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Gli universi paralleli: viaggi nel tempo e scelte etiche

Universi paralleliLe opere di Science fiction ci hanno da tempo abituati alle ipotesi sugli universi paralleli, tecnicamente definiti “controfattuali”, e ai loro paradossi. Questo è in genere valido per prodotti di ampia diffusione e consumo (film, romanzi, serie televisive e fumetti), ma la questione ha incuriosito – se non sedotto – anche la letteratura “alta” e alcune branche del sapere che vi hanno dedicato riflessioni e saggi critici.

La combinatoria dei possibili e l’incombenza della morte (raccolto in Sugli specchi e altri saggi, 1985) è il testo di un intervento di Umberto Eco a un convegno di logici e matematici, dove l’autore aveva il compito di trattare alcuni aspetti etici. Seguendo il suo pensiero, il problema degli universi paralleli non è tanto se essi possano verificarsi, ma piuttosto come noi possiamo immaginarci un mondo possibile in cui essi diventino veri a causa della verità delle loro premesse. Vale a dire: i mondi possibili non sono appannaggio della statistica, ma rientrano in una nozione inedita di possibilità numerabile solo in relazione al soggetto.

Per Guglielmo di Ockham, ci basterebbe muovere un dito per alterare tutti i rapporti dell’universo. Il valore delle possibilità realizzate è dato, in questo caso, dall’utilità, rispetto a un dato parametro, del nuovo ordine del cosmo conseguente alla mia volontà. Ma chi può accorgersi del mio gesto? Forse nessuno. Importa, però, che i rapporti, nel mio universo, sono cambiati. Nel mio universo (anche nel vostro, ci scommetto) ci sono corpi (il mio dito), ma pure categorie di incorporali (ad es. lo spazio, il tempo e il significato); perciò ne deduco che gli universi paralleli sono delle “possibilità incorporali” che hanno il medesimo diritto di cittadinanza dei corporali.

La possibilità dei viaggi nel tempo e dei paradossi temporali li troviamo, dice Eco, nell’ipotesi scientifica che a qualche livello microfisico valgano, come suggerisce Reichenbach, catene causali chiuse in cui A determina B, B determina C, C determina D e D determina A. Prendiamo un romanzo come La scoperta di Morniel Mathaway di William Tenn (1955). Mathaway è un pittore mediocre, affetto da manie di grandezza, che incontra un viaggiatore del tempo, un critico d’arte del futuro che lo loda come il più grande artista della Storia dell’umanità. Con l’inganno Mathaway s’impossessa della macchina del tempo del viaggiatore e fugge nel futuro, dove è ricoperto di gloria, lasciando nel presente quel critico d’arte che, per necessità, s’impossessa dell’identità di Mathaway e, sulla scorta dei disegni che ha portato con sé, dipingerà quelle opere che renderanno famoso il suo nome.

Il romanzo di Tenn pone l’accento su un aspetto cruciale, quello dell’identità. Anche l’identità è un rapporto, ovvero un incorporale. Si è “io” rispetto a proprietà di relazione stabilite come rilevanti in un certo universo di discorso. Ma l’io è tale anche in rapporto alla propria storia personale, sviluppatasi in un dato intervallo temporale. Per la fantascienza ucronica i mondi possibili esistono ontologicamente, ma come universi paralleli abitati da altrettante controparti. In cosa differiscono da noi queste controparti? Sono diverse per qualche aspetto (fanno lavori diversi da noi; hanno sposato persone diverse da nostra moglie, eccetera). Riflettono atteggiamenti proposizionali, come nel nostro universo (credono, vogliono, sognano, amano e desiderano proprio come noi).

In La signora Dalloway di Virginia Woolf (1925), la protagonista, Clarissa, è una signora inglese di mezza età che passeggia per Londra in una radiosa mattina di giugno. Darà un ricevimento, durante il quale rincontrerà amici e conoscenti che non vedeva da anni, tra cui Peter Walsh, l’uomo che respinse in giovane età per Richard, un diplomatico, un uomo agiato che ha sposato e col quale ha costruito la sua vita attuale. Virginia è appagata, ma nel suo intimo sente ancora forte il legame affettivo con Peter, spirito irrequieto e contestatore che poi emigrò in India. Sente che non le avrebbe potuto dare le certezze che le ha dato Richard; eppure la Woolf ci apre insospettabili squarci nell’intimo del personaggio: «Non avrebbe mai detto che uno è così o cosà. Si sentiva molto giovane e al tempo stesso indicibilmente vecchia. Affondava come una lama nelle cose; e al tempo stesso ne rimaneva fuori, osservava […] che importava se doveva ineluttabilmente cessare di esistere, e tutto sarebbe continuato senza di lei; le dispiaceva, forse? O non la consolava piuttosto credere che con la morte finisce tutto, completamente, ma in qualche modo […] sarebbe sopravvissuta, e Peter anche […] Oh! Se avesse potuto ricominciare a vivere daccapo! […] come sarebbe stata diversa!».

