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“I fiori d’acciaio della letteratura”: scrittrici ma soprattutto donne

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Donne, scrittura e letteratura

Ho volutamente citato nel titolo il film di Herbert Ross, Fiori d’Acciaio, perché ritengo che sottolinei senza enfatizzarla la capacità delle donne, considerate nell’immaginario popolare creature fragili, anche un tantino superficiali quando non noiosette, di emergere nel mondo letterario dominato dalla figura maschile, soprattutto nel XIX secolo. Donne diventate famose come Mary Shelley (Frankenstein) o le sorelle Brontё (Jane Eyre, Cime tempestose) o anche Jane Austin (Orgoglio e Pregiudizio), Aurore Dupin alias George Sand, che hanno affrontato di petto i pregiudizi, scandalizzando per la loro determinazione e le loro idee fuori dai canoni borghesi dell’epoca che le volevano all’ombra dei propri mariti, ai margini di quel club per soli uomini che era la cultura “scritta”, al massimo ispiratrici di lavori letterari.

Sarebbe però lungo e laborioso parlare di tutte le scrittrici del panorama mondiale. Mi limiterò in questa sede a raccontare di quelle italiane conosciute ma soprattutto le misconosciute donne di cultura che hanno spesso un vissuto doloroso e segnato da drammi, testimoni della durezza del vivere per queste valide letterate.
 
Eleonora de Fonseca Pimentel, donna di finissima cultura e apprezzata poetessa che durante la brevissima Repubblica napoletana del 1799 fondò e tenne vivo un giornale “Il Monitore napoletano” definito da Benedetto Croce: “Non distrazioni, non discorsi di letteratura o astratte discettazioni. Il Monitore va rapido e diritto, tutto assorto nelle questioni essenziali ed esistenziali che si affollarono in quei pochi mesi”. Tornati i Borboni, fu impiccata tra gli insulti del popolo il 20 agosto dello stesso anno. Altra donna famosa, più conosciuta per essere stata fondatrice delle crocerossine piuttosto che per la sua abilità letteraria è Cristina Trivulzio di Belgioioso, anch’essa legata a vicende rivoluzionarie di epoca più recente, saggista esperta e acuta (Sulla formazione del dogma cattolico, Sulla moderna politica internazionale, Sulla condizione femminile), fondatrice e redattrice di numerosi giornali (La Gazzetta, Il Nazionale, L’Ausonio, Il Crociato) nei quali con arguzia e pragmatismo illustrava la situazione politica dell’Italia, giornalista ante litteram coi suoi reportage dall’oriente, nei quali offre un affresco realistico e ragionato di luoghi a quel tempo considerati misteriosi e quasi barbari. Una donna dalla vita movimentata e discussa (si narra che sua figlia fosse illegittima, che avesse avuto numerosi amori, che fosse l’amante di George Sand, di Thierry, di Mignet, perfino di Bellini che lanciò nei suoi famosi saloons) ricordata proprio in virtù di queste dicerie e non per il coraggio di vivere la sua vita al di fuori dei canoni conservatori e perbenisti che l’avrebbero voluta sposa remissiva o tuttalpiù icona vuota del bel mondo.
 
Ancora Matilde Serao, fondatrice insieme al marito Edoardo Scarfoglio del Mattino di Napoli, per troppo tempo rimasta all’ombra di questo poeta e scrittore, condividendone i sogni, spesso con coraggio risolvendone i problemi (alleverà come sua la figlia di una delle amanti del marito). Traduttrice esperta e accurata, saggista, soprattutto giornalista; si occupa di attualità, cultura, politica, i suoi reportage su Napoli sono di una vividezza ancora attuale.
Grazia Deledda è l’eccezione che conferma la regola: vince il Nobel per la letteratura, ma è appunto, un’eccezione.
Altre donne hanno saputo dimostrare la loro capacità di trasformare i pensieri in qualcosa di concretamente immanente, ma spesso sono ricordate per essere state amiche, ispiratrici, mogli o amanti di esponenti maschili della cultura.
 
