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Fuggire dal proprio destino. “Nel caso non mi riconoscessi” di Francesca Capossele

Fuggire dal proprio destino. “Nel caso non mi riconoscessi” di Francesca CaposselePuntata n. 109 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Si incontrano quasi tutti i giorni. In un paese dove anche le porte hanno gli occhi, nessuno si accorge della signorina di città e del capitano tedesco. Lui la spoglia chiamando gli indumenti con il loro nome (un bel ripasso dei generi grammaticali, neutro compreso), ha cura di lasciarle sempre qualcosa addosso, nel caso che qualcuno entri e li trovi abbracciati: la ragazza col collo rovesciato sulla spalla e il capitano che indugia, con i pantaloni abbassati, incerto su quale sia la volta buona per andare fino in fondo».

 

Alcune volte sembra che tutto provi a schiacciarci, sentiamo una pressione nell’aria, nelle parole delle persone che ci circondano e diventa pesante il lenzuolo con cui ci copriamo di notte, a letto, pesante come il buio e come la nostra voce che vorrebbe dire e non dice, che vorrebbe uscire e non può. Certe scelte che sembrano nostre non lo sono, certe immagini di un futuro che ci impongono di vedere ci appaiono estranee, come diapositive di vite che non sono la nostra. Ci vuole coraggio per cercare un’altra direzione, per decidere per noi e non per gli altri, per correre contro il destino e lasciarsi alle spalle i dolori che saremmo costretti a causare.

 

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Fuggire dal proprio destino. “Nel caso non mi riconoscessi” di Francesca Capossele

Francesca Capossele è nata nel 1958 e vive a Ferrara, Nel caso non mi riconoscessi è stato pubblicato in Italia da Playground.

Ada è una giovane donna di Ferrara con una laurea in matematica. Ha vissuto una vita da borghese ed è fidanzata con Ruggero, un agente di polizia. A qualche giorno dalle nozze, Ada decide di scappare da una vita che non sente di aver scelto e fugge in Germania, dove forse c’è un’altra vita che la sta aspettando.

Francesca Capossele, con una scrittura fluida ed elegante, ci consegna un romanzo forte, un romanzo che parla di vita vera e sentimenti veri, una storia che scava nelle pieghe, che cerca lo sporco negli angoli, che prova a farci comprendere e a farci vedere il filo sottilissimo che c’è tra la fedeltà verso se stessi e la fedeltà verso gli altri.

Fuggire dal proprio destino. “Nel caso non mi riconoscessi” di Francesca Capossele

Ada è una donna che si trova in balia di emozioni che riesce a gestire solamente con la fuga, ma il suo movimento, il suo scappare, è una maniera, forse, per rinnegare tutto un pezzo di esistenza che sembra esserle stata cucita addosso.

«Quando Ada e Bruno escono di casa, è quasi notte. Il cielo è basso e nuvoloso, le luci dell’occidente lontanissime. Guardano un punto dell’orizzonte, nel quale una luce rosa si è aperta un varco e brilla luminosa come quella di un faro. La luna piena brilla sul ghiaccio, mentre ritornano insieme verso il centro città. Bruno, le mani sotto la sottana di Ada, la spinge verso la porta della stanzetta…»

 

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Nel caso non mi riconoscessi è un libro costruito alla perfezione, la struttura dell’intero romanzo rende fluida la lettura e ci fa entrare nella vita della protagonista con lentezza e quindi con dolcezza. Non ci sono momenti di noia, non esistono pagine deboli, ogni frase della Capossele è nel posto giusto, e ci dice quello che deve, senza una parola in più o in meno.

«Le due del pomeriggio. Un’infermiera le passa una spugna imbevuta su tutto il corpo, le sorride cortese: il trattamento riservato ai pazienti di riguardo. Ada non si è mai sentita tanto nuda e tanto inerme. Il professore entra che lei è già tutta avvolta in un lenzuolo bianco, su cui spicca sola la macchia dei capelli neri, non ancora chiusi nella cuffietta.»

Fuggire dal proprio destino. “Nel caso non mi riconoscessi” di Francesca Capossele

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Da cosa sono mosse le gesta umane? Che cosa ci spinge a rinnegare il passato, a scappare dal presente? Siamo costantemente in cerca di una stella cometa da seguire, di un punto su cui fissare gli occhi per non dover guardare sotto i nostri piedi e scoprire che stiamo camminando in un luogo pericoloso, dove la terra è poca e gli strapiombo si aprono su entrambi i lati. Abbiamo molta sete e poco spazio per fermaci a bere, abbiamo grandi colpe che ci trasciniamo dietro come massi di cemento e non ci perdoniamo mai, non ci riusciamo mai.


Per la prima foto, copyright: Agnieszka Boeske su Unsplash.

Per la quarta foto, la fonte è qui.

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