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“Ho visto il film” di Dario Pontuale: quando la letteratura incontra il cinema

Dario Pontuale, Ho visto il filmIdea più che interessante, quella del libro Ho visto il film (Valigie Rosse, 2014) di Dario Pontuale: raccontare un romanzo in qualche pagina fornendo elementi sufficienti per invogliare alla lettura, e riuscire allo stesso tempo a farne un'accurata analisi personale, con tanto di approfondimento sulla tecnica e sullo stile degli scrittori chiamati in causa. Non vi inganni il titolo, infatti (né il sottotitolo, che recita Capolavori senza tempo raccontati a chi ha poco tempo).

L'autore propone anche la versione cinematografica dei libri di cui parla, ma solo in chiusura di ogni capitolo e attraverso le informazioni basilari racchiuse in una fascetta a fondo pagina (anno, durata, regia, interpreti, ecc.). Non un manuale di cinema, quindi, e nemmeno un testo critico. Ciò che fa Pontuale è soprattutto accostare libro e film, regalandoli in un pacchetto prezioso, come una coppia di gemelli. Dal materiale originario alla trasposizione cinematografica: è qualcosa che riguarda i letterati e i cinefili, chi è lettore abituale e pure i pigri che passano direttamente alla visione del film ispirato. Come dice Darwin Pastorin nella secca prefazione (dopo le citazioni in apertura di Luigi Settembrini e Groucho Marx), «Ho visto il film rappresenta uno straordinario invito alla lettura». È esattamente questo.

A partire dai classici, un viaggio nella letteratura che dura una ventina di libri e poco più di un centinaio di pagine. Vi si possono trovare la prosa essenziale e densa di azioni di Hemingway, con i suoi personaggi sempre in lotta, la rabbia che stilla dall'Holden di Salinger, le avventure marinaresche di Conrad e Melville che diventano veri e propri abbecedari dell'esistenza umana, le storie di ritorni e ricordi oppure di coraggio e libertà di Pavese e Salgari, con le loro vite sventurate (a proposito di suicidi, ne avevamo parlato anche in questo numero della webzine di Sul Romanzo), le infinite attese di Buzzati e le “cronache familiari” di Pratolini, le scritture sapienti dei francesi Flaubert e Zola, la guerra vissuta e raccontata dai nostri Beppe Fenoglio e Mario Rigoni Stern.

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Dario PontualeSe questo non dovesse bastarvi, il testo è arricchito da una citazione e da un disegno (in copertina Tre uomini in barca di Jerome K. Jerome) per ognuno degli autori e dei libri citati. Poi aneddoti come la curiosa genesi di L'isola del tesoro di Stevenson, oppure Bianciardi che inventa il Bibliobus. E storie assurde, come quella di Svevo che si ritira dal mondo letterario dopo i primi due romanzi pubblicati nel silenzio più assoluto («Abbandono quella cosa ridicola e dannosa che si chiama letteratura», disse), per poi farvi ritorno, venticinque anni dopo, con La coscienza di Zeno. Nella parte conclusiva due graditi extra, come le bonus track dei dischi: uno scritto su Franco Basaglia e sulla legge del 1978 (con lo spunto iniziale di Qualcuno volò sul nido del cuculo e un parallelismo televisivo riguardante la miniserie, passata un po' in sordina, C'era una volta la città dei matti, con Fabrizio Gifuni e Vittoria Puccini) e un altro sul poeta e cantautore livornese Piero Ciampi (al quale la casa editrice labronica deve il proprio nome), che per lungo, troppo tempo, non è stato capito né dal pubblico né dagli addetti ai lavori.

Una penna navigata e affascinante, quella di Pontuale, autore romano classe 1978, che vanta già numerose pubblicazioni di saggi e romanzi, oltre a un paio di lauree e la collaborazione con diverse riviste di critica letteraria. Il suo è un testo riuscito perché concentra in uno spazio minimo la passione della lettura e il fuoco della scrittura. Se neanche questo dovesse bastarvi, non vi resta che guardare direttamente le pellicole dei libri suggeriti. Potreste vedere, per esempio, Mastroianni o Gassman sullo schermo, oppure godere della regia di Lizzani o Visconti. In ogni caso, si casca bene lo stesso. Ho visto il film di Dario Pontuale è un incontro tra due lingue diverse, letteratura e cinema, che da più di un secolo riescono a intendersi senza fatica. 

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