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Perché scrivere? Le ragioni di George Orwell

Hai perso la voglia di leggere? 7 modi per farla tornare

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Gli emersi dall’inferno on line

[Settimo Girone della Rubrica All’Inferno, scrittore esordiente!]

Peter Paul Rubens, La caduta degli angeli ribelliIl web pullula di personaggi, alcuni sono già famosi in altri campi, altri lo diventano grazie alla rete — meritandosi ampiamente la celebrità —. Gli ultimi, quelli che c’interessano in questa rubrica, acquisiscono un ampio parterre a suon di post cattivissimi.

Per quanto riguarda i grandi nomi che si concedono alla rete, Nonciclopedia si esprime così: «Il blogger famoso scrive sul blog perché glielo chiede qualcuno: una testata giornalistica, una rivista online, e così via.[...] non ha assolutamente bisogno di essere letto e non condivide le regole assiomatiche dello scambio di commenti dei blogger comuni. [...] La quantità di commenti che riceve si avvicina a cifre abominevoli [...]. I blogger famosi aggiornano il blog tre volte al mese al massimo, perché ovviamente hanno altro da fare».
Ma ci sono anche i famosi — poi blogger famosi —, che scrivono nel proprio angolo personale — poi angolo mondiale — postando quotidianamente e senza tirarsi indietro quando è il momento di rispondere ai lettori. Sì, insomma, c’è anche Loredana Lipperini, personaggio di fama conclamata, non a caso su Twitter è soltanto La Lipperini.

Se si parla di lit-web — e noi di questo parleremo —, bisogna decidere da che parte stare. La via della notorietà non prevede patteggiamenti. Il primo caso è il più semplice e quello maggiormente seguito: avere un blog letterario che parla bene di tutti gli altri blog letterari e recensisce bonariamente qualsiasi autore abbia scritto qualunque cosa.
A volte può bastare la condivisione del link di un articolo già piazzato altrove. Scegliete accuratamente i blog che volete far diventare un po’ vostri, abbonatevi al loro RSS — va bene anche tramite reader, ma se l’autore vi sa come fedelissimi la cosa funziona meglio — e, nel condividere il pezzo, ditevi sempre d’accordo. L’importante è che il pingback — il link di ritorno del vostro articolo — sia piazzato in bella vista sul blog famoso. Se poi avete del tempo libero — e dovete assolutamente trovarlo —, dovete farvi vivi come commentatori assidui. Insomma, questo è il caso del blogger di sani istinti conservativi e buona lena nella propria promozione. Non dico sia un atteggiamento sbagliato, ma alla lunga si viene tacciati per incensatori a comando, tutto qui.

Vediamo, allora, il secondo caso, quello che preferisco, per motivi che dovreste facilmente intuire: il blogger castigamatti.
Ci sono due tipi di castigamatti, ed è facile capire a quale casistica appartenga ogni blogger:  il castigamatti per vocazione e quello a cottimo. Il primo parlerà male di case editrici, libri, autori e mondo letterario senza battere ciglio, convinto di rendere un servizio al mondo. L’altro lo farà per partito preso, ché i blogger buonisti a fini pubblicitari ormai spopolano e ci vuole poco per uscire dal branco. Tendenzialmente mi stanno entrambi simpatici: nei libri, prendo sempre le parti del cattivo e, nel web, quelle dei cattivi soggetti.

Avendo stabilito che, per i buonisti, non c’è bisogno d’aggiungere nulla — l’intensa salivazione auto-promozionale te la ritrovi alla nascita, oppure ti eserciti quotidianamente sul campo —, credo sia giusto immergerci in qualche bel blog che non la manda a dire. Facendomi uno scrupolo deontologico, non vi citerò mai il mio. Non l’aveste capito, sono anni che cerco di diventare un personaggio da web.

