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Giorgio Albertazzi, con la sua morte si chiude un’era gloriosa del teatro italiano

Giorgio Albertazzi, con la sua morte si chiude un’era gloriosa del teatro italianoCon la morte di Giorgio Albertazzi, scomparso oggi a 92 anni, si chiude per sempre un’era gloriosa del teatro italiano, quel periodo che coincide grosso modo con la seconda metà del Ventesimo secolo, e che ha visto sfilare sui palcoscenici un insieme irripetibile di grandi interpreti, diretti da registi altrettanto importanti.

Nato a Fiesole nel 1923, Albertazzi aveva aderito appena ventenne alla Repubblica di Salò, e alla fine della guerra era stato quindi arrestato per collaborazionismo, per essere poi scarcerato nel 1947 grazie alla cosiddetta amnistia Togliatti: questa sua scelta ideologica è stata poi spesso oggetto di polemiche anche roventi nel corso della sua lunga vita.

Laureato in architettura, ha iniziato molto presto a lavorare nel mondo dello spettacolo, tralasciando del tutto di mettere a frutto gli anni di studio: grazie anche alla sua avvenenza, si è affermato come protagonista di quei fotoromanzi che furoreggiavano sulle pagine dei rotocalchi popolari negli anni Quaranta e Cinquanta, ma già nel 1949 debuttava sul palcoscenico in un Troilo e Cressida di Shakespeare per la regia del grande Luchino Visconti, primo ruolo di una carriera lunghissima e luminosa.

Albertazzi ha interpretato nel corso degli anni molti film, sia come protagonista che come comprimario, di cui il più noto resta il celebre e discusso L’anno scorso a Marienbad di Alain Resnais, premiato con il Leone d’Oro a Venezia nel 1961, ma poco amato dal pubblico delle sale per la difficoltà di decifrare le oscurità della trama. La parte più significativa della sua esperienza artistica si è però svolta sui palcoscenici teatrali, sia come interprete sia, negli anni della maturità, anche come regista.

Come ha lasciato scritto nel suo sito web, per Albertazzi «non c’è altro teatro che quello della scena, sulla scena, fuori dalla pagina […] il copione è subalterno alla scrittura di scena o linguaggio della scena, è un sub-codice del codice complesso che è la scrittura scenica. Il teatro mortale è quello che resta sulla pagina, quello della letteratura. Chi dice di un testo: preferisco leggerlo, non sa cos’è il teatro, forse lo teme, forse lo odia».

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Giorgio Albertazzi, con la sua morte si chiude un’era gloriosa del teatro italianoConsiderando quindi lo spettacolo teatrale un prodotto unico e irripetibile, che nasce dalla fusione tra testo scritto e interpretazione scenica, a proposito dell’Amleto, che ha magistralmente interpretato in più occasioni con differenti registi, Albertazzi ribadiva che «Shakespeare ha scritto un capolavoro assoluto proprio perché ha tramandato l’idea di un possibile ponte dalla pagina alla scena: ha scritto quanto poteva, lasciando l’inesprimibile all’arte dell’attore (si dice infatti l’Amleto di Olivier, l’Amleto di Barrymore, l’Amleto di Albertazzi)».

Non sarà un caso, forse, che dal teatro provenissero anche le donne importanti della vita di Albertazzi, colleghe di lavoro prima ancora che compagne: Bianca Toccafondi, a cui è stato legato negli anni giovanili, ma soprattutto Anna Proclemer, con la quale ha recitato per decenni in un magnifico sodalizio affettivo e professionale.

Il 12 dicembre 2007, infine all’età di ottantaquattro anni, l’attore ha movimentato le pagine di gossip per un sorprendente matrimonio civile con la nobildonna fiorentina Pia de’ Tolomei (lontana discendente del personaggio citato da Dante nella Divina Commedia), più giovane di lui di trentasei anni.

Bisogna poi ricordare che, accanto alla carriera teatrale e cinematografica, Giorgio Albertazzi ha partecipato anche a numerosi sceneggiati o spettacoli teatrali registrati appositamente per la RAI fin dai primi anni dell’arrivo della televisione in Italia: è stato protagonista di una storica edizione diDelitto e castigo per la regia di Franco Enriquez (1957), un grandissimo Dante Alighieri nella Vita di Dante realizzata per i settecento anni della nascita del poeta (1965), un impressionante Jekyll (1969) e un elegantePhilo Vance (1974) dai romanzi di S.S. Van Dine.

Non ha avuto fortuna, invece, il tentativo di dedicarsi alla politica, quando si è candidato nel 1996 alla Camera dei deputati in un collegio del Nord nelle liste del centrodestra, ma senza riuscire ad essere eletto.

Avvenente, vanitoso, spesso polemico e spiazzante, Giorgio Albertazzi ha recitato in teatro fino all’ultimo. Uno degli ultimi spettacoli portati in tournée attraverso l’Italia è stato Il mercante di Venezia di Shakespeare.

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Commenti

Ci si è dimenticati di citare "Memorie di Adriano", spettacolo ormai storico, rappresentanto per centinaia di repliche nel corso di svariati anni. E' sicuramente l'opera che ha contrassegnato la carriera di Albertazzi negli anni della vecchiaia (anche se usare questo termine per lui è sicuramente offensivo!)

Vero! Abbiamo avuto troppa fretta di mandare la notizia. Grazie per il commento

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