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Giacomo Casanova, solo un libertino? Intervista a Matteo Strukul

Giacomo Casanova, solo un libertino? Intervista a Matteo StrukulDopo il successo della tetralogia dedicata ai Medici, Matteo Strukul torna in libreria con Giacomo Casanova. La sonata dei cuori infranti, edito da Mondadori.

Come si evince già dal titolo del libro, questa volta al centro dell’attenzione di Strukul c’è Giacomo Casanova, il celeberrimo seduttore veneziano, sulla cui figura pare ci sia ancora molto da dire.

E proprio giocando sulle ambiguità del personaggio Casanova, sulle luci e sulle ombre che lo stesso Giacomo ha contribuito a costruire intorno alla sua immagine, Strukul costruisce un romanzo che è non solo storico ma al tempo stesso di formazione e d’avventura, mescolando dati biografici concreti a elementi di fantasia.

 

Dai Medici a Casanova, dal potere politico a quello della seduzione? Quanto conta per lei il potere e perché ritiene così importante parlarne?

Bella domanda. Sì, effettivamente, c’è un passaggio dal potere alla seduzione. Anche se la storia di Casanova non può esimersi dall’illustrare i retroscena politici di Venezia: il Consiglio dei Dieci, le lotte di potere delle istituzioni. Margarethe stessa è legata all’impero austriaco. Quindi, vi è una sottotrama incentrata sulla conquista del potere. Potere e seduzione. Penso alla sfida secondo cui Casanova deve sedurre Francesca, figlia di una famiglia patrizia. Nasce così un gioco di seduzione a quattro, ricostruendo, al contempo, quell’aspetto più noto di Casanova. In quest’ottica, il romanzo si allarga per rendere completo il personaggio storico, facendo emergere il ribelle, il violinista, l’alchimista, il letterato. Il desiderio era quello di contrastare, o ampliare, l’immagine di Casanova veicolata dalla cinematografia, principalmente, hollywoodiana.

A tal proposito, il più bel film dedicato alla figura di Casanova, credo sia Il giovane Casanova di Giacomo Battiato.

 

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Come ha lavorato alla redazione di Giacomo Casanova. La sonata dei cuori infranti? Qual è il rapporto tra verità storica e finzione letteraria?

Da un punto di vista strettamente tecnico, la stesura del romanzo si è tradotta in una ricerca presso le biblioteche. A differenza dei Medici, la ricerca è stata più intensa per determinati passaggi. Penso, per esempio, al momento della fuga dai Piombi. Venezia, d’altro canto, mi è nota perché è lì che ho conseguito il mio dottorato. A mio favore, ha giocato anche il fatto di abitare a Padova. Ho passato, quindi, tanto tempo tra gli scaffali delle biblioteche leggendo tomi su tomi. Per una sintetica bibliografia della città, una lettura interessante è stata La repubblica del Leone. Storia di Venezia.

Trattandosi di un romanzo per lo più d’avventura, ho avuto una certa libertà d’invettiva, specie nella prima parte. Perché Casanova racconta solo ciò che vuole. Infatti, nella sua autobiografia, non è chiaro né come né perché sia finito ai Piombi. Si dice avesse pestato i piedi a un inquisitore dello Stato, un laico quindi. Aveva sedotto la fiamma di quest’ultimo.

Ho eretto la trama del romanzo proprio su questo dettaglio, il detto e il non detto di Casanova. In sintesi, l’idea è stata quella di miscelare storia e menzogne in modo bilanciato.

Giacomo Casanova, solo un libertino? Intervista a Matteo Strukul

Cosa rappresenta Casanova per lei?

Casanova è un libertino. Con questo termine, oggi si intende l’outsider, il ribelle, il rivoluzionario. Ai tempi, invece, è il personaggio che si oppone alle leggi non scritte. Alla corruzione, per esempio. Casanova, però, è anche la gioia di vivere. Distruttiva e autolesionista. E, in un certo senso, è un preromantico. Quello dello Sturm und Drang. Il libertinaggio è un’anticipazione dell’Illuminismo.

Infatti, Casanova si batte per una serie di cose. E Venezia gli offre la possibilità di mettersi al suo servizio, come spia. Ha così modo di viaggiare e quindi si trova presso alla corte di Caterina di Russia, ma anche in Polonia e a Parigi. En passant, in Polonia, pare sia stato coinvolto in un duello per via di una certa attrice.

Casanova vive fuori dalle regole e, per certi versi, ricorda personaggi come de Sade, de Laclos e libri come Il profumo. Attorno a sé, c’è un’aura di maledizione. Infatti, egli persegue il piacere anche a costo della propria pelle.

È un personaggio affascinante, però, specie in quei dettagli poco noti come il fatto che fosse laureato in giurisprudenza o che, per un breve periodo, fosse stato abate. Soffriva di perdita di sangue dal naso ed era stato portato dalla strega per guarirlo. Questo per fare solo alcuni esempi.

E, ora che ci penso, forse bisognerebbe che tutti noi tornassimo a girare per le biblioteche in cerca di saggi da leggere. Cosa che, nel mio caso, coincide con il lavoro e rende piacevoli i miei romanzi.