Se si parla di personalità scomode legate ai libri, non si può non citare Gamberi Fantasy. Il sito si occupa di «recensioni di romanzi fantasy e di generi affini [...], ma dal gennaio 2010 è cambiata la politica del blog e le recensioni di opere italiane sono diventate l’eccezione. La decisione è stata presa in considerazione della scarsa qualità media che offrono i romanzi italiani.»
Ha le idee chiare anche Personalità Confusa — il nome non tragga in inganno! —,  che si presenta come «un blog come li facevano una volta. [...] La cronografia di un modo del tutto personale di distinguere il bene dal male, e il brutto dal bello». E tanto per rimanere in tema col blog precedente, vi consiglio di leggere l’articolo Fantasy.
Insomma, se un libro è brutto, Gamberi Fantasy e Personalità confusa lo dicono senza tante cerimonie. Lo dicono sì, ma con un nickname. Altri riescono a fare meglio. Non in termini di recensioni, sia chiaro. Intendo dire che blogger altrettanto taglienti hanno deciso di metterci la faccia, con tanto di nome e cognome.

Eccomi, allora, a citare Gianni Falconieri e il suo sito «destinato a raccogliere […] segnalazioni e recensioni, soprattutto di e-book gratuiti ed auto-produzioni». Il bello di questo posticino è che le recensioni sono molto accurate e, soprattutto, assolutamente oneste, ai limiti del lecito. Forte di questo, Falconieri ha deciso, tra le altre cose, di aprire una categoria dedicata ai libri proibiti. Al momento lì ospita anche Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni.  
Falconieri è destinato a diventare un personaggio da web? Certamente sì. Ma il suo non è un caso unico — raro sì, ma in buona compagnia —. Accendiamo i riflettori sul blog di Giuseppe Iannozzi, giornalista, critico e castigamatti per vocazione che mira a uccidere; fare feriti non rientra tra le casistiche contemplate. Sul suo blog trovate un utile Corso di scrittura per critici letterari che presenta le cose in questi termini: «[…] Lo scrittore è un soldato il cui compito è quello di eliminare i suoi simili. […] Sugli editori c’è ben poco da sapere: tutti sono un po’ mafiosetti.»

Tra i castigamatti — e immagino si farà vivo per dirmi che il termine non gli sta bene — è il caso di citare anche Lucio Angelini e il suo Cazzeggi Letterari. Angelini è insegnante, scrittore per ragazzi, traduttore letterario e blogger, un blogger che riesce facilmente a far saltare i nervi a molti autori. Tra i suoi lettori trovate anche Paolo Ferrucci, autore di gialli e mistery, che è riuscito a inserire in un solo commento una serie di cose indicibili, tutte quelle che gli incensatori da web dovrebbero evitare come la peste: «Nazione Indiana è attualmente un gruppo di intellettuali molto eterogeneo che — nei post — ad alcune cose sensate e pregevoli mescola molta, troppa cialtroneria gratuita, mentre nei commenti raccoglie tanta di quella spazzatura che, quando si entra lì dentro, si sente un’aria irrespirabile. È come vedere una strada piena di cassonetti rovesciati. Qui, di autorevolezza critica neanche l’ombra. Lipperatura è un blog in cui c’è una tenutaria che tiene i suoi sermoni, esibisce il proprio ego, cerca di legittimare sul web la propria identità di giornalista cartacea e le proprie tesi, impegnandosi a raccogliere e a convogliare i feedback in maniera del tutto arbitraria e personalistica. Di autorevolezza critica, neanche l’ombra. Vibrisse è un ex-blog collettivo — defunto da tempo — che ora è solo il salotto di uno scrittore/insegnante di scrittura (il tenutario) che usa quella sede per vendere i suoi corsi, rivolgendosi a un pubblico che s’illude di poter — un giorno — entrare a far parte di una “società letteraria” che Giulio Mozzi evoca continuamente, ma che dubito seriamente esista. Anche qui, di autorevolezza critica ce n’è poca, mentre sull’onestà intellettuale non so dire. Sul Romanzo è… Vai avanti tu, Lucio, che mi viene da ridere! Basta entrarci per capirlo.»

Shining, Jack Nicholson, Stanley KubrickEcco, queste cose qui, se decidete di lisciare il pelo ai lit-blog non le dovete proprio scrivere. Vanno bene, invece, se decidete di farvi spazio a colpi d’accetta.

