Günter Grass, il Nobel che non scriverà più
Günter Grass, premio Nobel per la letteratura nel 1999, non scriverà più alcun libro. L'annuncio, riportato dalla stampa italiana nei giorni scorsi, è stato affidato alle righe della «Passauer Neue Presse», motivato dal fatto che l'autore de Il tamburo di latta si sente ormai troppo vecchio per affrontare la sfida di un nuovo romanzo. Per scrivere un romanzo occorre un lavoro di ricerca lungo e faticoso che Grass, a 86 anni, non pensa di essere più in grado di svolgere. Si dedicherà, così, solo alla sua attività grafica, ai disegni e agli acquerelli «anche se non so cosa ne verrà fuori», ha detto, ma convinto dal fatto che «dal disegno sono nati i primi testi».
Camera oscura, uscito nel 2008, sarà dunque il suo ultimo libro. Un testo autobiografico, nel quale Günter Grass continua la narrazione di un'epopea famigliare, quella sua, personale, il cui racconto era iniziato con Sbucciando la cipolla, pubblicato nel 2006. Dopo Camera oscura, ha pubblicato la sua ultima raccolta di poesie, Eintagsfliegen, in occasione del suo 85° compleanno, alla quale, dunque, non farà seguito nessun'altra parola.
Le dichiarazioni di Grass giungono a poco più di un anno da quelle di un altro importante nome della letteratura, Philip Roth. Anche il grande autore statunitense, infatti, dopo il suo Nemesis, uscito nel 2010, ha dichiarato che «giunto a questo punto (per lui le primavere sono 81), può anche bastare». Curiosa coincidenza, anche Roth, per dare il suo annuncio, aveva scelto, sul finire del 2012, un'intervista e le pagine di un giornale, che nel suo caso fu il magazine francese «Les Inrocks».
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Due ritiri, quelli di questi autori di caratura mondiale, che riportano alla mente le riflessioni di un autore italiano che chiuse con la scrittura in modo ben più tragico. Di lui, Primo Levi, restano peraltro alcune lucide riflessioni proprio sul "perché si scrive?". Nove sono i motivi (qui riportati in estrema sintesi) che furono individuati dall'analisi di Levi:
- Perché se ne sente l'impulso o il bisogno.
- Per divertire o divertirsi.
- Per insegnare qualcosa a qualcuno.
- Per migliorare il mondo.
- Per far conoscere le proprie idee.
- Per liberarsi da un'angoscia.
- Per diventare famosi.
- Per diventare ricchi.
- Per abitudine.
E in merito a quest'ultima motivazione la sua riflessione ci riporta al motivo per cui, alla fine, forse tutti smettono di scrivere. «Ho lasciato ultima questa motivazione – scrive, infatti, Primo Levi –, che è la più triste. Non è bello, ma avviene: avviene che lo scrittore esaurisca il suo propellente, la sua carica narrativa, il suo desiderio di dar vita e forma alle immagini che ha concepite [...]. Badi a quello che fa: su quella strada non andrà lontano, finirà fatalmente col copiare se stesso. È più dignitoso il silenzio, temporaneo o definitivo».
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