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Universi paralleliHo citato questo passaggio perché pone l’accento sull’aspetto etico-morale. Il mondo possibile viene qui comparato a un mondo reale che deve essere ridotto pure esso a un costrutto (nel nostro caso di tipo linguistico o semiotico, parlando di fiction). La scelta è uno di questi imperativi etici; scegliendo forgiamo il corso del nostro destino (a volte andando incontro o allontanandoci dalle nostre aspirazioni, per i motivi più diversi). Converrete che siamo nei dintorni di raffinati racconti come Il giardino dei sentieri che si biforcano (1941) di Jorge Luis Borges; o di celebri pellicole come Sliding Doors (1988) di Peter Howitt, Donnie Darko (2001) di Richard Kelly o Ritorno al futuro (1985) di Robert Zemeckis, nel quale il personaggio di Marty McFly non vive solo il disagio di provare attrazione per sua madre giovane, ma pure la necessità di sopravvivere nella linea temporale del suo universo facendo in modo che sua madre si innamori del ragazzo che diventerà suo padre.

Una costante degli universi paralleli è che essi vengono costruiti contrattando le condizioni rispetto alle quali cose e individui vi sono descritti. Solo alcune proprietà sembrano essere rilevanti. Perciò, in un universo tangente, è probabile che non abbiate dato ascolto a vostro padre che vi voleva iscritti a Giurisprudenza per poi farvi entrare nel suo studio associato, con una solida posizione, ma che abbiate dato ascolto a quella vocina interiore che vi invitava a seguire le vostre inclinazioni espressive e vi siate iscritti al D.A.M.S.. Quanti rimpianti, forse. Quanti se… A questo ha pensato pure una serie di comic novel della Marvel, dal titolo What if? (E se Peter Parker non fosse stato morso da un ragno radioattivo? Niente Spiderman?). La domanda legittima, in questo caso, è: «Ha senso lavorare, sospirare, tormentarsi per favorire la “controparte” di un universo parallelo?».

Ci vengono in aiuto i classici, e nella fattispecie Italo Calvino, con Le città invisibili (1972): «Al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con una sfera di vetro in ogni stanza. Guardando dentro ogni sfera si vede una città azzurra che è il modello d’un’altra Fedora. Sono le forme che la città avrebbe potuto prendere se non fosse, per una ragione o per l’altra, diventata come oggi la vediamo. In ogni epoca qualcuno, guardando Fedora qual era, aveva immaginato il modo di farne la città ideale, ma mentre costruiva il suo modello in miniatura già Fedora non era la stessa di prima, e quello che fino a ieri era stato un suo possibile futuro ormai era solo un giocattolo in una sfera di vetro».

Mentre lavoriamo e cerchiamo di cambiare noi e il nostro mondo il tempo scorre, il mondo si trasforma e le regole di cambiamento devono essere sottoposte a continua revisione. Ma il fatto che a Fedora esistessero individui che lavorassero a un progetto diverso di Fedora, rende la città sempre disuguale a se stessa. Accade così anche con la nostra vita. Gli universi paralleli non sono perciò sopra, sotto o a lato dell’universo reale nel quale viviamo, ma secondo la lezione di Calvino sono incassati, non solo sintatticamente, nel mondo reale che li produce. La memoria di quel che siamo, ma anche di quel che avremmo potuto essere, è in noi. Sentimenti, incontri reali e immaginari (distinzione aleatoria!), sogni e aspirazioni, progetti mai realizzati. I controfattuali sono perciò uno dentro l’altro e ciascuno partecipa della realtà del suo contenitore. Nel palazzo delle sfere di Fedora ciascuno sceglie la città che corrisponde ai suoi desideri. Ma altri progetti e ulteriori scelte sono possibili per quanto, nella sequenza del tempo lineare, nell’universo reale in cui cresciamo come individui biologici, le nostre possibilità potrebbero ridursi. I costrutti epistemici degli universi paralleli rappresentano una prospettiva etica irresistibile, e motivo di conforto. Possiamo sempre migliorarci, almeno fino a che la morte – evento fattuale e accidentale – non venga a interrompere brutalmente i nostri traffici. «Ma questa è un’altra storia», per dirla con Michael Ende, «e si dovrà raccontare un’altra volta».

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Commenti

Durante una giornata di letture sul migliore dei mondi possibili di Leibniz, direi che cade a fagiolo. E' interessante vedere lo svilupparsi di questa teoria nelle immagini offerte dalla letteratura. Un altro spunto potrebbe essere questo: esiste davvero la libertà individuale, nell'ipotesi di universi paralleli? Se è presente un altro io, che però ha caratteristiche diverse, non può essere questo un segnale di vite già scritte?

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