Ancora due righe sulla fama online.
Anche i concorsi letterari servono. In un girone precedente, vi avevo raccontato perché partecipare; alle cose già menzionate aggiungete il fatto che il mondo dei concorsisti è davvero piccolo. Andando alle premiazioni, rivedrete vecchi amici e nemici, che certamente avete già tra i vostri contatti Facebook. Condividete i loro successi e loro faranno altrettanto coi vostri: aver vinto lo stesso concorso fa di voi dei fratelli di sangue.
Vi avevo promesso, però, di svelarvi anche i motivi per non partecipare.
Partiamo dai big.
Tiziano Terzani suggerisce «di controllare chi ha avuto il premio prima di te. Io, di solito, ci scopro sempre qualcuno che disprezzo.» Perché, già lo dicevamo, il mondo dei concorsisti — grandi, medi o piccoli — è uno stagno in cui si incontrano sempre gli stessi pesci. A volte, si tratta di antipatici scorfani. Sul risvolto di copertina de La morte di Marx e altri racconti (Einaudi, 2006), Sebastiano Vassalli ha voluto imprimere un imperioso «Per volontà dell'autore questo romanzo non partecipa a premi letterari». Andrea De Carlo ha ampiamente spiegato perché non fa parte degli adepti di Premiopoli: «Da anni non partecipo con i miei romanzi ai premi letterari. Non è una scelta ideologica, nasce dall’esperienza diretta. Il fatto è che so come funzionano i premi, almeno quelli che incrementano le vendite di chi li vince». Erri de Luca, in un’intervista, racconta che questi premi appartengono a una società letteraria di cui non vuole far parte. 

Ma qui siamo ancora nell’olimpo letterario, per noi comuni mortali i motivi possono essere altri. Ozoz li elenca per noi. «NON partecipo ad un concorso letterario se: [..] è prevista una tassa di partecipazione superiore ai 15 euro; gli unici premi in palio sono coppe, targhe et similia, a cui si aggiunge la pubblicazione in antologia o su un sito internet; l'unico premio in palio è la pubblicazione del solo vincitore, ma ad opera di una casa editrice priva di distribuzione nazionale; il rapporto tra tassa di partecipazione e ammontare del premio è troppo basso; è prevista una tassa di partecipazione ma il premio non è in denaro; [...] tra i premiati della precedente edizione ci sono molti autori della stessa zona in cui il premio viene organizzato; non è prevista delega per il ritiro dei premi; nel bando non sono specificati premi; il concorso è organizzato da un privato.»
Se poi vi rendete conto che il premiato e i giurati si conoscono da tempo, il testo vincente è una chiavica e i finalisti sono ogni anno gli stessi, fatevi delle domande e datevi delle risposte.
E questo lo aggiungo io e, credetemi, ho buoni motivi per farlo.


L'Ottavo Girone della Rubrica All’Inferno, scrittore esordiente! sarà on line il 21/04/2012.

Parleremo di come muoversi nell'infernale realtà e delle scuole di scrittura creativa.
Incontreremo Sandrone Dazieri, una sconsolata che non ce la fa, gli esordienti dall'invito recidivo, Mauro Cardinale, Scrittore Vincente e Alberto Boffo.

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Commenti

Grave lacuna, la tua, che mi precipiterò a colmare: c'è anche un tipo di blog che nulla condivide con quelli citati perché di nulla si preoccupa. Non gli importa di essere letto perché essere letti senza essere compresi è peggio che essere ignorati. È certo che il Verbo starebbe in salute anche se nessuno si pronunciasse sul suo conto; dice la verità nella consapevolezza che il guadagno nel dirla sta soltanto nell'averla detta perché la consapevolezza ha in sé la propria mercede (che nessuno legga Mercedes...) e, infine, esiste senza esserci veramente e in questa sua assenza eleva inni all'anonimato benedetto dal Cielo. Ah, dimenticavo, quello di cui ho appena detto è il mio di blog... :D Un blog di metafisica, quella vera che tratta di problematiche che non sono il frutto della creatività umana.

E il blog a cui non importa d'essere letto piazza un banner tra una virgola e un sorriso.
Lieta di ritrovarti, e ci piazzo pure lo smile. :D

Io adoro Lucio Angelini. Provocatore, diretto, senza fronzoli. Non sono state rare le volte in cui mi ha affrontato di petto, anche parlando di Sul Romanzo. Ce ne fossero di più. Magari a volte non sono stato d'accordo con lui, spiegando le mie ragioni, sempre opinabili, bene inteso. E poi diciamocelo senza mezzi termini: non prendiamoci troppo seriamente nei blog letterari. Imparo molto più dalle critiche di Lucio che dalle mille leccate di lato b di tanti altri.

