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“Giudici” di Camilleri, De Cataldo, Lucarelli

Giudici, Camilleri, De Cataldo, LucarelliTre nomi noti. Tre grandi scrittori. Tre maestri del giallo si cimentano in una nuova sfida: descrivere una professione originale e complessa attraverso tre racconti inediti; una “figura umana – come viene definita sulla quarta di copertina – al crocevia tra bene e male”: quella del giudice. Il primo racconto è Il giudice Surra di Andrea Camilleri. Lo scrittore siciliano narra di un inflessibile uomo di legge, di una persona mite che, senza saperlo, diventa un eroe per tutti gli abitanti di Montelusa, il piccolo paese siciliano in cui è ambientato il racconto. La storia si svolge in un periodo molto particolare: quello appena successivo all’unità d’Italia. Il giudice Surra, trasferitosi da Torino e ancora poco conoscitore del posto, entra in conflitto con un’organizzazione locale anomala: una strana associazione che si fa chiamare “Fratellanza”. Un gruppo di persone che presto verrà etichettato come “Maffia”. Inconsapevole del gioco sporco e della spietatezza di certa gente, Surra si troverà a fronteggiare un pericolo dopo l’altro e a combattere, inconsapevolmente, lo strapotere dei piccoli boss locali. Scritto in maniera impeccabile, Il giudice Surra è un racconto che ricorda i romanzi gialli del commissario Montalbano. Lo stile è lo stesso: periodi concisi ed essenziali, descrizioni veloci e scarne, dialoghi brevi e stringati alternati da parole in dialetto siculo. Camilleri, ancora una volta, si conferma un maestro nel tratteggiare le bellezze della sua terra. E lo fa con sagacia ed ironia, strizzando l’occhio al lettore. In più d’una occasione, riesce a strappare un sorriso a chi legge; a volte per le traversie del protagonista narrate con disinvoltura, altre volte per i termini adoperati, scelti saggiamente con acume e sagacia. Volendo segnalare un aspetto negativo di questo racconto, si può sottolineare il finale, che lascia quasi in sospeso la storia. Arrivati all’ultima pagina, ci si trova di fronte ad un’improvvisa interruzione della narrazione, uno stacco netto, che forse può far storcere il muso agli amanti delle storie di Camilleri, non abituati a finali veloci e troncati.

Il libro continua con il racconto di Lucarelli, La Bambina. La vicenda si svolge a Bologna nel 1980. Il protagonista della storia è ovviamente un giudice. Una donna. Anzi, una ragazzina. Già, perché nonostante i suoi anni – trenta appena compiuti – Valentina ne dimostra di meno. Molti di meno. E ciò le ha fatto guadagnare un nomignolo curioso: la Bambina, appunto. Un giorno, a causa di varie peripezie, il giudice si ritrova in clandestinità ed al centro di una vera e propria guerra senza esclusione di colpi. Una battaglia a suon di omicidi e altri efferati delitti. Una serie di crimini che modellano una storia torbida, dove gli attori sono poliziotti corrotti e istituzioni deviate.
Dopo Grazia Negro, l’ispettrice di polizia specializzata in crimini violenti e protagonista di diversi suoi romanzi, Lucarelli forgia un’altra eroina femminile. Un personaggio atipico, ma amabile e ammirevole.
Il racconto del giallista di Bologna è avvincente e ricco di colpi di scena, che lasciano senza fiato il lettore. Lo stile è quello tipico di Lucarelli: colmo di costruzioni paratattiche e paragrafi non troppo lunghi. Le descrizioni dei luoghi e dei protagonisti sono ben fatte e la scorrevolezza complessiva del testo è ottima.
Un particolare di questo racconto, poi, merita di essere segnalato. È un espediente narrativo che Lucarelli ha già utilizzato in passato con romanzi come Un giorno dopo l’altro e Almost Blue. Quello d’integrare la musica – e in particolare strofe di canzoni note – all’interno della storia. Questa volta è il turno di Je so pazzo di Pino Daniele e di A Forest dei The Cure. Un sistema che, in pratica, aggiunge al racconto anche una colonna sonora ed accresce il potenziale immersivo della narrazione, irretendo il lettore all’interno della vicenda.
Il terzo ed ultimo racconto è di Giancarlo De Cataldo: Il triplo sogno del procuratore.
L’autore di Romanzo Criminale ci racconta la storia del procuratore Ottavio Mandati che “duella” a distanza con il suo vecchio compagno di classe, ora sindaco, Pierfiliberto Benazzi-Predicò. Quella di De Cataldo è una storia intarsiata di strani attentati e piccoli incidenti, che accompagnano una vicenda piena di frecciate beffarde e pungenti tra due grandi rivali. Ambientata a Novere, Il triplo sogno del procuratore è una storia eccentrica, molto particolare. In certi punti è piacevole ed illuminante, in altri, però, diventa poco chiara e disordinata. Sembra quasi che, capitolo dopo capitolo, gli avvenimenti siano slegati l’uno dall’altro. A volte, si fa fatica a seguire il filo logico della trama. Ad ogni modo, il tutto si risolve grazie ad un’abile sapienza narrativa. Nel complesso, Giudici (Einaudi, 2011) è un libro ben fatto e ben scritto. Consigliato soprattutto agli amanti del giallo e del noir. Una lettura non troppo impegnata per qualche ora di relax, da leggere magari nel tempo libero. Tra i tre racconti, spicca senza dubbio quello di Carlo Lucarelli, che ha qualcosa in più rispetto agli altri due.

Buona lettura.

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