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Gioco con la paura. “Il maestro del silenzio” di Giulio Massobrio

Gioco con la paura. “Il maestro del silenzio” di Giulio MassobrioEsce Il maestro del silenzio (Rizzoli), l’ultima fatica letteraria di Giulio Massobrio che ha scritto quest’opera insieme alla compagna Daniela. Massobrio è già autore di numerosi romanzi tra i quali:A occhi chiusi (Newton Compton, 2011), L’eredità dei Santi (Bompiani, 2013), Autobus bianchi (Bompiani, 2016) e coautore con Marco Gioannini di Marengo. La battaglia che creò il mito di Napoleone (Rizzoli, 2000), di Custoza 1866. La via italiana alla sconfitta (Rizzoli, 2003) e di Bombardate l’Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945 (Rizzoli, 2007).

Per Rizzoli, Massobrio rivoluziona il genere della spy story conducendo una meticolosa ricerca sul campo da cui trae forza l’intero romanzo.

Nella storia, un clima di tensione e paura investe l’Europa alla vigilia della Conferenza Internazionale del Mediterraneo, un incontro di estrema importanza per la sicurezza e gli scambi economico-culturali tra i Paesi. Per contrastare la sempre più concreta minaccia di un attentato viene chiamata l’Unità Zero dei servizi italiani, quella che interviene quando ogni altro strumento si rivela insufficiente, in cui lavorano abili operativi, analisti e hacker. Tra questi impariamo a conoscere il multiforme Mimo, il capo dell’unità Fosco e la sua numero due Petra.

 

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Quando uno strano messaggio criptato arriva sul computer del capo dell’unità Fosco dal suo infiltrato di Al Qaeda le possibilità sono due: o la sua fonte è compromessa o lo stanno mettendo alla prova e lui, avvertendo l’Unità Zero, sta firmando la sua condanna a morte. È così che gli uomini e le donne dell’agenzia vengono strappati dalle loro quotidianità, dai loro dubbi e dai loro affetti per combattere una minaccia che questa volta sembra ancora più pericolosa.

«A Mimo piace il buio, la strana magia della strada che nasce dal nulla solo quand’è illuminata dai fari dell’auto, le luci che per un attimo fanno immaginare vite e storie, il privilegio di chi osserva gli altri rimanendo nascosto, com’è nella sua natura più profonda, ciò che lo fa essere una spia».

Gioco con la paura. “Il maestro del silenzio” di Giulio Massobrio

L’autore de Il maestro del silenzio mette così in scena lalotta tra i servizi italiani e il terrorismo islamico in un gioco di paure che solo all’apparenza riguarda il rapporto con il diverso.

Grazie all’abile penna di Massobrio entriamo nelle vite degli agenti dell’Unità Zero, camminiamo nelle loro case e osserviamo come abbiano imparato a lasciare paure, desideri e distrazioni fuori dalla Tana, la loro sede operativa.

 

«Fanno l’amore, senza fretta. Si prendono in giro e ridono, parlano e ridono ancora. È tutto così semplice, così normale. Malvina però nutre timori e incertezze per il futuro. Per Mimo, invece, sta tutto in quel momento. Fuori di lì c’è l’Agenzia, c’è l’azione, ci sono i cattivi».

 

È infatti proprio sulla paura che si gioca la partita più importante ed è proprio grazie all’umanità chea questi uomini e donne si chiede nel loro lavoro di dimenticare che riusciranno a entrare nella mente dell’avversario e a trasformare ciò che sembrava una debolezza in un punto di forza.

Gioco con la paura. “Il maestro del silenzio” di Giulio Massobrio

Come lo stesso autore svela a chi legge alla fine de Il maestro del silenzio questa è una storia di invenzione, ma non è lontana dal vero. È infatti un racconto che gioca con la paura di chi legge ma anche di chi ha scelto di scrivere e raccontare questa storia perché, attraverso i personaggi, ha dovuto scavare nell’animo dei terroristi e fare i conti sia con le verità che con le leggende sul loro conto.

«Tutti abbiamo un’identità e una storia, però lui fa parte di un mondo nel quale si muovono persone che possiedono anche una leggenda, cioè una sorta di storia diversa da quella reale, con un nome sempre nuovo e una personalità cangiante a seconda delle necessità. Mimo ‒ questo è il suo nome di battaglia ‒ è uno che va dritto al punto, senza scrupoli. Lo esige il suo lavoro, anche se non può raccontarlo a nessuno».

 

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Nonostante la storia sia credibile e sia avvincente mi sarebbe piaciuto che l’autore lasciasse qualche dettaglio all’immaginazione o che dosasse le informazioni nel corso della storia. Sin dalle prime pagine infatti, queste ricorrono profusamente come se Massobrio avesse voluto fornire una sorta di identikit per tutti i personaggi senza lasciare che fosse il lettore a catturare da solo alcuni dettagli.


Per la prima foto, copyright: Matt Seymour su Unsplash.

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