In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Perché è importante leggere

Come leggere un libro

Gli emersi dall’inferno on line

[Settimo Girone della Rubrica All’Inferno, scrittore esordiente!]

Peter Paul Rubens, La caduta degli angeli ribelliIl web pullula di personaggi, alcuni sono già famosi in altri campi, altri lo diventano grazie alla rete — meritandosi ampiamente la celebrità —. Gli ultimi, quelli che c’interessano in questa rubrica, acquisiscono un ampio parterre a suon di post cattivissimi.

Per quanto riguarda i grandi nomi che si concedono alla rete, Nonciclopedia si esprime così: «Il blogger famoso scrive sul blog perché glielo chiede qualcuno: una testata giornalistica, una rivista online, e così via.[...] non ha assolutamente bisogno di essere letto e non condivide le regole assiomatiche dello scambio di commenti dei blogger comuni. [...] La quantità di commenti che riceve si avvicina a cifre abominevoli [...]. I blogger famosi aggiornano il blog tre volte al mese al massimo, perché ovviamente hanno altro da fare».
Ma ci sono anche i famosi — poi blogger famosi —, che scrivono nel proprio angolo personale — poi angolo mondiale — postando quotidianamente e senza tirarsi indietro quando è il momento di rispondere ai lettori. Sì, insomma, c’è anche Loredana Lipperini, personaggio di fama conclamata, non a caso su Twitter è soltanto La Lipperini.

Se si parla di lit-web — e noi di questo parleremo —, bisogna decidere da che parte stare. La via della notorietà non prevede patteggiamenti. Il primo caso è il più semplice e quello maggiormente seguito: avere un blog letterario che parla bene di tutti gli altri blog letterari e recensisce bonariamente qualsiasi autore abbia scritto qualunque cosa.
A volte può bastare la condivisione del link di un articolo già piazzato altrove. Scegliete accuratamente i blog che volete far diventare un po’ vostri, abbonatevi al loro RSS — va bene anche tramite reader, ma se l’autore vi sa come fedelissimi la cosa funziona meglio — e, nel condividere il pezzo, ditevi sempre d’accordo. L’importante è che il pingback — il link di ritorno del vostro articolo — sia piazzato in bella vista sul blog famoso. Se poi avete del tempo libero — e dovete assolutamente trovarlo —, dovete farvi vivi come commentatori assidui. Insomma, questo è il caso del blogger di sani istinti conservativi e buona lena nella propria promozione. Non dico sia un atteggiamento sbagliato, ma alla lunga si viene tacciati per incensatori a comando, tutto qui.

Vediamo, allora, il secondo caso, quello che preferisco, per motivi che dovreste facilmente intuire: il blogger castigamatti.
Ci sono due tipi di castigamatti, ed è facile capire a quale casistica appartenga ogni blogger:  il castigamatti per vocazione e quello a cottimo. Il primo parlerà male di case editrici, libri, autori e mondo letterario senza battere ciglio, convinto di rendere un servizio al mondo. L’altro lo farà per partito preso, ché i blogger buonisti a fini pubblicitari ormai spopolano e ci vuole poco per uscire dal branco. Tendenzialmente mi stanno entrambi simpatici: nei libri, prendo sempre le parti del cattivo e, nel web, quelle dei cattivi soggetti.

Avendo stabilito che, per i buonisti, non c’è bisogno d’aggiungere nulla — l’intensa salivazione auto-promozionale te la ritrovi alla nascita, oppure ti eserciti quotidianamente sul campo —, credo sia giusto immergerci in qualche bel blog che non la manda a dire. Facendomi uno scrupolo deontologico, non vi citerò mai il mio. Non l’aveste capito, sono anni che cerco di diventare un personaggio da web.

