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Fuggire dalla Siria a sedici anni e su una sedia a rotelle, la storia di Nujeen

Fuggire dalla Siria a sedici anni e su una sedia a rotelle, la storia di NujeenCon Lo straordinario viaggio di Nujeen (HarperCollins Italia, 2016 – traduzione di Cristina Ingiardi) la giornalista inglese Christina Lamb, da anni reporter di guerra del «Sunday Times» nei luoghi più caldi del pianeta, torna a raccogliere la testimonianza di una ragazzina molto speciale, come già aveva fatto con Io sono Malala (Garzanti, 2013 – traduzione di Stefania Cherchi), dedicato alla giovanissima pakistana vincitrice del Premio Nobel per la Pace del 2014.

Nujeen Mustafà è nata in Siria, e oltre all'inconveniente di crescere in un Paese dilaniato dalla guerra deve combattere fin dalla nascita con una malattia invalidante che le impedisce di camminare. Abitando al quinto piano di una casa di Aleppo, finisce per passare la maggior parte del tempo rinchiusa tra le mura domestiche, perché per i suoi familiari è troppo faticoso portarla su e giù per le scale, ma Nujeen non si perde d'animo: legge, studia, e approfitta delle soap opera trasmesse dalla televisione per imparare un ottimo inglese. Questo le diventa molto utile nel momento in cui i genitori decidono di far fuggire tutta la famiglia dalla Siria, con l'intento di raggiungere uno dei figli maggiori che già vive in Germania. Se un viaggio di 5782 chilometri da Aleppo a Wesseling (un sobborgo di Colonia) utilizzando tutti i mezzi di trasporto possibili – auto, treno, aereo, gommone – può essere proibitivo per chiunque, immaginatelo fatto da una ragazzina su una sedia a rotelle. Nujeen, tuttavia, grazie al suo coraggio e a quello delle sorelle e dei fratelli che hanno viaggiato con lei, ce l'ha fatta e ora vive in Germania, dove grazie a un programma di aiuto ai rifugiati frequenta la scuola e può usufruire di cure per sua malattia.

La sua storia, piena di speranza e di ottimismo nonostante tutte le difficoltà affrontate, è diventata un libro grazie alla bravura di Christina Lamb, che è riuscita a fare sua la voce di una sedicenne, mantenendone tutta la freschezza e la spontaneità.

Fuggire dalla Siria a sedici anni e su una sedia a rotelle, la storia di Nujeen

Lo straordinario viaggio di Nujeen è stato presentato a Milano il 20 novembre, Giornata Mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, dove all'interno del vasto programma di Bookcity si è dato spazio a diversi libri che raccontano storie di bambini e adolescenti in guerra o in fuga da violenze, malattie, carestie.

 

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In particolare, HarperCollins Italia e Unicef hanno realizzato il progetto "Speranza e coraggio – Nujeen per le scuole" con studenti di scuole elementari e medie. Nel salone del Mudec, dove si è tenuta la presentazione del libro, sono stati esposti i lavori realizzati dagli alunni di un'elementare e una media del quartiere.

La giornalista Eleonora Molisani ha moderato un dibattito molto sentito da tutti i partecipanti, che ha coinvolto Christina Lamb, Filippo del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Patrizia Paternò per UNICEF Italia, e Chiara Scaglioni, Direttore Editoriale HarperCollins Italia.

Al termine abbiamo potuto rivolgere qualche domanda a Christina Lamb.

Fuggire dalla Siria a sedici anni e su una sedia a rotelle, la storia di Nujeen

Come è stato il suo rapporto personale con Nujeen?

La prima volta che l'ho incontrata ho pensato che fosse adorabile, perché è una ragazza molto divertente e affronta sempre le cose da un punto di vista positivo, nonostante le difficoltà e le atrocità che ha vissuto in un contesto di guerra, non potendo mai frequentare la scuola e avendo fatto questo viaggio così difficile attraverso l'Europa.

 

Incontrando Nujeen nella sua nuova casa in Germania che impressione ha avuto della sua famiglia?

La cosa positiva dei rifugiati è che tutti possiedono un cellulare per mantenersi in contatto tra loro, perciò anch'io ho potuto rintracciare Nujeen, incontrarla e parlare con la sua famiglia anche se a quell'epoca non vivevano ancora in un appartamento, ma erano ospitati in un campo profughi. Lei era molto contenta all'idea di poter raccontare la sua storia, perché pensava che in questo modo avrebbe potuto far comprendere a tutti che i rifugiati non sono "un problema" di entità misteriose, ma persone vere.

