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“House of Cards” di Michael Dobbs

Michael Dobbs, House of CardsHouse of Cards è il libro più famoso di Michale Dobbs, romanziere classe 1948 a lungo impegnato sulla scena politica britannica in qualità di capo dello staff di Margaret Thatcher. Dopo aver seguito la parabola politica della Lady di ferro, l’autore ha deciso di concentrarsi sulla scrittura, scrivendo questo romanzo cui hanno poi fatto seguito altre diciannove opere. House of Cards è stato pubblicato per la prima volta nel 1989 e da allora la sua fortuna non ha mai accennato a diminuire, tanto da rendere celebre la figura di Francis Urquhart, il protagonista, anche grazie agli adattamenti dell'opera per il piccolo schermo, come la serie britannica targata BBC con Ian Richardson e la recente trasposizione televisiva ambientata negli Stati Uniti, con il celebre Kevin Spacey nel ruolo principale. Edito da Fazi nella traduzione di Stefano Tummolini, in Italia questo romanzo arriva proprio in un momento in cui la politica, coi suoi intrighi di palazzo, è considerata sempre più distante dai problemi del Paese, attestandosi su minimi storici di popolarità.

Il romanzo di Dobbs può essere considerato la storia di unavendetta, quella elaborata da Francis Urquhart, capo di Gabinetto del governo in carica, per non essere stato nominato Primo Ministro. Ad aiutarlo nella sua scalata saranno i lunghi anni trascorsi nel mondo della politica britannica, di cui conosce ogni meccanismo e, soprattutto, ogni segreto. Lavorando da sempre dietro le quinte, è riuscito infatti ad accumulare una mole impressionante di documenti e una quantità di materiale che potrebbe rovinare i suoi colleghi. Il disegno del protagonista sarà portato avanti con l’ausilio di una fitta rete di collaboratori inconsapevoli, i quali si muoveranno come pedine su una scacchiera per mezzo dei suoi input, realizzando così un piano che spingerà l'elettorato non solo a gradire la candidatura di Urquhart, ma anche a ritenerlo l’unico degno di rivestire la carica di premier.

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Michael DobbsUna vicenda impregnata di durezza e crudeltà, le stesse che porteranno Urquhart al potere, al termine di una cavalcata inarrestabile e lastricata di vittime. Un romanzo, questo, che sembra scritto soprattutto per i cittadini, al fine di spingerli ad aprire gli occhi sulla vera natura di una politica non condotta come scontro e confronto di idee, bensì come ricerca della propria affermazione, nella quale i principi contano solo se possono essere un supporto e non un ostacolo.

House of Cards, pur essendo stato scritto in epoca post-thatcheriana, può contribuire non poco a spiegare molti dei meccanismi che regolano la democrazia sino a risultare di grande attualità, così come dimostra il successo della serie statunitense. Lo stesso autore, in una recente intervista, afferma come a muovere i politici ci sia sempre un interesse superiore, il quale, tuttavia, risulta spesso marcio e ben lontano dal mettere in primo piano il benessere della comunità. Nella sua ottica, sarebbe però riduttivo sostenere che la politica sia solo questo, ricordando comunque la presenza di un confine morale da varcare, una scelta che dipende dalla statura etica di chi la effettua. Si tratta di un confine sempre esistito, in quanto Dobbs ritiene che la politica sia rimasta sostanzialmente immutata da migliaia di anni a questa parte, riducendosi troppo spesso a una mera ricerca del potere. Queste considerazioni sono tali da spingerlo a concludere che se un uomo si presentasse armato solo dei propri ideali e deciso a non scendere ad alcun compromesso, come insegna House of Cards, andrebbe incontro ad una pessima fine. 

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