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Grandi fotografi grandi narratori – 27 Donald McCullin

Donald McCullin, CiproNegli anni Sessanta, mentre in Europa resisteva la pace seguita al secondo conflitto mondiale, sia pure sotto l’incubo di una possibile degenerazione della cosiddetta “Guerra Fredda” tra Unione Sovietica e Stati Uniti, nel resto del mondo nascevano conflitti dovuti sia alla fine del colonialismo sia alla lotta fra le due grandi potenze, al fine di a mantenere e possibilmente ampliare le proprie sfere d’influenza.
Di quei conflitti, chi all’epoca era abbastanza grande da comprenderli conserva, ancora oggi, il ricordo di molte immagini scattate da fotografi che, grazie a un lavoro svolto spesso in condizioni di reale pericolo, hanno portato i fronti di guerra sulle pagine dei giornali, sotto gli occhi di tutti.

Donald McCullin (Finsbury Park, 9 ottobre 1935) è un celebre fotoreporter britannico che ha documentato gran parte dei conflitti dagli anni Sessanta in poi.
Nato da una famiglia povera in un sobborgo popolare di Londra, il giovane Donald lavora come cameriere e fattorino finché, durante il servizio militare, finisce per caso alla sezione fotografica della RAF, dove impara a scattare immagini aeree e soprattutto s’impratichisce nell’uso della camera oscura. Tornato a casa e assunto allo studio di animazione Larkins, è coinvolto in diverse risse tra i giovani teppisti del suo quartiere, che diventano soggetti delle immagini realizzate con la sua prima macchina fotografica, e che accendono l’interesse del giornale Observer, primo a commissionargli dei reportage sulle bande giovanili.

Nel 1961, McCullin è a Berlino per fotografare la costruzione del Muro. In quel periodo, i principali quotidiani inglesi iniziano a pubblicare supplementi settimanali a colori, all’interno dei quali ospitano servizi dei giovani fotografi emergenti, spesso accompagnati dai testi di altrettanto giovani scrittori, dando così voce alle nuove generazioni.
In quegli anni, l’interesse di McCullin va al mondo delle periferie in cui è cresciuto, al disagio giovanile e alla vita precaria delle classi più povere e degli immigrati: le sue immagini in bianco e nero sono molto contrastate, cariche di rabbia e di violenza, sempre di forte impatto sullo spettatore.

Nel 1964, scoppiano gravi tumulti a Cipro, ex colonia britannica divenuta indipendente solo quattro anni prima, ma in preda a una guerra civile tra la maggioranza greca della popolazione e la minoranza turca, che sfocerà, in seguito, nella divisione del territorio in due entità separate. McCullin è inviato dal giornale a documentare le stragi di turchi da parte dei greci e il successo del suo reportage lo consacra immediatamente come “fotografo di guerra”.
Va, quindi, in Congo, dove i mercenari bianchi seminano il terrore e, subito dopo, in Vietnam, a seguire la famosa offensiva del Tet nel 1968, divenuta una delle più sanguinose battaglie di quella guerra e dove non si fa scrupolo di scattare immagini che documentano la ferocia e la crudeltà delle truppe americane nei confronti della popolazione civile.

Donald McCullin, BiafraLa sua visione della guerra ha origini precise, come ha dichiarato lui stesso in un’intervista, definendosi «un prodotto di Hitler: sono nato negli anni Trenta e sono stato bombardato negli anni Quaranta. Poi sono arrivati quelli di Hollywood e hanno cominciato a mostrarmi film sulla violenza». Le sue crude fotografie contribuiscono a orientare l’opinione pubblica americana, sempre più contraria alla guerra.

Subito dopo il Vietnam, tocca al Biafra, piccolo stato resosi indipendente per un breve periodo dalla Nigeria, che lo riassorbe al termine di un conflitto sanguinoso. Nonostante l’invio di aiuti da parte di molti Paesi come il Portogallo e l’Inghilterra, gran parte della popolazione è decimata da fame e malattie e le immagini di bambini sofferenti e denutriti scattate da McCullin e da altri reporter fanno il giro del mondo.

Nel 1970, McCullin segue la guerra in Cambogia, durante la quale viene ferito a seguito dello scoppio di un mortaio, mentre l’anno dopo è la volta del Pakistan Orientale, che la maggioranza bengalina proclama indipendente sotto il nome di Repubblica Popolare del Bangladesh, costringendo milioni di pakistani a rifugiarsi in India. Non si dimentica nemmeno della sanguinosa guerra religiosa scoppiata in Irlanda del Nord tra cattolici e protestanti, e della violenta repressione britannica, tanto che il governo di Londra, anni dopo, gli negherà il permesso di recarsi alle isole Falkland in occasione del conflitto con l’Argentina.

Dagli anni ‘80 in avanti, McCullin cerca altri soggetti, ma sempre piuttosto drammatici, come l’avanzata dell’AIDS in Africa, le epidemie di colera in India o le catastrofi provocate qua e là dall’incuria umana. Tra i numerosi libri pubblicati, spiccano anche una raccolta d’immagini della Palestina e un’altra dedicata alla martoriata città di Beirut.

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