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Gli adolescenti e l’importanza di vivere nel presente. Intervista a Luigi Ballerini

Gli adolescenti e l’importanza di vivere nel presente. Intervista a Luigi BalleriniCon Ogni attimo è nostro (De Agostini) Luigi Ballerini torna in libreria con un nuovo libro per ragazzi, affrontando un tema tra i più delicati, quello della morte. O meglio: del morire. Sì, perché Giacomo, l’io narrante del libro, ci racconta quello che sarebbe diventato il suo ultimo giorno di vita e lo fa quando ormai è già consapevole di essere morto.

Cosa si è perso Giacomo nella sua vita, fermata improvvisamente da una morte prematura? Cosa avrebbe potuto fare e invece non ha fatto? In che modo avrebbe potuto vivere meglio il suo presente?

Proprio di questo abbiamo voluto parlare con Luigi Ballerini che, oltre a essere un noto autore di libri per ragazzi vincitore del Premio Bancarellino e del Premio Andersen, è anche uno psicoanalista impegnato su tematiche che riguardano l’infanzia e i ragazzi.

 

Uno dei temi centrali di Ogni attimo è nostro è quello della morte. Perché un libro per ragazzi affrontando quest’argomento in un momento in cui pare che il discorso sulla morte non sia poi così di moda?

In Ogni attimo è nostro ho voluto affrontare il tema della morte non fine a se stesso, ma per affermare la vita. La scommessa del libro era proprio parlare di vita trattando la morte, narrare una storia triste, non disperata, con toni mai grevi e spesso divertenti. Della morte hanno paura gli adulti, è un tabù solo per loro. I ragazzi invece, che sanno che esiste perché la incontrano più frequentemente di quanto crediamo (capita che muoiano compagni di classe o di squadra o i genitori propri e altrui), hanno voglia di capirne di più, desiderano confrontarsi sul tema, non censurarlo.

 

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Gli adolescenti e l’importanza di vivere nel presente. Intervista a Luigi Ballerini

In genere da ragazzi ci insegnano a non pensare alla morte, a spostarla in là nel tempo come qualcosa che riguardi solo le persone anziane. Quanto può essere utile a un adolescente vivere invece nella consapevolezza che da un momento all’altro si può morire? E quanto questa consapevolezza potrebbe avere degli effetti positivi?

Il giovane sa di avere davanti il futuro ed è bene così. Il futuro infatti si costruisce oggi, nel quotidiano, e non è predeterminato, ma ricco di sorprese e imprevisti cui adattarsi. Il futuro non è una strada precostituita che bisogna azzeccare e indovinare, ma una strada tutta da costruire, passo dopo passo. La consapevolezza della morte non deve mai bloccare questo slancio, non deve mai togliere speranza o portare a indulgere in pensieri malinconici, o peggio, rassegnati. Semmai vedo un aspetto positivo nel valorizzare il presente, nell’invitare a non vivere solo nel futuro. I giovani di oggi sono una generazione che viene fatta vivere solo nel futuro, fin da piccoli. Devono iniziare le scuole primarie sapendo già leggere e scrivere, devono uscire bene dalle secondarie per frequentare la scuola giusta dopo, da cui devono uscire bene per entrare nella Facoltà giusta da cui uscire per entrare nel lavoro giusto… Un continuo dentro e fuori, tutto spostato nel futuro. Si deve fare sempre per il dopo. Ecco con il mio romanzo mi è piaciuto invitare i giovani a vivere bene il presente, in ogni suo attimo, come l’unico tempo che possediamo veramente. Con lo slancio verso il futuro, ma dentro la pienezza dell’istante. E certo non per la paura che finisca.

 

Nel libro l’io narrante è Giacomo che racconta, dopo essere morto, la sua ultima giornata. E inizia chiedendosi: «Se anche l’avessi saputo, se davvero l’avessi saputo, avrebbe fatto qualche differenza? Intendo, sarebbe stata diversa la mia giornata? Io, dico io, l’avrei condotta in un altro modo, avrei fatto altre scelte, avrei cambiato il mio comportamento?». La sua risposta è sicuramente affermativa. Che peso hanno i rimpianti nella vita dei ragazzi?

