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"Guida agli animali fantastici" di Ermanno Cavazzoni

Guida agli animali fantasticiI finalisti al Premio Chiara (1)

 

Omettiamo la solita tiritera per cui in Italia le raccolte di racconti rappresentano inevitabilmente (?!) un “suicidio” editoriale, ché da noi non si legge in bus o in metropolitana, o in fila alla Posta e nemmeno in attesa dal medico [provateci voi con otto persone intorno che si lamentano dei propri mali], anzi, da noi, non si legge proprio; fingiamo di non provare sconsiderata ammirazione per i racconti degli italiani Buzzati, Calvino, Landolfi, Pavese, Moravia, Verga e via discorrendo; vogliamo celebrare piuttosto il più importante premio letterario della penisola riservato alle narrazioni brevi: il Premio Chiara, giunto alla ventitreesima edizione e dedicato alla memoria di Piero Chiara. Questi i testi finalisti per il 2011: Guida agli animali fantastici (Guanda) di Ermanno Cavazzoni, Mosche d'inverno (Sellerio) di Eugenio Baroncelli, Una giornata al monte dei pegni (Einaudi) di Elena Loewenthal; verranno recensiti tutti e tre a partire da questo articolo.

Che premiare una raccolta di racconti sia di per sé meritorio è un fatto, ma non occorrerebbe selezionare dei testi di qualità in grado di riavvicinare un ampio pubblico a questo genere letterario? Di dimostrare che anche nella misura breve uno scrittore può mirabilmente dipanare una storia e dare vita a dei personaggi? Non mi sembra questo il caso della Guida agli animali fantastici di Ermanno Cavazzoni, un’opera dichiaratamente ispirata ai bestiari medievali, che hanno avuto proseliti – per lo più in chiave parodica – anche nello scorso secolo: si pensi a Bestie di Federigo Tozzi o a Bestie del ‘900 di Aldo Giurlani, ovvero Palazzeschi. Proprio da quest’ultimo Cavazzoni sembra mutuare l’idea di raccontare le presunte bizzarrie del regno animale, per soffermarsi con garbo e ironia su quelle reali degli uomini: così l’essenza velenosa dell’orina del leontofono per il leone diventa il pretesto per giustificare con la chimica lo sfinire di un amore e la litigiosità di due amanti; il lupo, o meglio il licantropo, non è che il risultato di una trasformazione umana dovuta all’insofferenza per i dettami sociali; la cicala che canta l’ottimismo, quando non c’è nulla che lo giustifichi, non può non far pensare a certi analisti o politicanti…

Va sottolineato che la maggior parte degli animali trattati nella Guida agli animali fantastici sono per l’appunto creazioni mitologiche, esseri immaginari, ma come tali vengono considerati anche quelli reali: «Le sirene, i centauri, la iena sono così integrati nel mondo fantastico, che poco importa sapere se esistono. Per certi bambini moderni sono leggenda anche gli alberi, perché mele, banane, arance sono per loro prodotti del supermercato, e così pure una bistecca di manzo o una coscia di pollo […]». I frequenti riferimenti bibliografici alla Naturalis historia di Plinio o alla Natura degli animali di Eliano, così come ad altri testi classici, non fanno del resto che rimarcare la sensazione che questi brevi brani (ben quarantasei in centosessanta pagine) siano un considerevole esercizio di arguzia ed erudizione, un divertissement che dopo un po’ viene però a noia, perché manca appunto la narrazione.

Nella premessa si legge: «C’è sempre il problema con gli animali di capire cosa vogliono dirci, se hanno delle ideologie, una metafisica, se considerano l’uomo un fesso, una divinità oppure un demonio»; ebbene, tale problema spesso sussiste anche con i libri.

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