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I Bronzi di Riace, capolavori sprecati

Bronzi di RiaceCome anticipato la scorsa settimana, iniziamo oggi il nostro viaggio nel turismo culturale italiano, occupandoci dei Bronzi di Riace, un vero e proprio esempio dei tanti capolavori sprecati in Italia.

Il 16 agosto del 1972 Stefano Mariottini, giovane subacqueo romano, si è imbattuto casualmente in una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni, scorgendo un braccio bronzeo che sporgeva dalla sabbia ad appena otto metri di profondità al largo di Riace. Le operazioni di recupero portarono alla luce non una ma addirittura due statue, alte circa due metri e raffiguranti un giovane (statua A) e un vecchio (statua B).

Ad oggi, non è stato possibile stabilire l’identità dei personaggi che le due statue rappresentano, anche se gli archeologi hanno stabilito comunque che risalgono al V secolo a. C., e le considerano tra i maggiori capolavori dell’arte greca classica: qualcuno le ha attribuite al celebre scultore Fidia, ma è solo una fra le molte ipotesi avanzate sulle loro origini.

Dopo un accurato restauro eseguito a Firenze, le statue erano state collocate trionfalmente nel Museo Archeologico di Reggio Calabria, divenendo nel primo anno d’esposizione meta di più di un milione di visitatori.

Col trascorrere del tempo, tuttavia, i Bronzi di Riace sono diventati un caso emblematico di pessima gestione del patrimonio culturale. Reggio Calabria li ha eletti a proprio simbolo, ma ciò ha significato solo immortalarli su gadget da pochi soldi e di pessimo gusto, per non parlare di un terrificante spot pubblicitario del 2011 in cui erano rappresentati come due bulli abbronzati a zonzo per mari e monti della Calabria.

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I reggini si sono opposti a possibili esposizioni all’estero delle statue, che avrebbero avuto sicuramente una ricaduta positiva: tuttavia, dal 2009 ad oggi, con il Museo Archeologico chiuso per un restauro di cui non s’intravede ancora la fine, non hanno trovato di meglio che relegarli in una sala del Palazzo della Regione, malamente collocati in posizione orizzontale dietro una vetrata, che rendeva quasi impossibile la fruizione delle opere ai pochissimi turisti che si sono avventurati a visitarli.

Solo pochi giorni fa i Bronzi di Riace sono tornati in una sala del Museo Archeologico appositamente allestita per ospitarli nelle condizioni migliori. Il Ministro Bray ha annunciato che entro un paio di settimane il Museo sarà parzialmente riaperto al pubblico, nella speranza che d’ora in poi Reggio Calabria pubblicizzi questi capolavori in maniera più degna e consapevole del loro inestimabile valore.
 

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Commenti

E vogliamo parlare del Satiro Danzante, secondo me il capolavoro assoluto della scultura greca, relegato in una stanza di Mazara del Vallo? Meno male che l'hanno scorso l'hanno esposto a Londra per un paio di mesi, ma solo perché non avevano concesso i Bronzi di Riace ...

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