Nella vita dei ragazzi, così come in quella di noi adulti, non dovrebbe esserci posto per i rimpianti. Il rimpianto blocca, rende melanconici e tristi, se non arrabbiati e rancorosi. Al rimpianto preferisco il giudizio che riesamina quanto è stato fatto o non è stato fatto e trae le sue conclusioni. Se il rimpianto è sterile e autocommiserativo, il giudizio apre le porte alla correzione e quindi a un futuro migliore, dove l’errore del passato non è più una macchia, ma un’esperienza di vita che aggiunge consapevolezza ed esperienza.

 

In qualità di psicoanalista lei si occupa molto di ragazzi. Com’è cambiato nel corso degli anni il loro approccio alla vita? È davvero in corso una trasformazione, legata ad esempio ai social network e all’uso eccessivo di smartphone?

La tecnologia ha avuto un grande impatto sociale, è sotto gli occhi di tutti. La cosiddetta rivoluzione digitale ha generato profonde mutazioni, pensiamo solo a come sia stata riscritta l’idea di intelligenza, a come, in particolare nei ragazzi, si sia modificata la capacità di concentrazione e di studio, oltre che il loro modo di conoscere. Ma soprattutto i rapporti fra pari sono stati profondamente coinvolti. Prima gli sms, poi le chat, i messaggi vocali, i messaggi a tempo, i social dove condividere la propria la vita e osservare quella degli altri, hanno costituito inedite forme di comunicazione, mezzi di rapporto imprevedibili solo qualche tempo prima, con regole e codici nuovi, che in alcuni casi hanno riscritto i comportamenti e il lessico degli uomini. In questo scenario esiste il rischio che l’esperienza si dematerializzi e che le persone si decorporeizzino, per lasciar spazio solo a rapporti virtuali. Oggi più che mai c’è bisogno di luoghi fisici dove stare, di corpi da abbracciare, mani da stringere, bocche da baciare.

 

Gli adolescenti e l’importanza di vivere nel presente. Intervista a Luigi Ballerini

Oggi è più facile o più difficile essere adolescenti rispetto ad esempio a venti o trenta anni fa?

Oggi ci sono elementi di complessità maggiore. Abbiamo già visto come il virtuale rischi di prendere il sopravvento facendoci scambiare per amici i contatti sui social e le chat per chiacchierate. Ma dobbiamo considerare anche che le nuove generazioni hanno delle pressioni da parte dei loro adulti che in passato non ci sono mai state. La richiesta di performance nei loro confonti è altissima: devono essere bravi, devono riuscire, devono sempre portare a casa risultati brillanti ed eccellenti. Non viene lasciato più loro il tempo di lavorare, di elaborare, di provare e neanche la possibilità di non riuscire e sbagliare.

 

Lei tiene anche seminari di scrittura per bambini e ragazzi. Quale può essere la loro funzione nel processo di crescita e sviluppo?

La scrittura è innanzitutto un lavoro di pensiero. Le dita che battono sulla tastiera del computer sono guidate dai pensieri, non c’è nulla di spontaneistico o di mistico. Nel periodo dell’adolescenza, dove più acute si fanno le domande su di sé e sul mondo, sullla propria origine e sul proprio futuro, l’occasione di poter elaborare tali questioni e oggettivarle nella scrittura è un’occasione preziosa. Vedere scritti i propri pensieri li oggettiva di più e permette di giudicarli meglio. Poter poi raccontare storie permette di passare dall’autoreferenzialità dell’autobiografia a un orizzonte più ampio, a sperimentarsi in personaggi e situazioni diverse, anche lontane dalla propria. Esperienza divertente e al tempo stesso costruttiva.

 

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Da autore di libri per ragazzi ci dice quali sono le caratteristiche che i libri per giovani lettori devono assolutamente possedere? E quali sono invece quelle di cui si può fare tranquillamente a meno?

Nei libri per giovani non si deve avere paura della realtà, si possono raccontare la vita e la morte, l’amicizia e il tradimento, l’accoglienza e l’abbandono, le cadute e le riprese. Occorre però l’attenzione che non manchi mai la speranza, è importante che ci sia sempre l’ipotesi di un futuro possibile e vivibile. Quello che deve mancare invece è l’afflato pedagogico, quello che fa preferire i “messaggi” alle storie, quello che ingessa i personaggi e le vicende dentro una teoria da affermare e propagandare. I giovani lettori se ne accorgono subito e libri così li abbandonano.



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