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Genocidio del Ruanda, una storia iniziata nell'inferno

Genocidio del Ruanda, una storia iniziata nell'infernoGenocidio in Ruanda: ventuno anni fa, il 6 aprile cominciavano 101 giorni di inferno con oltre un milione di vittime.

A colpi di machete gli Hutu massacrarono i tutsi e gli stessi hutu “moderati”, in quel momento al potere (appoggiati dalla Francia). Due etnie figlie della ferita coloniale, due gruppi che convivevano in pace, finché i colonialisti belgi non imposero loro gerarchie, esacerbando le differenze fra i tutsi “nobili” e gli hutu “popolani”. A partire dagli anni Sessanta, prima di questo terribile genocidio, uno dei più sanguinari del XX secolo, hutu e tutsi si erano già scontrati anche in altri territori, come i vicini stati dell’Uganda, Burundi, Congo e Tanzania. Con la fine della guerra fredda e il post colonialismo le sovrastrutture coloniali non ressero e un odio di classe sfociò nel massacro che conosciamo.

A ventuno anni dalla strage, il genocidio del Ruanda resta per molti versi una tragedia annunciata. Ancora dubbi sono i coinvolgimenti di alcuni Paesi occidentali e il ruolo dei vertici delle Nazioni Unite.

Genocidio del Ruanda, una storia iniziata nell'inferno

Le fotografie di quell’inferno, invece, non lasciano dubbi, così come le testimonianze di chi è riuscito a scappare. Come ha fatto Bibi, protagonista del libro-reportage di Christiana Ruggeri,Dall’inferno si ritorna. La storia vera di Bibi, a cinque anni in fuga dal Ruanda (Giunti editore). Con il taglio dell’antropologa, Cristiana Ruggeri ricostruisce la fuga di Bibi, una bambina tutsi di cinque anni sopravvissuta al massacro della sua famiglia a Kigali. Ferita e terrorizzata la bambina orfana riuscirà a unirsi a un gruppo di profughi e, attraverso lo Zaire, a raggiungere l’occidente. Oggi vive in Italia e studia medicina.

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Questa di Christiana Ruggeri è solo l’opera più recente dedicata al genocidio del Ruanda.

Genocidio del Ruanda, una storia iniziata nell'inferno

Tra le altre ricordiamo Desideriamo informarla che domani verremo uccisi con le nostre famiglie. Storie dal Ruanda (Einaudi, 2000), in cui Philip Gourevitch compie uno studio anatomico del genocidio e Shoah, Ruanda. Due lezioni parallele (Giuntina, 2014) in cui Niccolò Rinaldi propone un parallelo fra il genocidio in Ruanda e la “soluzione finale” nazista, portando avanti la tesi che quello africano non fu affatto un conflitto tribale, ma avesse molto in comune con lo sterminio nazista.

Nel 2014 la scrittrice ruandese Scholastique Mukasongaha ambientato il suo romanzo Nostra Signora del Nilo (66thand2nd, 2014), negli anni Settanta, in un collegio femminile d’élite in Ruanda. Attraverso i banchi del liceo si impone una questione raziale che non risparmia neppure gli adolescenti.

Genocidio del Ruanda, una storia iniziata nell'inferno

Anche il cinema ha documentato il genocidio nelle pellicole Hotel Rwanda (2004), Accadde in aprile (2005), Shooting Dogs (2005) eShake Hand with the Devil (2007), tratto dall’omonimo romanzo autobiografico del generale Roméo Dallaire coinvolto nell’inferno del genocidio in Ruanda come responsabile dei caschi blu.

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