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“Greatest poems” di Ferlinghetti, un ritmo beat, una riflessione sull’uomo civile moderno

“Greatest poems” di Ferlinghetti, un ritmo beat, una riflessione sull’uomo civile modernoHa quasi cento anni Lawrence Ferlinghetti, ma non ha perso nei suoi versi la lucidità critica di chi non accetta ancora il mondo così com’è oggi.

Greatest poems di Lawrence Ferlinghetti è la più recente raccolta di poesie, forse la più significativa del poeta franco-italo-americano. Appena edita da Mondadori, come gemma preziosa della collana “Lo specchio, i poeti del nostro tempo” curata da Nancy J. Peters e tradotta accuratamente e con squisito senso poetico da Leopoldo Carra.

E la traduzione in un’opera poetica è un’operazione delicata e significativa. Lo ammetto con estrema sincerità: se non avessi trovato la nota del traduttore nell’explicit del libro, avrei trovato molti più ostacoli nel poter comprendere il significato complessivo di quest’opera poetica.

Infatti, a differenza di altre celebri antologie, in questo caso non sembra esserci altro criterio di strutturazione se non quello cronologico. Dai primi anni di composizione (1955-1961) fino al testamento finale: At Sea, ovvero Sul mare.

 

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È un ampio ventaglio temporale, che scorre lungo l’asse dell’evo moderno, dalla nascita della beat generation fino al secondo decennio di questo secolo. Andando oltre una semplice cronistoria, come è evidente, siamo davanti a un mutare di contesti significativi anche per carpire le dissonanze della società attuale: la generazione americana della prima contestazione, il mondo delle droghe e degli hippy; la contestazione giovanile degli anni Sessanta e Settanta; le crisi petrolifere e il neocolonialismo economico degli anni Ottanta e Novanta: le conseguenze dell’11 settembre 2001; e infine i nuovi sviluppi da decifrare del secondo decennio. Ma d’altronde, Lawrence Ferlinghetti ha più di novant’anni e ha potuto captare e vivere quasi un secolo storia. È proprio la storia con le sue ingiustizie, le sue dissacranti verità e le sue evoluzioni una colonna portante di una poesia di grande intensità emotiva (grazie anche a una rediviva e brillante trasposizione memoriale) e contemporaneamente di meditazione etico-morale.

Siamo davanti a un dettato poetico indubbiamente moderno, che abiura la rima classica e perfino buona parte della retorica tradizionale; che espone il soggetto in prima persona, ma non ha in se stessa un ritmo lirico; che s’intreccia con la narrativa, ma ne prende solo un accento prosastico; che ha un aspetto grafico sonoro espressionista, ma è fatta di fugaci immagini impressioniste. Non è l’Urlo di Ginsberg, perché il poeta non squarcia la realtà di una società conformista, capitalista e lobotomizzata. Però, si avverte nel contrasto fra bianchi e neri, nel carattere ribelle e dissonante lo spirito, anzi il marchio da cui nacque la rivoluzione beat.

“Greatest poems” di Ferlinghetti, un ritmo beat, una riflessione sull’uomo civile moderno

Ma ridurre questa silloge poetica a una summa di manifesti di protesta e rivoluzionari sarebbe un’operazione sacrilega. Significherebbe ridurre Ferlinghetti a quell’etichetta, che gli è stata sempre appiccicata sin da quando il suo nome andò oltre i bar e le strade di San Francisco. D’altronde lo ha ammesso lui stesso in un’intervista qualche anno fa: «Sono identificato per sempre con quel movimento letterario, perché i poeti beat li pubblicai io, qui alla City Lights».

Lawrence Ferlinghetti non è solo il promotore della poesia beat, l’uomo che con audacia indomita pubblicò The Howl. La sua poesia eclettica e dirompente quanto mai ce lo conferma.

In Greatest poems c’è la potenza vivifica del ricordo, di anni di viaggi, esplorazioni, convegni, reading e ricordi: San Francisco, New York, Parigi, Roma, Spoleto ecc... Micro e macro contesti ritratti con la pennellata veloce (quella delle parole, ma non si dimentichi che siamo davanti a un grande pittore) di un’istantanea che oggi diremmo “social”. Come quella di una mattina, dove a un semaforo due spazzini lavoratori incrociano per un istante la borghesia chic che con vanità accesa gironzola per le strade. In un solo frame due mondi opposti s’incrociano «come se proprio tutto fosse possibile tra di loro».

Fra sprazzi di ricordi languidi d’infanzia (la zia Emily, che lo adottò come figliolo, dopo la condizione orfana in cui si trovò improvvisamente Lawrence), immagini sublimi del mondo naturale e perenne ricerca di luoghi cari a sommi poeti del passato (penso alla boathouse di Dylan Thomas) c’è tutto un crogiolo di sentimento, passione, lirismo, devozione poetica e panteismo.

Come tutta la poesia beat, tuttavia, non si pensi che i collegamenti sinestetici, le metafore allusive, la miscela di immagini e i quadri di una società mutevole sì, ma cronicamente infestata di disuguaglianze e paradossi mai risolti, siano di facile comprensione. Non aiuta in questo l’asprezza del suono anglo-americano (quel parlato ormai rapido, telegrammatico e mediatico) e nemmeno un misto di prosa e poesia che talvolta spiazza il lettore, lo disorienta, lo dissuade dal comprendere il messaggio finale. Ed è per questo che, poco sopra, si accennava all’importanza fondamentale del lavoro di traduzione e spiegazione del messaggio “ferlinghettiano”.

“Greatest poems” di Ferlinghetti, un ritmo beat, una riflessione sull’uomo civile moderno

La sua parola poetica comprende tutto il potenziale espressivo del poeta, artista, intellettuale e uomo Lawrence Ferlinghetti: lirica, metaforica, visionaria, erudita e contemporaneamente colloquiale, stratificata, espressiva e moderna.

È una parola bachtiniana, che prosegue perennemente la sua ricerca.

L’operazione linguistica si ricollega indubbiamente a quella sociale: così come il linguaggio, anche la creazione di una società democratica e giusta è un’operazione che non si deve mai fermare, mai interrompere e che mai giungerà alla sua meta. Il paragone fra la ricerca continua e la navigazione infinita del mare («Ruggisce il mare ma non dice nulla, Oh quante storie potrebbe raccontare...») è l’ultima immagine di un poeta che ha tentato di fare la rivoluzione e ancora oggi non sa esprimere nelle sue poesie se c’è riuscito oppure no.

 

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La poesia contenuta in Greatest Poems è poesia di carattere sociale, di argomentazione politica, economica e morale. Per alcuni aspetti sembra di ritrovare nei versi di Ferlinghetti le parole sentenziose di uno scrittore, infinito ricercatore di vita e spiritualità come Tiziano Terzani.

Si tratta di artisti, uomini veri, spiriti di coscienza moderna che non passano inosservati e che sono destinati a lasciare ai posteri un seme che non è completo, ma che è il granello delle generazioni che li succederanno. O almeno la speranza è questa.

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