 

Perché il mito di Casanova affascina ancora oggi?

È un uomo che amava le donne. Oggi la galanteria è andata perduta, devastata dai social. Gli stessi social che hanno ucciso anche l’arte.

Nella sua essenza, oggi manca il dialogo tra l’uomo e la donna, il dialogo che, un tempo, accadeva nell’atto della seduzione, del corteggiamento. In quel momento di attesa, di trattative, di possibili fallimenti e successi, l’uomo e la donna dialogavano.

In una simile situazione, possono accadere anche le sconfitte, ma sono l’occasione per diventare migliori. E nel momento in cui riesci a conquistare l’amore della tua vita, la vita stessa ti appare più bella. Nasce così l’amore sano.

Sono convinto si debba tornare al corteggiamento. Un aneddoto, a tal proposito: quando vado a comprare fiori per mia moglie, la fioraia rimane sorpresa. Ecco una tendenza da invertire, con l’obiettivo di tornare ad amarci.  

 

Cosa sono le donne per Casanova? Prede, pedine, oggetti d’amore… E cosa spingeva Casanova a sedurne sempre di nuove?

Dalla sua autobiografia, Casanova emerge come un narcisista. Questo, di primo acchito, potrebbe contraddire quanto detto precedentemente riguardo al corteggiamento. È un preromantico, indubbiamente, ed è un libertino, con tutte le implicazioni del caso. Detto ciò, però, in relazione a Casanova, la donna risulta essere colei che possiede soluzioni che all’uomo restano negate a causa di una diversa sensibilità, e quindi una diversa capacità di cogliere la realtà.

Penso, per esempio, all’episodio in cui Casanova si reca a teatro assieme a Francesca per visionare una rappresentazione di Goldoni, e in quel susseguirsi di scene si incontrano figure di donne emancipate, che frequentano e tengono salotti letterari. In un certo senso, si stava meglio quando si stava peggio, per le donne. Ovvero, la donna, a Venezia, poteva conquistare uno spazio non scontato per il tempo.

Per Casanova, questa donna veneta rappresenta l’altro da sé, più affascinante e, al contempo, contradditorio. Fragile e forte, insieme. In ultima analisi, l’uomo è il potere autoreferenziale; la donna, dal suo canto, è la bellezza, è l’altruismo.

Giacomo Casanova, solo un libertino? Intervista a Matteo Strukul

Documentandosi su Casanova, che idea si è fatto delle sue donne? Semplici vittime del suo fascino o c’è anche altro?

Prima tra tutte, che si trattava di donne dalla grande determinazione e intelligenza. A questo proposito, va specificato il contesto storico, ovvero il fatto che solo le donne veneziane avevano il diritto di ereditare il patrimonio del marito. Venezia rappresenta, quindi, un unicum per le donne, e questo dona loro molteplici aperture.

Tra l’altro, Venezia stessa è una donna, una donna adagiata sulla laguna che conquista mezzo mondo per poi abbandonarsi a Napoleone, stanca e ferita.

 

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Nel libro Casanova viene arrestato grazie a un piano architettato con l’aiuto di tre donne: Gretchen Fassnauer, nel ruolo di messaggera; la contessa Margarethe von Steinberg, con il compito di portare a compimento il piano; Francesca Erizzo, coinvolta suo malgrado. Perché ha optato per questa soluzione? Ha voluto giocare con l’ironia della sorte?

Sì, era mia intenzione giocare con l’ironia della sorte. In fondo, Casanova rimane il personaggio storico, un uomo innamorato di se stesso che sopravvaluta le proprie capacità e sottovaluta quelle degli altri, nel caso specifico, delle donne. Per questa ragione, infatti, ci finisce spesso in galera, in esilio oppure in fuga. È un grande viaggiatore per necessità. Inoltre, predilige i luoghi provisti di passaggi segreti. Celeberrimo è l’attuale Palazzo Bragadin.

Casanova sottovaluta la situazione, quindi. Non coglie il quadro complessivo e viene trascinato nel gioco di una mente diabolica, assieme ad altre due donne. E la speranza è quella che possa imparare qualcosa da questo errore di valutazione.

Se nella prima parte del romanzo si incontra un Casanova spensierato che conquista tutto, per poi perderlo, nella seconda parte egli appare più cinico, più rancoroso e addirittura più spietato nel modo in cui affronta il nemico. Infatti, prima, certi duelli sembrano il frutto del caso, della sfortuna. Nella seconda parte, dietro agli eventi si cela una trama architettata da una mente superiore. E qui incontriamo un archetipo, se vogliamo, quello della donna bella e diabolica che l’uomo non è in grado di affrontare e, anzi, lo capisce troppo tardi.

Parliamo anche di un romanzo di formazione, se pensiamo al fatto che Casanova arriverà a un maggior rispetto e una maggiore attenzione verso le donne, apparendo ben diverso dall’inizio quando pensa di poter gestire qualsiasi situazione, in un atteggiamento tipico da spia.

Si delinea così un romanzo a più livelli, uno d’avventura, uno di formazione e uno storico.


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