Se si parla di personalità scomode legate ai libri, non si può non citare Gamberi Fantasy. Il sito si occupa di «recensioni di romanzi fantasy e di generi affini [...], ma dal gennaio 2010 è cambiata la politica del blog e le recensioni di opere italiane sono diventate l’eccezione. La decisione è stata presa in considerazione della scarsa qualità media che offrono i romanzi italiani.»
Ha le idee chiare anche Personalità Confusa — il nome non tragga in inganno! —,  che si presenta come «un blog come li facevano una volta. [...] La cronografia di un modo del tutto personale di distinguere il bene dal male, e il brutto dal bello». E tanto per rimanere in tema col blog precedente, vi consiglio di leggere l’articolo Fantasy.
Insomma, se un libro è brutto, Gamberi Fantasy e Personalità confusa lo dicono senza tante cerimonie. Lo dicono sì, ma con un nickname. Altri riescono a fare meglio. Non in termini di recensioni, sia chiaro. Intendo dire che blogger altrettanto taglienti hanno deciso di metterci la faccia, con tanto di nome e cognome.

Eccomi, allora, a citare Gianni Falconieri e il suo sito «destinato a raccogliere […] segnalazioni e recensioni, soprattutto di e-book gratuiti ed auto-produzioni». Il bello di questo posticino è che le recensioni sono molto accurate e, soprattutto, assolutamente oneste, ai limiti del lecito. Forte di questo, Falconieri ha deciso, tra le altre cose, di aprire una categoria dedicata ai libri proibiti. Al momento lì ospita anche Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni.  
Falconieri è destinato a diventare un personaggio da web? Certamente sì. Ma il suo non è un caso unico — raro sì, ma in buona compagnia —. Accendiamo i riflettori sul blog di Giuseppe Iannozzi, giornalista, critico e castigamatti per vocazione che mira a uccidere; fare feriti non rientra tra le casistiche contemplate. Sul suo blog trovate un utile Corso di scrittura per critici letterari che presenta le cose in questi termini: «[…] Lo scrittore è un soldato il cui compito è quello di eliminare i suoi simili. […] Sugli editori c’è ben poco da sapere: tutti sono un po’ mafiosetti.»

Tra i castigamatti — e immagino si farà vivo per dirmi che il termine non gli sta bene — è il caso di citare anche Lucio Angelini e il suo Cazzeggi Letterari. Angelini è insegnante, scrittore per ragazzi, traduttore letterario e blogger, un blogger che riesce facilmente a far saltare i nervi a molti autori. Tra i suoi lettori trovate anche Paolo Ferrucci, autore di gialli e mistery, che è riuscito a inserire in un solo commento una serie di cose indicibili, tutte quelle che gli incensatori da web dovrebbero evitare come la peste: «Nazione Indiana è attualmente un gruppo di intellettuali molto eterogeneo che — nei post — ad alcune cose sensate e pregevoli mescola molta, troppa cialtroneria gratuita, mentre nei commenti raccoglie tanta di quella spazzatura che, quando si entra lì dentro, si sente un’aria irrespirabile. È come vedere una strada piena di cassonetti rovesciati. Qui, di autorevolezza critica neanche l’ombra. Lipperatura è un blog in cui c’è una tenutaria che tiene i suoi sermoni, esibisce il proprio ego, cerca di legittimare sul web la propria identità di giornalista cartacea e le proprie tesi, impegnandosi a raccogliere e a convogliare i feedback in maniera del tutto arbitraria e personalistica. Di autorevolezza critica, neanche l’ombra. Vibrisse è un ex-blog collettivo — defunto da tempo — che ora è solo il salotto di uno scrittore/insegnante di scrittura (il tenutario) che usa quella sede per vendere i suoi corsi, rivolgendosi a un pubblico che s’illude di poter — un giorno — entrare a far parte di una “società letteraria” che Giulio Mozzi evoca continuamente, ma che dubito seriamente esista. Anche qui, di autorevolezza critica ce n’è poca, mentre sull’onestà intellettuale non so dire. Sul Romanzo è… Vai avanti tu, Lucio, che mi viene da ridere! Basta entrarci per capirlo.»