Ah, non me lo dire, Lucio Angelini lo inviterei pure a cena... ma se cucino io poi finisce che ci prendiamo a commenti sul suo blog!

Ciao Lucio, se mi leggi... cucini tu?
Un abbraccio anche ai tuoi fedeli - e cattivissimi - commentatori.

Ricambio l'abbraccio (magari multiplo) :)

Io Lucio Angelini l'ho adottato come fratello, vedete un po' voi: il "grande fratello" a cui chiedere di poterlo accompagnare qua o là, e lui a sbuffare e a cercare di scaricarmi...

Oh, finalmente qualcuno che dice le stesse cose che penso io degli incensatissimi blog "Vibrisse" e "Nazione indiana"!!! A me sono sempre sembrati il festival dell'autoreferenzialità...

Annamaria, bisogna pur campare...
E pur Campari, che mi sta decisamente meglio: prendiamola sul ridere questa vita di libri!

Da nazione indiana mi hanno cacciato a furor di popolo. Un blog di gente poco dotata è un paradiso dove scorrazzare quando si è intelligenti. Non parlo per me, che sono ben oltre i comuni e dotati intelletti, ma devo pur ammettere che ci debba essere qualche mente decente, anche se non esattamente eccelsa, in questa zona d'ombra dell'universo :D

Gaia, in realtà I' mi son un che quando Amor mi spira noto, e a quel modo ch' e' ditta dentro vo significando. Ciapa!

I toast mi riescono alla perfezione.
La mia biografia ne tiene conto.

Lucio, fratellone: quando vai in gita con gli amici del trekking, posso venire anch'io?

Mi piace l'idea d'esser un "castigamatti per vocazione". Aspiro però a diventare una sorta di moderno Gioacchino Belli. ;-)

Ehilà, Paolo e Giuseppe Iannozzi...
sono riuscita a citarvi senza beccarmi un commentaccio!

Ciao ragazzi, un abbraccio.

E perché mai avremmo dovuto risponderti in maniera incazzosa? Non ne vedo la ragione.
Per quanto mi riguarda, mi hai fatto un gran bel complimento, uno dei migliori che abbia mai ricevuto: hai detto la verità, null'altro che la verità. Meriti un bacio, perché anche i cattivi hanno un cuore. ;-)

Ah... ma se dici così... allora bisogna proprio ideare la "cena dei cattivi"!
Spero di vedervi a luglio, a Thiene. Riusciamo a fare festa tutti assieme?

Io voglio esserci: farò il possibile;-)

La stessa situazione esiste nel campo della lirica.
Blog buonisti come Operaclick e Ditantipulpiti (della "attention whore" Amfortas) e blog castigamatti come Il Corriere della Grisi.
Sempre divertentissima e acuta, Gaia.
Ciao!

Io spero di sì.
Sarebbe una bella cosa. Io ho già rubato a Leonida il suo spadone, vuoi che non partecipi. ;-)

Ehi, ciao Gianguido, lieta di sentirti!
Sì, immagino che ogni arte abbia lo stesso problema... i bidè.
E i bidè fanno peggio della critica spietata.

Ammetto che tra tutti i popò di blog che vedo citati ne conosco solo un paio, quello della Lipperini, per la quale mi sdilinquisco e quello di Gamberetta, che mi stimola esattamente il sentimento contrario.
Io non ho ancora deciso che tipo di blogger voglio essere, onestamente non sapevo neanche che bisognasse scegliere una parte. Letto così sembra quasi di doversi fare la scheda di D&D ò_ò
Mi chiedo che soddisfazione possa dare 'castigare' un autore per il gusto di farlo o che senso abbia fare sfociare la critica nell'offesa. Leggere recensioni che sono sputi in faccia allo scrittore mi fa solo venire da pensare 'Ma tu chi m**chia sei?', voglio dire, perché senti il bisogno di farlo?
Vabbé. Perseguo nel gradire la rubrica.

