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Gertrude Stein e quella brutta lettera di rifiuto

Gertrude Stein e quella brutta lettera di rifiutoNon tutti gli scrittori hanno avuto vita facile soprattutto ai loro esordi. Come dimenticare ad esempio quando T.S. Eliot rifiutò di pubblicare La fattoria degli animali di Orwell.

Il parere di Eliot però sembrerà un gesto delicato nonostante il rifiuto se lo paragoneremo a quello subito da Gertrude Stein per un suo manoscritto nel 1912.

La scrittrice, che si considerava una vera e propria sperimentatrice anche in ambito linguistico e stilistico, inviò quell’anno una copia di quello che sarebbe diventato C’era una volta gli americani all’editore inglese Alfred C. Fifield.

 

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Quest’ultimo però non gradì l’opera della Stein e poco dopo le rispose prendendola in giro con una lettera che imitava lo stile della scrittrice:

 

LEGGI ANCHE – Quando T.S. Eliot rifiutò di pubblicare “La fattoria degli animali” di George Orwell

Gertrude Stein e quella brutta lettera di rifiuto

«Sono uno, uno solo, soltanto uno. Un solo essere, uno in ogni istante. Non due, non tre, solo uno. Solo una vita da vivere, solo sessanta minuti in un’ora. Solo un paio di occhi. Solo un cervello. Essendo solo un singolo essere, avendo un solo paio di occhi, avendo solo un tempo e una sola vita da vivere, non posso leggere il suo manoscritto tre o quattro volte. Neanche una volta. Difficilmente se ne venderà una copia qui. Difficilmente una. Soltanto una.

Grazie mille. Restituisco il manoscritto tramite posta raccomandata. Solo un manoscritto in una sola lettera».

 

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Non conosciamo quale fu la reazione di Gertrude Stein dinanzi a questa lettera, possiamo dire però che di certo non si arrese e seppe portare la sua opera a un livello di miglioramento tale da poterla pubblicare qualche anno dopo, nel 1925.

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