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Gli incendi di biblioteche più celebri della storia

Rogo libriQuali sono gli incendi di biblioteche più celebri della storia? Siamo certi che a una domanda del genere ognuno penserebbe, forse quasi esclusivamente, al più celebre di tutti, quello della biblioteca di Alessandria d'Egitto, nel 48 a. C. ad opera di Giulio Cesare (anche se probabilmente i colpi fatali arrivarono in seguito, con l'incendio del 270 d. C., con quelli del periodo 391-415 d. C. e da ultimo con il rogo voluto dall'emiro Amr Ibn al-As, nel 642 d. C.).

Eppure sono moltissimi gli episodi, fortuiti o voluti dall'uomo, che hanno visto il fuoco distruggere in pochi attimi ingenti patrimoni culturali. L'ultimo in ordine di tempo è quello che 4 giorni fa ha colpito la biblioteca storica di Mosca. Causate, pare, da un corto circuito, le fiamme hanno danneggiato gran parte dell'edificio, con danni ingenti al patrimonio scientifico e culturale di una delle più grandi biblioteche russe, custode di oltre 14 milioni di volumi tra i quali testi rarissimi in lingue slave. Diverso, in quanto il fuoco è solo metaforico, un episodio risalente al secolo scorso quando, nella notte tra il 25 e il 26 agosto 1993, vi fu il bombardamento della biblioteca di Sarajevo, distrutta dalle granate incendiarie dell'esercito serbo bosniaco. Anche in tal caso furono ridotti in cenere migliaia di libri.

Ma basta consultare volumi come Altre inquisizioni, di Jorge Luis Borges, ed. Adelphi, Libri al rogo, di Lucien X. Polastron, ed. Sylvestre Bonnard, e Non sperate di liberarvi dei libri, di Umberto Eco e Jean-Claude Carrière, ed. Bompiani, per riscoprire decine di altri episodi simili. Il primo della storia fu forse il rogo voluto dall'egiziano Akhenaton, che nel 1358 a.C. distrusse la grande biblioteca di Tebe. Dopo il faraone anche un uomo per certi versi straordinario come l'imperatore Shih Huang-Ti, il fondatore della dinastia Ch'in e ideatore della famosa muraglia, nel III sec. a. C., ordinò l'eliminazione di tutte le opere scritte prima di lui cancellando in un giorno tremila anni di storia e di memorie. Lo stesso folle orgoglio che fu alla base, nel 1258, della distruzione delle 36 biblioteche di Baghdad da parte dell'armata mongola guidata da Hulagu.

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Parlando di strutture dove predominano i materiali facilmente infiammabili, nella storia furono tantissimi i roghi, anche fortuiti, che portarono con sé numerosissime opere delle quali resta traccia solo nelle citazioni. Ma nonostante l'impegno del caso e della cattiva sorte, è sempre la mano dell'uomo a far più notizia. I roghi dolosi sono sempre quelli che meglio riescono nell'impresa di cancellare volumi e quanto essi contengono. Così ricordiamo gli innumerevoli roghi della Roma imperiale, da quello di Augusto, vissuto tra il 63 a. C. e il 14 d. C., che fece bruciare le opere di storia «non gradite», a Caligola (12 – 41 d. C.), che ridusse in cenere i versi di Omero e Virgilio, mentre Diocleziano (244 – 313 d. C.) ordinò che fossero bruciati tutti i libri cristiani.

E proprio la Chiesa, anni dopo, seppe largo uso del fuoco per eliminare i libri «profani» o comunque sgraditi. Basti pensare che già lo stesso San Paolo (prima metà del I sec.), come riportato negli Atti degli Apostoli, predicando a Efeso spinse i nuovi fedeli al primo degli autodafè: «Portarono i loro libri assieme e li arsero in presenza di tutti. Così la parola di Dio cresceva potentemente e si rafforzava».

I roghi della Chiesa, proseguiti sin oltre l'Età dei Lumi,  sono poi stati sostituiti da quelli di altri fondamentalismi. Pensando ai roghi nazisti delle opere di autori ebrei, il più grande dei quali fu il 10 maggio 1933 a Berlino e, più recentemente, a quelli del mondo arabo, non possiamo far altro che sperare che restino limitati a questo elenco gli incendi di biblioteche più celebri della storia.

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