Ciao Leggivendola, immagino che nessuno passi le giornate chiedendosi che tipo di blogger sia diventato crescendo, ma per buttare giù una rubrica bisogna affettare il salame: e ragionare per categorie è come fare fette belle grosse. Ovviamente una rubrica seria prevede anche che alla fetta si levi la pelle, ma la mia è una rubrica alla buona e non si spinge a tali finezze.
Ti chiedi quale soddisfazione ci possa essere nel castigare un autore, e posso solo immaginare sia più divertente azzannare un libro. Un autore no, preferisco il salame, meglio se accompagnato da un quarto di vino.
E la critica che scade nell'offesa? Be', mi limito a quanto faccio io: se il libro non mi è piaciuto, ne spiego le falle, ci rido sopra malignamente - è il pessimo stile che mi contraddistingue - e poi la chiudo lì. Gli sputi in faccia allo scrittore non rendono un buon servizio, a nessuno, ma immagino sia limitante il "tu chi razzo sei?". Il razzo può andare in entrambe le direzioni, e anche allo scrittore si potrebbe porre lo stesso quesito: chi razzo sei per scrivere quello che scrivi, pretendere d'essere preso sul serio e farti girare i maglioni se ti si fa presente che forse quella roba lì era meglio lasciarla in un cassetto? Ecco, vedi? Anche il razzo, al pari dello sputo, non rende un buon servizio. Un razzo che non porta da nessuna parte.

Ciao, alla prossima!

Non sono certa che non fosse già chiaro, quindi specifico che non mi riferivo assolutamente a questo post, né alla rubrica - che mi garba assai - né tanto meno al tuo blog. Comunque se hai pensato che mi riferissi a te e mi hai risposto così garbatamente, tanto di cappello xD
Sono d'accordo sul 'razzo' e sul suo 'doppio taglio'. Sono pochi i blog che ho visitato che scadono in quello a cui mi riferivo, anche perché evito di cercarli, visto che tanto mi irritano e basta. Trovo quel genere di non-recensioni soprattutto linkati su Fb o spiaccicati su Anobii, a ben vedere avrei dovuto specificare anche questo. Ultimamente però mi capita d'incapparci sempre più spesso, critiche velenosissime e sbrodolanti frustrazione che non si capisce da cosa scaturiscano, visto che spesso sono riferite a opere, secondo me, meritevolissime. Mi infastidisce che a volte i gusti del recensore finiscano per offuscargli il senso critico e mi irrita il fatto che questo non se ne accorga. Tutto qui. Ho pensato di dirlo sotto la rubrica perché ne faceva cenno, non per puntare il dito a casaccio. Forse mentalmente ho fatto riferimento a discussioni già avvenute in altri luoghi, non so.
... tanto per specificare, trovo squallidi anche i blog a leccata di deretano d'autore, eh xD

No, no, tranquilla, non avevo pensato al peggio! :) Ma ti ringrazio per aver elogiato il mio garbo, è un complimento che non ricevo mai, credo mi salverò la schermata del tuo commento.
Forse hai colto la mia stizza - ma giuro che non c'era e se c'era non era rivolta a te - perché sono reduce da un ebook (la rece esce da me martedì, ma non linko niente perché continuo a fingermi garbata) in cui si spara un po' nel mucchio: recensori della domenica, recensori che tarpano alette in crescita perché invidiosi di certi voli. Ecco, sì, un riassunto che però non rende merito al resto, in realtà l'ebook racconta della piccola editoria e dice molte altre cose, e molte sono sensate.

Torniamo allora un momento ai "recensori cattivelli", gente come me, insomma. Capita spesso - o è sfiga o chi mi propone certi libri è un tantino mefistofelico (vero signor G?) - di leggere un libro che proprio non piace. Negli anni mi sono detta che meno conosco scrittori e meglio è, mi aiuta ad apprezzare (o segare) solo quanto scrivono. Non che il mio scrupolo possa rasserenare chi piglia una mazzata, per carità! Diciamo che ci metto la buona volontà, ma un brutto libro mi porta a dire "ma come accidenti scrivi? ma non puoi mollare la bic e pigliare la vanga?" e questo, per quanto riferito al testo, va per forza a intaccare la persona. Peggio sarebbe parlare male di mamme e nonne, ma sicuramente una critica spiazza, persino quando la si fa con tutti i crismi (e ammetto che io vado spesso giù di brutto, senza ricami).
Va bene? Non va bene? Meglio fare critiche soltanto positive?
Conosco blog che, per una politica buonista, fanno uscire solo recensioni positive: i brutti libri vengono scordati e mai menzionati online. Ovviamente non posso dire cosa sia giusto e cosa no, ma credo anche che uno scrittore dovrebbe sempre mettere in conto le critiche. E le mazzate.

