardi, educatrice e tiflopedagogista, sono costruiti con oggetti come posate, accessori per lavarsi e pettinarsi (intervento del 2011 in occasione del convegno Mani che leggono i libri tattili illustrati). In questo modo la loro tridimensionalità viene meno (proprio perché sono incollati alle pagine), e i bambini percepiscono lo spazio bidimensionale occupato dagli stessi. A livello mentale si tratta di un processo basilare di sintesi degli oggetti conosciuti, che porterà, attraverso la costruzione di libri via via più schematici a livello di forme, allo sviluppo di una capacità sensoriale affinata.

Gradualmente, i bambini, sfiorando i contorni degli oggetti e toccando le textures di cui sono composti, cominceranno ad allenare la loro immaginazione, che alla fine diventerà fondamentale per capire i libri tattili illustrati.

 

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I libri tattili illustrati, un'opportunità per i bambini non vedenti

Le caratteristiche principali dei libri tattili

Un contributo alla diffusione dei libri tattili è stato dato da Pietro Vecchiarelli, tecnico del materiale tiflodidattico per la Federazione Pro Ciechi e realizzatore di sussidi didattici. Egli ha individuato alcune caratteristiche senza le quali i libri tattili non potrebbero essere letti; eccole elencate:

 

  • forme semplici, riconoscibili e distanti tra loro, senza particolari che una mano non riuscirebbe a distinguere (la rappresentazione è frontale per la figura umana e laterale per gli animali);
  • a ogni materiale corrisponde un solo tipo di oggetto, adeguato e piacevole al tatto;
  • spessore delle figure non inferiore al millimetro, per permettere la distinzione dal supporto;
  • rispetto delle proporzioni degli oggetti, eliminando la prospettiva che non garantisce il giusto riconoscimento;
  • rispetto dei colori reali delle figure e uso di colori primari a forte contrasto per aiutare i bambini ipovedenti.

 

La caratteristica che rende, però, i libri tattili fruibili da tutti i bambini è il testo. Di regola è stampato in nero, con un font leggibile e un carattere abbastanza grande, oltre che in Braille. A questo proposito Vecchiarelli dice che «il formato del libro è condizionato dal carattere braille, che ha una dimensione standard e non può essere modificata. La realizzazione del punto braille deve tener conto della pressione alla quale esso è soggetto durante la lettura e quindi, perché sia durevole nel tempo, si devono usare carte ad alta grammatura o materiali plastici resistenti».

Questa duplice scrittura deve corrispondere all'immagine rappresentata, sia per agevolare la lettura, sia per una migliore comprensione della storia narrata.

Per ciò che riguarda la copertina, invece, servono dei materiali rigidi che ne garantiscano un uso duraturo nel tempo e dovrà contenere il titolo del libro, l'autore e la casa editrice scritti in Braille. Larilegatura, oltre a essere piacevole esteticamente, deve prevedere delle spirali in plastica e un dorso mobile, in modo tale che il bambino riesca ad aprire completamente il libro e a esplorare tutta la superficie delle pagine.

La costruzione corretta delle immagini è significativa perché i bambini impareranno a dare forma, anche mentalmente, agli oggetti quotidiani e a quelli che non conoscono affatto. Infatti Philippe Claudet, direttore della casa editrice francese Les Doigts Qui Rêvent (che realizza libri tattili illustrati) dice che «la conoscenza del mondo attraverso il tatto è più lenta e limitata e il libro tattile apporta al bambino cieco delle conoscenze a proposito delle cose di cui non può avere esperienza, in quanto troppo grandi (una casa, per esempio), inaccessibili (una nuvola), troppo piccole (un insetto), troppo pericolose (il fuoco)».

I libri tattili illustrati, un'opportunità per i bambini non vedenti

Un'attività ludica

Proviamo a chiudere gli occhi e immaginare per qualche istante la situazione di NON VEDERE. Dopo aver sperimentato i quattro sensi, nasce l'esigenza di sapere di più e, con essa, la voglia di leggere e fantasticare sugli oggetti. Per fare questo l'intervento degli insegnanti è essenziale al fine di supportare l'attività ludica della lettura tattile. Leggere con le mani dovrebbe essere vissuto come un momento scolastico giocoso per analizzare un nuovo tipo di libro. Accanto alla scuola, però, deve esserci la famiglia. Il bambino non può farne a meno e l'attività svolta insieme ai propri cari lo aiuterà a costruire delle storie dove entrambi saranno complici l'un l'altro (attraverso domande e richiesta di spiegazioni ai genitori). Divertendosi egli accrescerà la sua curiosità tattile e riuscirà a instaurare, con i compagni, quel clima di condivisione e solidarietà basilare in questi casi. Un motivo in più per integrarsi con gli altri e evitare possibili isolamenti che potrebbero crearsi in situazioni simili.