Shining, Jack Nicholson, Stanley KubrickEcco, queste cose qui, se decidete di lisciare il pelo ai lit-blog non le dovete proprio scrivere. Vanno bene, invece, se decidete di farvi spazio a colpi d’accetta.

Ancora due righe sulla fama online.
Anche i concorsi letterari servono. In un girone precedente, vi avevo raccontato perché partecipare; alle cose già menzionate aggiungete il fatto che il mondo dei concorsisti è davvero piccolo. Andando alle premiazioni, rivedrete vecchi amici e nemici, che certamente avete già tra i vostri contatti Facebook. Condividete i loro successi e loro faranno altrettanto coi vostri: aver vinto lo stesso concorso fa di voi dei fratelli di sangue.
Vi avevo promesso, però, di svelarvi anche i motivi per non partecipare.
Partiamo dai big.
Tiziano Terzani suggerisce «di controllare chi ha avuto il premio prima di te. Io, di solito, ci scopro sempre qualcuno che disprezzo.» Perché, già lo dicevamo, il mondo dei concorsisti — grandi, medi o piccoli — è uno stagno in cui si incontrano sempre gli stessi pesci. A volte, si tratta di antipatici scorfani. Sul risvolto di copertina de La morte di Marx e altri racconti (Einaudi, 2006), Sebastiano Vassalli ha voluto imprimere un imperioso «Per volontà dell'autore questo romanzo non partecipa a premi letterari». Andrea De Carlo ha ampiamente spiegato perché non fa parte degli adepti di Premiopoli: «Da anni non partecipo con i miei romanzi ai premi letterari. Non è una scelta ideologica, nasce dall’esperienza diretta. Il fatto è che so come funzionano i premi, almeno quelli che incrementano le vendite di chi li vince». Erri de Luca, in un’intervista, racconta che questi premi appartengono a una società letteraria di cui non vuole far parte. 

Ma qui siamo ancora nell’olimpo letterario, per noi comuni mortali i motivi possono essere altri. Ozoz li elenca per noi. «NON partecipo ad un concorso letterario se: [..] è prevista una tassa di partecipazione superiore ai 15 euro; gli unici premi in palio sono coppe, targhe et similia, a cui si aggiunge la pubblicazione in antologia o su un sito internet; l'unico premio in palio è la pubblicazione del solo vincitore, ma ad opera di una casa editrice priva di distribuzione nazionale; il rapporto tra tassa di partecipazione e ammontare del premio è troppo basso; è prevista una tassa di partecipazione ma il premio non è in denaro; [...] tra i premiati della precedente edizione ci sono molti autori della stessa zona in cui il premio viene organizzato; non è prevista delega per il ritiro dei premi; nel bando non sono specificati premi; il concorso è organizzato da un privato.»
Se poi vi rendete conto che il premiato e i giurati si conoscono da tempo, il testo vincente è una chiavica e i finalisti sono ogni anno gli stessi, fatevi delle domande e datevi delle risposte.
E questo lo aggiungo io e, credetemi, ho buoni motivi per farlo.


L'Ottavo Girone della Rubrica All’Inferno, scrittore esordiente! sarà on line il 21/04/2012.

Parleremo di come muoversi nell'infernale realtà e delle scuole di scrittura creativa.
Incontreremo Sandrone Dazieri, una sconsolata che non ce la fa, gli esordienti dall'invito recidivo, Mauro Cardinale, Scrittore Vincente e Alberto Boffo.

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Commenti

Credo tu abbia ragione, ci sono già mamme e nonne che incoraggiano lo scrittore che zoppica... Il resto del mondo può permettersi di dare un consiglio ortopedico.

