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“Gli uomini e l’amore”, intervista a Antonella Boralevi

“Gli uomini e l’amore”, intervista a Antonella BoraleviAntonella Boralevi, giornalista e scrittrice nota al grande pubblico anche per le frequenti apparizioni televisive, presenta in questi giorni il suo nuovo libro Gli uomini e l’amore (Bompiani).

Gli uomini non sono più quelli di una volta. Non hanno più voglia di fare l’amore, per esempio, e si nascondono dietro mille scuse pur di non prendere l’iniziativa, anzi lasciano volentieri che sia la donna a fare il primo passo. Che fine ha fatto il maschio cinico e virile, lo sciupafemmine senza rimpianto, l’“uomo che non deve chiedere mai” nel cui mito siamo vissuti per anni? Semplicemente, come un animale a rischio di estinzione, per sopravvivere si è adattato ai tempi cambiando radicalmente il suo comportamento. Così, davanti a una donna sempre più forte, preferisce la fuga al confronto, e non ha pudore di nascondere la sua insicurezza. Eppure quest’uomo che scappa, perché non vuole “rotture” né responsabilità, guardato da vicino svela una tenerezza sorprendente: ha paura di innamorarsi e soffrire ma non di mostrare le proprie lacrime, insegue le amanti ma sogna il grande amore, soprattutto ha una grande voglia di raccontarlo. Agli amici, su Facebook, persino al lavoro, gli uomini d’oggi si scoprono romantici e sensibili, e dopo aver trascorso gli ultimi anni ad attingere dal guardaroba femminile, sembra che oggi ne abbiano saccheggiato anche l’immaginario. Antonella Boralevi osserva questi uomini, e le donne di cui non possono fare a meno, con passione e sensibilità di narratrice, e per farlo si rivolge ai personaggi che abitano i romanzi, che si rivelano, come spesso nella vita, una fonte di ispirazione molto affidabile.

Abbiamo rivolto qualche domanda all’autrice prima della presentazione milanese del libro, svoltasi alla libreria Mondadori di piazza Duomo.

 

Il suo libro sembra presentare un quadro un po’ desolante degli uomini di oggi.

Ma no, non è vero! Questo libro è un salvagente per la nostra solitudine. Quasi tutti noi, maschi e femmine, anche se siamo in coppia ci sentiamo soli perché non parliamo in modo intimo. Anche se abbiamo una relazione, ci teniamo tutto dentro in una sfera, non ci mettiamo mai in gioco. Ho scritto questo libro perché quasi tutte le donne che incontravo mi chiedevano “dove sono gli uomini? Non ci sono più gli uomini” e allora ho pensato di andare a stanarli, e provare a capire se è ancora possibile avere una relazione serena con loro.

Consiglio di leggere questo libro in coppia: aprire una pagina a caso, andare a leggere due o tre righe e su quelle cominciare a discutere insieme.

Io sto dalla parte degli uomini perché in questo momento sono loro quelli deboli: hanno alle spalle duemila anni di un’identità precisa, che li vuole forti, vincenti, che ci proteggono e ci comandano, ma nel giro di pochissimo tempo, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso il femminismo ha tolto il tappeto da sotto i loro piedi.

È chiaro che uomini, che hanno un’identità genetica, antropologica, sociologica che si portano dietro da secoli, impiegano ora tanto tempo a ricostruirsene una nuova. Allora qual è il punto? Loro, dopo cinquant’anni di femminismo ancora non l’hanno trovata, mentre noi donne, invece, pretendiamo che l’abbiano, che siano forti, dei veri machi come prima, ma anche dolci, sensibili, teneri, che ci aiutino in casa e siano dei bravi papà.

 

C’è quindi una quota di responsabilità o “colpa” da parte delle donne in questo spaesamento del maschio?

Per forza, ma più che una colpa direi che c’è una nostra pretesa esagerata.

Questo libro è costruito su due livelli, di cui il primo è una chiacchiera, scritta come se parlassi con le amiche, ed è quindi brillante e spiritosa. Però tutti i dati sono documentati, perché non ragiono sul nulla ma su dei fatti precisi.

Per il secondo livello ho fatto una cosa che forse non aveva mai fatto nessuno: siccome per me i romanzi sanno già tutto, li leggo e rileggo anche dieci volte, e i loro personaggi sono come degli amici, ne ho scelti quaranta come testimoni degli uomini. Spaziando dal Jay di Nell’intimità al Frédéric Moreau de L’educazione sentimentale, dal Pierre Bezuchov di Guerra e Pace al Barney de La versione di Barney, ho scelto di tutte le loro storie una minuscola scena, dieci righe o poco più, in cui è presente un’emozione maschile.

