Perché è importante leggere

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Come leggere un libro

Giacomo Leopardi nell’affettuosa lettera di Antonio Ranieri

Giacomo Leopardi nell’affettuosa lettera di Antonio RanieriA pochi giorni dalla morte di Giacomo Leopardi, avvenuta il 14 giugno 1837, Antonio Rainieri, sulla cui amicizia con il poeta di Recanati molto si discute e spesso a sproposito, scrisse una lettera a Fanny Targioni Tozzetti per annunciarle la morte del comune amico.

Ranieri userà parole molto dolci verso Leopardi, confermando dunque il rapporto di affetto e stima che li legava e raccontando a Fanny anche l’enorme dolore provato per la perdita di Giacomo.

 

 

Napoli, 1 luglio 1837.

«Mia cara Fanny,

La specie di dolore ch'io sento non fu mai sentita da nessun uomo, perchè mai non fu e mai più non sarà fra gli uomini un'amicizia uguale a quella che mi stringeva al mio adorato Leopardi. Il vòto immenso, infinito ch'io sento nel mio cuore non sarà potuto mai più compiere, perchè degli ingegni simili a quello del Leopardi ne comparisce uno ogni tanti secoli sulla terra. Com'è possibile, Dio mio! com'è possibile di non credere al male in questo infausto pianeta, se Iddio, o il caso, o il fato, o qualunque sia questo potere cieco e tirannico che ci governa, ha potuto consentire che si desse al mondo un amore, una necessità simile a quella che era fra Leopardi e me, e che uno di noi fosse condannato a sopravvivere all'altro! Ahi, mia cara Fanny, ho fatta la tremenda esperienza d'una grande eccezione a una grande regola! Tutto al mondo, il male come il bene, è nello effetto al di sotto di quel che fu nella immaginativa che lo presuppose, salvo il dolore della perdita dei nostri cari, che nell'effetto è al di sopra di quanto potette ne' suoi più strani delirii immaginare la più fervida e sperimentata fantasia!

 

LEGGI ANCHE – L’infanzia di Giacomo Leopardi raccontata da Paolo Di Paolo

Giacomo Leopardi nell’affettuosa lettera di Antonio Ranieri

Leopardi è mancato all'Italia, anzi a tutto il mondo civile, d'una idropisia di cuore che da gran tempo lo minacciava, e incontro alla quale sono stati invano tutti i rimedi che era possibile ai mortali di adoperare. Egli mi spirò fra le braccia mentre eravamo per muovere per la campagna, mercoledì 14 di giugno a ventun'ora, non credendo insino all'ultimo istante di dover passare, finchè un secondo prima non mi disse: Addio, Antonio, non veggo più luce. Io gli accompagnai il polso che salì lentamente, finchè fu spento, gli collai le mie labbra sulle sue, che già fredde non risposero più ai miei baci, e così mi persuasi che non era più. Benchè gettato di ferro dalla natura, se la peste non mi ricongiunge tosto all'amico, la mia salute non risorgerà mai più da questo colpo.

[I servizi di Sul Romanzo Agenzia Letteraria: Editoriali, Web ed Eventi.

Iscriviti alla nostra newsletter

Seguici su Facebook, Twitter, Google+, Pinterest e YouTube]

Potete immaginare quale terribile sforzo mi sia dovuto costare in quel primo assalto del dolore il dover provvedere al modo di salvare la sua onorata spoglia dalla confusione universale, ora che per legge austera ed inviolabile tutti i cadaveri de' colerici e non colerici debbono essere trasferiti al Camposanto, che ministri di Stato e personaggi quanto si voglia altissimi, morti o non di colera, sono precipitati in un fosso tra le migliaia... Io non so in qual remota parte dell'anima mia io trovai la forza di ravvolgermi tutta quella notte orribile, e l'altra più orribile ancora, per la città, e d'ottenere, o più tosto di riuscire a viva forza nell'intento che la spoglia adorata, chiusa in una splendida cassa con quella pompa che le condizioni del tempo consentivano, fosse trasferita nella chiesa di San Vitale fuori la Grotta detta di Pozzuoli, dove, custodito in una sepoltura a parte, gli sarà fra poco rizzato un monumento, e le sue ossa riposeranno appresso a quelle di Virgilio e di Sannazzaro. Cara Fanny, vi basti sapere che la notte del 15 al tocco fu dovuta dare sotto la lugubre Grotta una specie di battaglia ordinata, non al tutto innocente, che finalmente l'oro divise.

Giacomo Leopardi nell’affettuosa lettera di Antonio Ranieri

LEGGI ANCHE – Quando Carl Jung scrisse a James Joyce

 

A questo dolore era destinato io dopo sette lunghi anni d'una specie di corrispondenza direi quasi più che umana con questo ingegno divinissimo, accanto al quale passava tutto il dì e grandissima parte della notte a discorrere le più sublimi ragioni della filosofia, della storia, e di qualunque cosa v'ha o vi fu tra gli uomini di bello o di grande. Ma quando seppi e vidi e messi con queste mie mani la sua spoglia in salvo, le forze mi abbandonarono. Mi ritrassi in un sobborgo della città dove ho creduto a questi ultimi dì che insieme con le forze volesse abbandonarmi la ragione. Perchè mi sorprendo spessissimo a vederlo e udirlo accanto a me, e parlargli (nè vi racconto già favole) come a persona viva e vera.

Addio, mia cara Fanny, vi scrivo da una città confusa e desolata, dove tutto ciò che ti circonda è morte e lutto. Siamo a duemila casi il dì, e i morti in proporzione, dico la sola città senza i contorni; e non crediate a giornali. Il male cresce sempre, e la strage incredibile fra la quale mi trovo, che farà in breve crescere l'ortica lungo Toledo, è una spezie di fiero conforto al mio cuore sdegnato degli uomini e della divinità o di qualunque cosa o si vede o s'immagina. Addio. Ho scritto per ora una breve notizia di quell'altissimo ingegno, che ho mandato al Progresso. Addio. Scrivetemi.

Giacomo Leopardi nell’affettuosa lettera di Antonio Ranieri

Il vostro disperato

A. RANIERI

PS. D'Aquino venne a vedermi pochi dì sono, e il dì stesso morì in tre ore di colèra.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.5 (2 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.