...un salutone al King Iannozzi,che trovo fine e discreto (nelle accezioni positive).volevo informare il web che ho chiuso il mio blog e ho deciso di leggere solo Giramenti e King Lear.Piaggeria?.Anche!!! e poi questa rubrica.a me mi piace si può dire?...

Se sono complimenti, li puoi scrivere anche in klingon!
Certo che è un peccato chiudere il blog, poi non puoi più linkarlo alla firma. :)

Lele, permettimi però: non chiudere il blog. Hai un gran bel seguito. Non è un peccato chiudere i battenti proprio ora? RESISTI. Ma, chiaramente, se hai altri impegni che non ti permettono di tenere ancora vivo il blog, allora...

Grazie, Lele. Credo che la critica non possa soggiacere alle pretese del mercato editoriale, che piazza sugli scaffali almeno 6000 titoli nuovi all'anno e quasi tutti indicati come dei capolavori o delle rivelazioni. Ovvio che non sono in grado di leggere tutte le nuove uscite, ma se c'è bisogno d'una stroncatura la faccio senza pormi problemi: la mia deontologia è una e una sola, "leggere il libro e poi criticarlo", per cui non mi affido mai alle cartelle stampa. E anche per delle semplici segnalazioni da parte mia, occorre sempre che io abbia prima letto il libro: non mi oso di segnalare un libro se questo non è stato da me letto, perché chi mi legge ha in me fiducia e io non ho la viltà di segnalare cose che non ho letto, di cui so poco o nulla, o solo il poco che è indicato nella cartella stampa. Molti segnalano e consigliano libri che non hanno mai letto, questo per compiacere gli editori. Io non lo faccio. L'ho detto e ribadito in più d'un'occasione. In tal senso sono un castigamatti, come giustamente ha detto Gaia.

Caro Lele, sempre in trincea, mi raccomando. E grazie ancora: troppo generoso con il sottoscritto.

...quoto King Peppe ( quanto mi piace scrivere "quoto"!!!!) sull'argomento "la mamma dei poveri editor è sempre incinta" e da buon funzionario di un'azienda di distribuzione qualcosa l'ho intuita anch'io,e trovo i "consigli per gli acquisti" di ReLear dei sani "repulisti",igienizzanti e digestivi,puro "napalm" disinfestante in una selva di ricche sterpaglie e di poche more.Così come trovo mera tossicodipendenza (per me) le "scretinate" di Giramenti,dove la Gaia plasma fanghiglia gustosa,per noi scrofacce grufolanti,nel "global&silly" internautico.Per quanto riguarda il mio blog,ho deciso di dedicare un po' di tempo a leggere quelli bravi ( visto che il mio lavoro comporta anche una conoscenza di una 90ina di "opere" annuali ) e sarò felice ospite di un blog di alcuni amici saggi e di un gruppo di affamate ventenni che si occupano di cucina "grassa e colesterolica".( Gaia,ripeto,a me la tua rubrica mi piace.e a me mi piace anche come l'hai concepita: senza peccato.Madonna webmasterizzata.Ecce tomo)...

E miracolo fu, da gemelli a vergine senza nemmeno cambiare compleanno!
Sono lieta che tu mi segua, lietissima. Di solito la gente mi segue con pessime intenzioni: gli autori strapazzati hanno messo una taglia su di me, mi scoccia un mucchio che non sia una 42. Ci tenevo a sembrare magra e arcigna, dovrò accontentarmi di sembrare arcigna.

Caro Lele, un operatore culturale ha il dovere di segnalare e dire, sempre secondo il suo metro di giudizio, qual è la sua verità su un dato libro: io non me la sento proprio di segnalare libri che non abbia primo letto, perché i miei quattro lettori manzoniani hanno fiducia nel sottoscritto e se mi pongono delle domande io devo esser in grado di dar loro delle risposte chiare e semplici, chiare e semplici perché tutti devono poter capire. Spesse volte leggo recensioni che sono un gran pastrocchio, diciamo pure incasinate: le capisco io e pochi altri addetti ai lavori, ma non il lettore che con il linguaggio dei critici ha poca o nulla dimestichezza. Si aggiunga poi che, in molti casi, le recensioni di alcuni sono piene zeppe di parole ma vuote di qualsivoglia sostanza.