 

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Il viaggio di Nujeen, nonostante qualche momento di crisi e numerosi contrattempi, sembra essersi svolto in maniera abbastanza felice rispetto ad altre esperienze di rifugiati. Ad esempio, lei e la sorella non hanno mai avuto problemi di molestie, o episodi spiacevoli, oppure hanno preferito non parlarne nel loro racconto?

Il viaggio è sempre difficile per tutti: se pensiamo a questa ragazzina, che è così positiva e non vuole che la gente si preoccupi per lei, possiamo dire che forse tende a minimizzare le difficoltà, ma guardando le fotografie scattate durante le tappe del viaggio ci si rende conto che era esausta. Di sicuro l'attraversamento del mare tra Turchia e Grecia su un gommone, con una sedia a rotelle che rischiava adidrittura di bucarlo, e con compagni di viaggio che molto probabilmente non volevano a bordo una ragazza in quelle condizioni, è stato drammatico.

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Il viaggio ha avuto altri momenti di tensione, come quando sono arrivati al confine che l'Ungheria aveva appena chiuso, oppure in Slovenia. Tutte queste difficoltà hanno reso il tragitto più lungo rispetto ai tempi di percorrenza di altri profughi.

Nujeen però sostiene che, vedendola sulla sedia a rotelle, spesso le persone si sentivano maggiormente spinte ad aiutarla, e questo lei lo chiama “il vantaggio della disabilità”.

Fuggire dalla Siria a sedici anni e su una sedia a rotelle, la storia di Nujeen

Com'è ora la nuova vita di Nujeen in Germania? Che inpressione ne ha avuto?

La sua vita è migliorata notevolmente rispetto a quando viveva in Siria. Frequenta finalmente la scuola, si è fatta nuovi amici, ha appena iniziato a portare un apparecchio per raddrizzare i denti ed è molto contenta di questo. Soprattutto, non prova più la sensazione di vivere sempre in pericolo. Naturalmente le mancano moltissimo i genitori che sono rimasti bloccati in Turchia, il fratello e la sorella che invece sono rimasti in Siria.

 

Ci sono delle possibilità che ottenga il ricongiungimento con i genitori, facendoli arrivare in Germania?

Sarà molto difficile, perché da marzo di quest'anno l'Unione Europea ha chiuso le porte ai rifugiati. Del resto anche in Italia ci sono molte persone ferme, in attesa di raggiungere i parenti, ma la cosa ormai è sempre meno probabile.

 

Dal punto di vista stilistico, com'è stato per lei scrivere questo libro cercando di mantenere lo stile e il punto di vista di un'adolescente?

Lo avevo già fatto per Malala, che aveva più o meno la stessa età. In entrambi i casi, le ragazze hanno un modo di parlare molto chiaro e ben definito, perciò non mi è stato difficile trascrivere i loro discorsi.

Fuggire dalla Siria a sedici anni e su una sedia a rotelle, la storia di Nujeen

La parte storico-politica del libro, sulla situazione siriana e in particolare dei curdi, viene da lei o viene da Nujeen?

Da giornalista ero già a conoscenza di tante cose sulla Siria e sulla situazione dei rifugiati, e anche dei viaggi e degli spostamenti delle persone in quella zona. Sono stata aiutata moltissimo dalle conversazioni avute con i fratelli e le sorelle più grandi di Nujeen, perché lei, quando era in Siria, viveva tutto sommato intrappolata in casa e non poteva rendersi conto del tutto di quello che accadeva intorno a lei. Erano i fratelli e le sorelle a raccontarle molto del mondo esterno.

 

Pensa che continuerà a seguire con particolare attenzione i problemi dei bambini e degli adolescenti, che sono in assoluto la parte più debole dei rifugiati?

Da giornalista devo trattare argomenti anche molto diversi tra loro. Parlando in generale, vivendo oggi un momento in cui ci sono molte più guerre di quante ce ne siano mai state dai tempi della seconda guerra mondiale, noto che i bambini sono sempre le prime vittime di certe situazioni, perché sono più esposti al rischio di essere uccisi, mentre le famiglie vengono dilaniate e non riescono a proteggerli: perciò ritengo importante continuare a scrivere di questo.


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