Ah, già, il prossimo commentatore potrebbe dirmi che io al posto di quel poveraccio... In effetti ci sono stata dall'altra parte, e me ne sono fatta una ragione. Sono pur sempre una signora. :)

Ciao Leggivendola, mi spiace che il web non renda sorrisi ed espressioni. Spesso le mie cattiverie sono dette col sorriso.
Dovessi capitare a Thiene, al festival, ti pago da bere e facciamo quattro chiacchiere live.

Beh, ho apprezzato il garbo perché dopotutto, se tu avessi pensato che mi stavo sottilmente riferendo a te senza però dirlo apertamente, sarei risultata orrendamente paraculo. E io, personalmente, posso anche rispondere con un 'Auguri!' a chi mi ci dovesse mandare apertamente, ma chi lancia frecciatine mi stimola il turpiloquio, perciò boh, se tu avessi pensato che io avessi pensato che mio padre al mercato comprò saresti stata garbata xD
In realtà neanch'io ho ancora ben deciso come muovermi. Le recensioni positive sono facili e si scrivono da sole, quelle negative dipende da tante cose. Cioè, se si tratta di opere delle BIG non mi faccio molti scrupoli (ovvio, sempre motivando le critiche) però con le opere che costano poco, quelle delle piccole case editrici sconosciute che le raggiungi solo su Internet, che magari vedi l'impegno dell'autore anche sotto gli errori... lì mi spiace e mi viene male a colpire. Sì che è proprio per questo che apprezzo e ammiro chi si fa carico delle critiche e le esprime comunque.
Non so, sono combattuta. Non è che le critiche negative rischiano di affossare chi ha un barlume di talento ma è stato malconsigliato da un editor frettoloso? Magari dipende anche dalla presunzione dell'autore o dalla sua umiltà... non lo so. Sono combattuta T_T (Poi ribadisco che nel primo post mi riferivo ai 'brutto cacca non sai scrivere, buono solo per la stufa!' di cui Anobii trabocca, non alle critiche negative ma motivate e strutturate, eh ù_ù)
Poi ovvio, sono scrupoli miei che evidenziano il mio essere vigliacca, eh xD
(Wiki, fai il tuo dovere e... ah, Vicenza! Che nome esotico ò_ò)
Dovessi capitare ad un festival da quelle parti, te lo farò sapere, ma offro io ù_ù/

Ehilà, eccomi qui, sono ancora quella del garbo. :)
Mi parli di scrupoli e credo sia una bella cosa farseli, io me ne faccio pochi e sono certa d'essere dalla parte del torto (ma, come dico sempre, dalla parte della ragione ci vogliono stare tutti e ci si sta strettini).
Sparare a zero sulle piccole case editrici è come impallinare un piccione con una mitraglia, ma credo occorra fare un distinguo: piccolo editore o piccolo editore a pagamento (l'acquisto copie vale alla stessa maniera, lo dico per gli amici che hanno la cantina straripante di tomi)? C'è il piccolo editore che pubblica il meglio che riceve - e non è detto che il meglio sia sempre pubblicabile -, il piccolo editore che lavora come un dannato e fa uscire un buon prodotto, c'è poi il piccolo editore furbacchione che chiede soldi (si traveste da Babbo Natale, finge di farti un regalo e poi usa il puntale dell'albero per... ehm... ci siamo capiti).
La mia politica è non recensire libri editi a pagamento, e non lo faccio per cattiveria (non solo, almeno), credo che ogni blog debba darsi un paio di regole: la mia regola numero uno è "no eap", la seconda è "no bidè".
Niente bidè, e il deretano che scrive può essere grande o piccolo, magari è pure un mio contatto su facebook (già successo), forse ci sono pure andata a scuola assieme (idem)... ma se il libro è brutto, non c'è parentela che tenga. Poi si può discutere su come lo faccio, magari le mie recensioni sono troppo personali, troppo satiriche. Certo, è così, ma limitarsi a raccontare un libro - bello o brutto che sia - è, appunto, limitante. Non faccio critica letteraria, non ne ho le capacità, ma figuriamoci! Se però mi chiedono cosa ne penso di un libro, allora bisogna aspettarsi che io dica la verità. Tutta la verità, a costo di farmi impallinare come il piccione di prima.
Ah, sia chiaro, non me ne faccio un vanto. Saper mentire bene, e col sorriso, spiana la strada. In tutti i campi. In quello editoriale molto di più.