Se hai bisogno di dedicare maggior tempo a te stesso, caro Lele, ti capisco: io stesso faccio una fatica della Ciccone ^__^ a star dietro a tutto, non ho quasi più il tempo di respirare e non è che faccia quel che faccio per danè... il sottoscritto non becca un euro né ho mai chiesto danè per quel che faccio. Qualche volta riesco a vendere un pezzo a un giornale, ma non si campa di scrittura né di critica letteraria. Qualche volta mi chiedo perché mi adoperi così tanto per la diffusione della cultura e sempre mi rispondo che sì, sono un po' fuori di testa. ;-)

Bah... che critica sei tu, Gaia, che manco ti sei accorta che le house di moda hanno modificato le loro misure trasformando le vecchie taglie quarantasei in giovani quarantadue per togliere la raggelante sensazione di essere ingrassate a dismisura? Roba da donne, noi maschi la taglia la vogliamo esclusivamente sulla testa, fa più macho... :D

Raramente faccio critiche modaiole, è un campo in cui risulto poco credibile.
Volutamente poco credibile.

@gli amanti della critica: il critico si pone necessariamente sul gradino più alto da dove è concesso dire di tutto solo perché il gradino che gli sta sopra è dietro alle spalle e non si vede, anche se la coscienza in rari casi ne intuisce una possibile quanto sgradita presenza. Quel superiore gradino sarebbe anche calpestabile dallo stesso critico se questi decidesse di scrivere a propria volta esponendosi alla critica altrui, quasi sempre detestabile... ;°)

Io non mi pongo su alcun gradino, ma avendo come nick King Lear, al limite, mi posso disporre sul trono e rischiare, non poche volte, di essere linciato dagli autori. Per assurdo, ma neanche poi tanto, coloro che hanno scritto uno o due libri pensano subito di essere dei grandi autori, che non è possibile non amare le loro opere e che non è giusto dirle invalide. Quando un autore scrive e pubblica e quindi si espone a critica e pubblico, non può puoi piangere che il suo lavoro non sia piaciuto. Purtroppo viviamo in una società che ha fatto del capolavorismo una permutazione.

Quello che hai scritto percorre solo il senso che dalla tua persona punta dritto al lavoro altrui, ma dimentica il diritto di essere dell'altra visuale, quella dell'autore che considera l'impegno del critico. Purtroppo viviamo in un'epoca dove la critica è più agevole dell'impegno profuso da chi si mette al centro delle critiche... e te lo dice un signor nessuno che non ama essere qualcuno e che non ha mai scritto nulla di apprezzabile dalle masse. Un Re non critica mai, se è il caso assolve o condanna ma, soprattutto, non è criticato che dal boia che gli posizionerà il collo sul ceppo.

Al critico non puo' che interessare il risultato finale.
Uno scrittore, o sedicente tale, puo' aver impiegato anche 40 anni a scrivere il suo libro, ma alla fine conta solo il risultato. Comprendo lo sforzo di chi ha scritto, ma io non devo criticare lo sforzo dello scrittore, bensì il risultato.

Caro Gius, il capolavorismo sta diventando il male del secolo... amputare, amputare alla svelta! ;)

Il capolavorismo: un canchero da asportare e al più presto.

Ho dato una scorsa al blog di Iannozzi e vi ho ritrovato quasi tutti i nomi degli imbecilli che mi hanno, a vario titolo, insultato nei blog che infestano con la loro "cultura", tenuta insieme dalla memoria e non da un processo sintetico risultante dalla comprensione. È con disappunto che prendo coscienza del fatto di non essere l'unico odiato del web, ma per fortuna l'odio non accomuna gli odiati, così come l'amare la stessa motocicletta non garantisce la stessa meta.