È il caso di Elsa Morante (Premio Strega 1957 col romanzo L’Isola di Arturo) famosa per essere stata moglie di Moravia, o Natalia Ginzburg (altro Premio Strega 1963 con Lessico Famigliare, fine traduttrice di Marcel Proust); chissà perché tutte le antologie e perfino la prefazione del libro sottolineano che è stata moglie di Leone Ginzburg esponente della cultura italiana del novecento.
Autrici che si sono affermate per le loro qualità, per scelte stilistiche che hanno reso la narrazione letteraria concreta e viva senza snaturare la loro essenza femminile.
Donne fortunate perché sono emerse e hanno mantenuto nella memoria a venire un loro ruolo, ma ci sono tante scrittrici che sono finite ingiustamente nell’oblio, ricordate magari solo nel registro di qualche biblioteca.
 
Anch’esse menzionate più per i matrimoni “famosi” che non per le opere scritte, sono modernissime nel contenuto, perfino coraggiose, non temendo il giudizio bigotto e conservatore dell’epoca e affrontando temi “scabrosi”, come Paola Digo che col romanzo Maria Zef affronta l’argomento delle molestie sessuali di uno zio sulla nipote o come Amalia Guglielminetti amante di Piovene e Pitigrilli, ma anche e soprattutto autrice de La rivincita del maschio uscito nel lontano 1923, nel quale un maschio sadico e perverso viene ucciso dalla sua amante lesbica e Vergini Folli (1907) col quale si candidò come portabandiera dell’avanguardia femminile del novecento o ancora Marise Ferro, giornalista, traduttrice, saggista, moglie di Guido Piovene e Carlo Bo, vissuta sempre all’ombra dei due mariti e Paola Masino che, sfidando le convenzioni dell’epoca (siamo nel 1938), appena ventenne va a convivere col suo grande amore Massimo Bontempelli, assistendolo amorevolmente fino alla morte, al punto di sacrificare il proprio talento.
 
Altre autrici coraggiose, forti, determinate: Vittoria Aganoor, definita da Giacomo Zanella “ingegno virile e cuore di donna”, Gualberta Alaide Beccari anticipatrice delle istanze femministe e fondatrice della rivista Donna, Gemma Ferruggia che seguì il marito in Amazzonia e dalla cui esperienza trasse il libro Nostra Signora del Mar dolce, Neera i cui romanzi Battaglie per un’idea e Anima sola furono tradotti in varie lingue, Regina di Luanto alias Anna Guendalina Lipperini, autrice di molti libri che faranno scandalo come Salamandra, Libera, Un Martirio, La servetta, nei quali si affrontano temi difficili come il rapporto tra i sessi con un linguaggio sorprendentemente moderno tanto che la rivista l’Almanacco italiano sostiene che “ama analizzare tutte le umane passioni, tutti i pervertimenti senza curarsi degli strilli che strapperà a tutti i lettori timorati.” (A.Ronco L’Avanguardia delle scrittrici italiane cent’anni fa).
 
Coraggio, passione, forza. Ancora oggi le autrici devono dimostrare di saper far meglio, in un mondo proteso verso la mercificazione della letteratura, dove conta l’apparenza, l’essere personaggio più che persona, stupire più che raccontare. Le donne scrittrici, di cent’anni fa come quelle moderne, non sussurrano le loro storie, non ammiccano maliziose, non si lasciano tentare da scorciatoie futili e superficiali. Alzano la voce, a volte con garbo o con ironia, spesso con la drammatica consapevolezza che il vivere comporta fatica, determinazione, lotta. È un continuo divenire tra generazioni, tra donne di quei paesi che in qualche modo oggi vedono riconosciute le loro istanze e quelle che nei loro sono ancora condannate all’invisibilità, a una condizione di odiosa subordinazione.
La forza di tutte queste voci, il coraggio di andare oltre l’orizzonte piatto delle convenzioni è dunque un valore aggiunto alla letteratura, restituendole dignità e funzione culturale.
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Commenti

Questo post mi sembra adatto alla giornata contro la violenza sulle donne perché non è da sottovalutare anche l'aspetto culturale della questione. Se si pensa al rapporto tra la libertà di espressione del genere femminile e la violenza fisica a cui è esposto molto spesso c'è una stretta correlazione.

@Patrizia: mi fa piacere questo tuo commento, infatti ho voluto pubblicare l'articolo di Daniela proprio oggi per i motivi che scrivi.

La ringrazio per il suo articolo. Ho potuto conoscere donne di cui non sapevo l'esistenza. Le donne, perchè qualcuno si accorga di loro, devono faticare cento volte di più di un uomo, affermazione vecchia e scontata ma quantomai vera. Gabriella

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