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I libri tattili illustrati, un'opportunità per i bambini non vedenti

Problemi di distribuzione

Leggere è uguale per tutti... o quasi. L'offerta dei libri tattili è esigua, un fatto grave perché non solo viene leso il diritto alla lettura di chi non vede, ma viene negata la possibilità a tutti gli altri bambini di ammirare queste opere d'arte.

Claudet ha ribadito che «[...] se i bambini ciechi non hanno dei libri adattati, sono esclusi dalla cultura dei loro paesi e dalla cittadinanza [...] il diritto alla lettura è un diritto fondamentale della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e della Dichiarazione Universale dei Diritti del Bambino».

Il motivo principale di questa carenza è economico, poiché i testi hanno bisogno di manodopera specializzata e di vari materiali che, per i costi, non permettono la realizzazione di un numero elevato di copie. I finanziamenti di cui si dispone oggi derivano da progetti ancora troppo poco diffusi sul territorio. Vecchiarelli, infatti, sostiene che «[...] molti libri artigianali, anche molto belli, vengono passati di mano in mano tra le famiglie, all'interno della scuola, di istituti e di associazioni che si occupano di disabilità visiva, ma la loro consultazione avviene per lo più solo nel luogo dove sono stati; [..] si tratta di pochissime copie o addirittura di libri in copia unica, da destinare a singoli allievi [...]».

Come sempre i problemi ricadono sulle persone più deboli, nel nostro caso bambini, famiglie e scuole. Per ovviare, in parte, al problema, la Federazione Pro Ciechi, negli ultimi anni, ha avviato un concorso e una manifestazione.

Il primo è Tocca a te!, chepremia gli album più belli e seleziona i 5 partecipanti italiani al Concorso Internazionale Typhlo & Tactus. La Federazione pro Ciechi e la Fondazione Hollman raccolgono i libri partecipanti e compongono le giurie. Queste sono composte da esperti nell’ambito della disabilità visiva e della letteratura per l’infanzia, e includono persone cieche, ipovedenti e vedenti. Alla fine del concorso la Federazione si rende disponibile ad editare i libri vincitori, sempre che esistano le condizioni di riproducibilità.

 

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A spasso con le dita, invece, è un evento nato nel 2010 dalla collaborazione fra la Federazione pro Ciechi e Enel Cuore per promuovere la conoscenza dell’editoria tattile per l’infanzia su tutto il territorio nazionale. Nel 2013 diventa itinerante, e mette in mostra alcune tavole tattili realizzate da artisti.

I due eventi sono utili per sollevare la questione e portarla all'ordine del giorno di piccoli e grandi editori, ma non bastano. La Federazione deve essere affiancata da più associazioni culturali che possano, ognuna nella propria zona di competenza, promuovere questo genere di produzione editoriale. Si potrebbero organizzare eventi di beneficenza e maratone televisive per raccogliere i fondi necessari all'editoria. Non è giusto che a preoccuparsi siano solo scuole e istituti, che già nel loro piccolo cercano di applicarsi nella creazione dei libri tattili e nella formazione di personale competente. La soluzione va cercata a livello nazionale, aiutando la ricerca e le università. Ci si può spingere fino alla corte dell'Unione europea poiché, se i paesi appartenenti collaborassero sinergicamente in questo campo, da un punto di vista culturale avremmo una crescita senza paragoni.

In Italia Vecchiarelli ha lanciato una proposta al progetto Nati per leggere, il quale potrebbe aiutare la Federazione «sostenendo economicamente l’edizione di qualche nuovo titolo da aggiungere alla loro collana “Sotto a chi tocca”».

I libri tattili illustrati chiedono il nostro aiuto per realizzare quella che Italo Calvino ha definito come «una pedagogia dell’immaginazione, che abitui a controllare la propria visione interiore senza soffocarla e senza d’altra parte lasciarla cadere in un confuso, labile fantasticare, ma permettendo che le immagini si cristallizzino in una forma ben definita, memorabile, autosufficiente, “icastica”» (Laura Anfuso, «AIB notizie», 21/2009 n.1 pp. 18-20).

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