Avendo i nomi degli "imbecilli" si potrebbe contattare Interflora...

A quale scopo altri regali? Tanto quanto la consapevolezza ha in sé l'implicito guadagno, così la boria, per inversione analogica, regala la perdita.

...Gaia,non solo il capolavorismo,aggiungerei la disfunzione del quinto Chakra di certi "critici",come "male del secolo"..

Potrebbe aiutare la lettura del manuale "Reiki per rinco", ovviamente della "Cialtroni Editori". Devo dire a Mario Borghi di metterlo in catalogo...

Confesso di avere partecipato a svariati concorsi letterari, però non ho mai pagato una lira e ho vinto una volta un libro e un'altra un buono per scaricare musica da Itunes.
Confesso anche di avere sparlato vergognosamente di libri che non andrebbero bene nemmeno sull'isola dei famosi al posto della carta igienica, di scrittori che scrivono pavoneggiandosi allo specchio e di bloggers incoerenti (vedasi "pecunia non olet" che ha scatenato le ire del bel web).
Confesso che quando capito sul blog della Lipperini non riesco ad andare oltre le prime cinque (delle oltre venimilatrecentoquindici) righe di ogni suo augusto post, anche perché so già di cosa si parla.
Ammetto di avere sparlato di Iannozzi, il quale mi ha inserito nel suo libro delle calunnie, ma non me ne pento.
Confermo che scrivo benissimo e che l'autrice di questo articolo e io fonderemo la Cialtroni Editore.
Riscontro di avere mandato una mail al limite della querela a un sito (ozoz) che non voleva pubblicare un concorso indetto dall'associazione cuturale con la quale collaboravo (concorso gratis, senza alcun obbligo e che prevedeva tra i premi la consegna dell'antologia pubblicata con i rani pervenuti).

Informo che un signore ieri 17 aprile 2012 mi ha tamponato violentemente sulla SS 131, a pochi chilometri da Porto Torres, trascinando (e sfasciando completamente) la mia macchina (Xara Picasso, quindi bella pesante) per oltre cinquanta metri, costringendomi a indossare un indecoroso collare ortopedico.

Nonostante tutto, sono famosissimo. Chiedetemi l'amicizia e valuterò.

Sono riusciti a farti mettere il collare, ma nessuno potrà mai tenerti al guinzaglio.
Bisogna pur trovare il lato positivo della situazione, no?
Mario, forza e coraggio, e rimettiti in forma: mi servi (fare casini da sola non è divertente). :)

"Ozoz", un sito di dementi pompati sul quale mi sono fermato due o tre giorni, non ricordo esattamente perché quando devo spisciazzare contro un muretto già compromesso da altri rivoli incapaci di asciugare non mi metto fretta.

L'avere amici è disonorevole, perché indica il possesso della capacità di scendere a compromessi convenienti...

Se poi urli "demente" al primo che passa, il problema di scendere a compromessi non si pone nemmeno. Massimo, su, un po' d'elasticità...

Elasticità: Elemento che riveste un'estrema importanza nella fionda, tende a invertire le proprie caratteristiche quando trova applicazione nelle relazioni sociali. Quando l'elasticità non è gestita con accortezza nella fionda la ripercussione è dannosa per chi la impugna, mentre nelle relazioni sociali... pure... :D

Demente: epiteto equivoco usato per offendere, anche se non in modo grave, intere collettività caratterizzate dalla condivisione di valori a carattere associazionistico e non di principio. In realtà il termine demente indicherebbe una povertà mentale talmente diffusa... da costituire la normalità per la specie umana, tanto da consigliare l'utilizzo meno improprio dell'attributo "umano" per sottolineare la stessa condizione, ma senza innescare ulteriori insulti di ritorno.

Invece CIALTRONE?

Un termine a caso. :)

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