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Geografia della memoria. “Ricordi dormienti” di Patrick Modiano

Geografia della memoria. “Ricordi dormienti” di Patrick ModianoTra i libri più recenti pubblicati da Einaudi per la collana Supercoralli c’è Ricordi dormienti (tradotto da Emanuelle Caillat), l’ultimo romanzo di Patrick Modiano, uno dei migliori narratori del nostro secolo, nonché Premio Nobel per la Letteratura nel 2014, quando a livello internazionale era (quasi) uno sconosciuto. La motivazione dell’Accademia di Svezia è funzionale per mettere subito a fuoco la tematica chiave dello scrittore francese: «Per l’arte della memoria […]». Dal titolo, è facilmente intuibile come anche quest’ultimo romanzo non faccia eccezione. Ed è rimarchevole nel contesto dell’aperçu letteraria di Modiano come, anche dopo il lungo periodo di silenzio narrativo che ha seguito l’assegnazione del premio, l’autore abbia deciso di proseguire esattamente da dove aveva terminato, raccordandosi al suo passato con un libro sul passato. Ricordi dormienti, appunto.

Questointreccia le sottotracce della memoria tra elementi fittizi e reali, tra storia personale e romanzo. È così che partendo dal lungo Senna – un vero e proprio toposdei libri di Modiano – ci ritroviamo in una Parigi dissennata, che ribolle di fantasmi sulle banchine delle stazioni della metropolitana. Jean– il protagonista, per certi versi alter ego di Modiano – procede nella sua avventura allucinatoria, che ricorda un’atmosfera quasi baudelaireiana, tentando quell’operazione che un romantico come Wordsworthavrebbe di certo indicato col termine recollet. Invero, Jean apre il suo taccuino e cerca di unire i puntini luminosi che appaiono nella notte di Parigi. Cerca di riunire i ricordi di cui non trova più la forma, e a quelli di cui ne ha prova a restituire il vigore di un tempo.

 

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Così, ancora una volta, Modiano narra su due piani: da un lato, per le strade della capitale francese, disegna una mappa del ricordo, concretizzando una vera e propria geografia della memoria, dall’altro fa del personaggio un suo cultore, un archeologo del ricordo, in bilico tra sogno e realtà. Jean, infatti, non riesce a distinguere ciò che appartiene al ricordo, e quanto alla dimensione onirica. Sembra proprio viaggiare sulla superficie dell’acqua, seguendo le parole di Modiano, che non nascondono la loro tentazione di cadere e frantumarsi nella consistenza brutale del reale. Solo la Senna e il suo fluire le possono mantenere a galla. Ma cosa cerca Jean?

Geografia della memoria. “Ricordi dormienti” di Patrick Modiano

Ai versi 77-81 de Le ricordanze (Canti, XXII, G. Leopardi) si dice:

O speranze, speranze; ameni inganni

Della mia prima età! sempre, parlando,

Ritorno a voi; che per andar di tempo,

Per variar d’affetti e di pensieri,

Obbliarvi non so.

 

Jean cerca ciò che l’ha allontano da se stesso; cerca, come fossero degli spettri, tutte le donne che ha incontrato. E capisce di non poter più obliare tutto questo.

In questo senso Parigi, oltreché dissennata, agli occhi di Jean torna a essere quella della giovinezza perduta, dove le istantanee del passato che credeva di aver perduto sono ancora lì, ad aspettarlo – «Non c’è separazione definitiva finché esiste il ricordo» (I. Allende, Paula, Feltrinelli). E qual è il miglior strumento che veicola la memoria? Proprio un libro. Lo stesso che Jean intravede nella bancarella sul lungo fiume, e che come fosse una mano lo afferra e lo trasporta a ritroso nel tempo. Cade dal presente dentro il passato. Che, invece di essere concluso – come suggerisce il titolo – dorme soltanto.

Geografia della memoria. “Ricordi dormienti” di Patrick Modiano

La letteratura di Modiano è un racconto del ritrovamento, in cui però è necessario affidarsi al suo contrario: smarrirsi. E seguire il tracciato di nomi, appunti, date, che proseguono in una continua e costante eclissi temporale. Il romanzo è “montato” proprio in questo modo: salta da un momento all’altro, in modo sconnesso e talvolta confuso, accentuando una ricerca metaletteraria erratica, che deve solo abbandonarsi a se stessa, in una sequenza di congetture infinite.

 

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I volti delle donne di Jean si susseguono freneticamente, vittime di un’emozione incontrollata: Martine, Mireille, Geneviève, Madeleine, la signora Hubersen. E vogliono solo una cosa: il perdono. Quello del tempo, che cura e acquieta anche la rabbia più feroce. Ma per Modiano non esiste alcun tribunale dei ricordi. Esiste un unico grado di giudizio, inappellabile. Quello della nostalgia.


Per la prima foto, copyright: Léonard Cotte su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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