Cosa succede quando leggi questo libro? Entri in una doppia dimensione, perché da un lato chiacchieri, ma dall’altro la tua anima reagisce, perché questi grandi personaggi ti parlano e tu entri in una forma di disponibilità a incontrare gli uomini come sono adesso.

Perché il problema delle donne è tutto qui: accettare gli uomini come sono, non raccontarci una favola. Noi li abbiamo voluti così e non possiamo lamentarci, ma dobbiamo accettare le loro debolezze come loro accettano le nostre.

 

Quindi, secondo lei, prima o poi uomo e donna riusciranno a sistemare le cose tra loro e a trovare un nuovo equilibrio?

Sono sicura che noi possiamo stare in piedi, maschio e femmina, ciascuno per conto proprio però tenendoci per mano.

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“Gli uomini e l’amore”, intervista a Antonella BoraleviE cosa possiamo dire del lato negativo dell’uomo, cioè il fatto che lo spaesamento sembra averlo portato a esercitare una maggiore violenza sulle donne?

Il problema è enorme! Lei ha toccato un punto fondamentale, proprio perché l’uomo si trova privo di conferme sulla sua identità, anche nel mondo del lavoro oltre che nella coppia, scarica questa sua angoscia in aggressività verso l’elemento debole che si trova in casa.

La violenza, che è prima di tutto verbale, si parte dall’insulto e dalla disistima, e poi diventa fisica fino alla tragedia dell’omicidio, dipende proprio dal fatto che l’uomo non riesce a gestire questa sua angoscia. Io credo, e l’ho detto molte volte anche in televisione, che dovremmo iniziare a creare dei gruppi di aiuto anonimi, un po’ come quelli degli alcolisti. Quando un uomo si sente in crisi per il lavoro, o perché messo in discussione su più fronti, dovrebbe poter andare in un gruppo di autoaiuto, guidato da un professionista, dove però nessuno ti chieda il tuo nome o altro.

Così potremmo lavorare prima che accada il male. E la seconda cosa che dico è questa: smettiamola per favore di esortare soltanto le donne a denunciare, perché, siccome a me piace guardare i fatti, posso dire che delle circa novanta donne che sono state ammazzate da gennaio a oggi almeno ottanta avevano denunciato più volte il loro assassino. Smettiamo di lavarcene le mani e diciamo piuttosto “donne, è vero che dovete denunciare però, prima di tutto chiedete allo stato, e dobbiamo chiederlo tutte, che vi difenda e vi tuteli”. Non possono dirci di tornare a casa dopo la denuncia, come se niente fosse.

Occorre uno strumento giuridico che allontani definitivamente l’uomo violento, perché non è nemmeno giusto che una donna sia costretta a lasciare la sua casa per andare in un luogo protetto dopo che il marito è stato violento con lei.

 

Lei quindi propone una specie di soggiorno obbligato per gli uomini violenti?

Esatto, brava. Ottima idea!

 

Come mai con Gli uomini e l’amore è tornata alla saggistica dopo aver scritto diversi romanzi?

Tornerò sicuramente al romanzo, perché ho già l’idea per il prossimo che intendo scrivere. Ma dato che a me interessa molto ciò che accade nella vita, incontrare in continuazione donne che si interrogano a proposito degli uomini mi ha fatto sentire in qualche modo in dovere di mettermi alla ricerca delle ragioni per cui questo accade.

Mi piace pensare di poter dare una mano alle altre donne: ho voluto creare un libro che aprisse gli occhi a tutte noi, perché abbiamo sempre la tendenza a raccontarci delle favole. È comunque un libro brillante, non è un saggio ma una chiacchierata, come potrei farne con lei adesso, oppure con una mia amica, dicendo semplicemente “rendiamoci conto di come stanno le cose, perché è con la consapevolezza che le fai cambiare”.


Leggi tutte le nostre interviste agli scrittori.

Si ringrazia Giovanni Gastel per il ritratto fotografico di Antonella Boralevi.

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Commenti

Gentile signora Boralevi, come uomo le assicuro che la domanda che mi pongo è speculare alla sua: "dove sono le donne?".. perchè sa com'è.. anche noi qui si è un po' delusi dal non veder corrispondere la realtà con l'immaginario tradizionale.

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