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Frankenstein, dopo due secoli il leggendario mostro continua a parlarci

Frankenstein, dopo due secoli il leggendario mostro continua a parlarciIl 1818 – che diede alla luce il romanzo Frankenstein, o il moderno Prometeo – non fu solo un anno denso di avvenimenti capitali destinati a modificare gli equilibri e gli interessi che fino ad allora contraddistinsero gli assetti geopolitici internazionali. Basti pensare che nel mese di febbraio ebbe fine la terza guerra Anglo-Maratha per effetto della quale il controllo di gran parte dell’India meridionale fu assunto dall’Inghilterra; nello stesso mese il Cile, liberandosi dal giogo plurisecolare della dominazione spagnola, conquistò l’agognata indipendenza; e a ottobre il Congresso di Aquisgrana sancì il ritiro delle truppe di occupazione – inglesi, russe, austriache e prussiane – dalla Francia. Il 1818 fu anche un anno destinato a rimodulare i paradigmi culturali imperanti, assecondando gli energici fermenti sociali in atto: nel mese di febbraio Franz Schubert finì di comporre la Sinfonia n. 6 in do maggiore, il 5 maggio venne alla luce Karl Marx e il 3 settembre Silvio Pellico fondò il periodico «Il Conciliatore».

 

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L’11 marzo inoltre venne per l’appunto pubblicato dall’appena ventenne autrice britannica Mary Shelley Frankenstein, o il moderno Prometeo: avvenimento solo apparentemente minore, visto e considerato che ebbe il destino di divenire uno dei (non tantissimi) romanzi praticamente immortali. La creatura del dottor Victor Frankenstein – passato agli annali come il mostro di Frankenstein – si è difatti trasformato grazie al successo planetario in uno dei miti della letteratura universale, dominando ancora oggi l’immaginario collettivo grazie anche alle plurime fortunate riproposizioni cinematografiche, televisive e addirittura fumettistiche. Senza disdegnare i film di animazione e i cortometraggi parossistici (come Frankenstein all’italiana diretto da Armando Crispino nel 1975 e Hotel Transylvania 3 - Una vacanza mostruosa di Genndy Tartakovsky, pellicola statunitense che esordirà nei cinema italiani il prossimo 22 agosto), le commedie musicali (The Rocky Horror Picture Show diretto nel 1975 da Jim Sharman e Frankenstein ‘o mostro andato in scena nel 2017 grazie a Sara Sole Notarbartolo) e il linguaggio artistico proprio dei manga (su tutti quelli disegnati dal maestro dell’horror giapponese Junji Ito).

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Il romanzo, la cui prima edizione italiana risale al 1944, racconta le vicende del capitano Rober Walton e del suo viaggio verso il Polo Nord, durante il quale si imbatte per l’appunto nel dottor Victor Frankenstein. Questi narra all’esploratore le tappe salienti della propria esistenza, tra cui gli studi all’università tedesca di Ingolstadt: tale percorso formativo lo porta a erudirsi notevolmente specializzandosi in filosofia naturale. Gli studi e le conoscenze acquisite instillano in lui il desiderio soprannaturale di conquistare il potere di creare la vita, generandola dalla materia inanimata per antonomasia: i cadaveri. Il mostro però venuto alla luce, deforme e orrido, non è conforme ai desiderata del dottore che pensa bene di abbandonarlo; da qui si dipana una serie di tragiche peripezie, costellate anche di omicidi, fino al tragico epilogo.

 

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Il timore dello sviluppo tecnologico, che nel romanzo ha le fattezze del mostro; la paura che inevitabilmente incute il diverso (che oggi potremmo definire simboleggiato dal “politically incorrect”); la blasfemia (o presunta tale) insita nelle chimere scientiste; i tragici ed esiziali pericoli connessi alla volontà dell’uomo di sfidare Dio (sostituendosi a Lui); il nefasto potere corruttivo esercitato dalla società. Sono molteplici le tematiche sottese al racconto terrificante di Mary Shelley; totalmente avulse dalle strumentali interpretazioni politiche che ne diedero in primis i conservatori.

 

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Nonostante le feroci critiche dell’epoca (non a caso uno strumentale cono d’ombra offuscò per decenni il percorso letterario dell’autrice), il romanzo sprigiona magistralmente financo dopo due secoli un’incredibile vis narrativa e un’imprevedibile contemporaneità concettuale. Anche grazie alla forma epistolare adottata argutamente – per tenere con il fiato sospeso i lettori – dall’autrice (emulando il primo che utilizzò ad alti livelli tale tecnica: Samuel Richardson nel romanzo del 1740 Pamela, o la virtù ricompensata).

Fu così che Frankenstein, o il moderno Prometeo – il romanzo gotico per eccellenza – divenne imperitura epopea.

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