Il festival di Thiene è questo: http://www.klit.it/festival/thiene
Non posso mancare, ho troppi amici - e nemici - da salutare. Se ci fai un salto, fischia forte e fatti riconoscere. :)

No, beh, se un aspirante-scrittore si getta nelle fauci dell'editoria a pagamento un po' se la cerca. Magari una volta lo si poteva anche capire, c'era disinformazione sull'argomento e trovare chi ti dicesse 'No, guarda, è una truffa' era più raro, ma ormai basta una ricerchina in rete e si trova tutto il necessario. E se uno firma un contratto che gli sfila migliaia di euro senza manco farsi una ricerchina, se lo merita anche di farsi divorare gli occhi dall'Albatros. Anch'io mi rifiuto di recensire roba dall'eap, sennò siam tutti scrittori. Poi da quando ho visto il video del Salone del Libro di Torino, quello con Linda e la tizia dell'Albatros, MADONNA MIA...
No, mi riferivo alle piccole case editrici, quelle serie e modeste quanto si vuole, che però non lavorano sui testi come le BIG e il risultato qualche volta si vede. Poi ovvio, se uno chiede un parere, bisogna anche rispondere sinceramente, sennò è una presa per i fondelli per sé e per l'autore. E se all'autore arriva la batosta, deh, l'ha anche chiesta lui. Con tutto il rispetto per l'essersi esposto, è chiaro.

Ah! QUEL festival! Effettivamente volevo andarci, attendo che escano le date degli esami per decidere >_>'

Eppure c'è ancora gente che pubblica a pagamento, e non c'è scusa che tenga: il vedere il proprio nome in copertina non ha prezzo.
Ovviamente sono aperta ad altre interpretazioni, eh? Magari c'è qualcosa di cui non ho mai tenuto conto, tipo... mmm... voler pubblicare prima del 21 dicembre 2012.

Se sei al festival, si festeggia.
Io ormai sto invitando tutti, quasi il festival fosse mio! :)

Chiunque scriva ha, quando l'ha, nella propria abilità di saper rigirare la frittata il proprio peggior nemico. L'attenzione dovrebbe sempre essere focalizzata sulla qualità delle proprie reali intenzioni, generate dalla direzione spirituale che la propria intellettualità ha scelto di prendere. Solo la via caratterizzata dalla disponibilità al sacrificio di sé rappresenta un reale pericolo per tutti coloro, e sono davvero una moltitudine, non in grado di coglierne la valenza, universale perché centrale all'essere... come soltanto il "Non essere" può realizzare.

Io ho scritto parecchie recensioni di libri per "Progetto Babele". Di solito cerco di essere equilibrata, nel senso di considerare pregi e difetti del libro, indipendentemente dal fatto che il soggetto possa piacermi o meno (penso che il gusto personale sia una cosa, il valutare se un libro è scritto bene o male un'altra). L'ultimo che mi è capitato però era scritto così male che neanche il recensore più "buonista" del mondo avrebbe potuto giudicarlo positivamente: non si può pretendere di pubblicare un libro quando si confondono congiuntivi e condizionali e si mette una virgola tra soggetto e predicato. So di essermi attirata l'odio perpetuo dell'autrice, ma non vedo perché incoraggiare una persona a scrivere anche se evidentemente non conosce nemmeno le basi della grammatica italiana.

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Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

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La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

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L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.