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FOMO “Fear of Missing Out”, cresce la dipendenza dai social network e la paura di essere dimenticati

Facebook dipendenzaSi chiama FOMO ed è l’acronimo di Fear of Missing Out, che tradotto sta per “paura di perdersi”: il timore è quello di essere dimenticati e recenti indagini, pensate, hanno messo in evidenza come l’utente sia sempre più preoccupato di essere tagliato fuori dal mondo dei social network, a prescindere dal modo in cui in questi si dispiegano le dinamiche virtuali.

Online Slang Dictionary spiega la parola tramite un esempio:

Person A: That party will probably be lame. Why are you going?

Person B: FOMO.

La parola è presente nelle ricerche Google con diverse combinazioni: FOMO meaning, FOMO Fear of Missing Out etc; la paura, insomma, è abbastanza conosciuta e dimostra, in riferimento alle reti sociali, che, se l’uso di Facebook e Twitter comporta sicuramente dei vantaggi nella vita di tutti i giorni e negli affari (pensiamo soltanto ai benefici che ne potrebbero trarre le case editrici), esiste comunque l’altra faccia della medaglia, costituita dall’eccessiva dipendenza degli utenti dalla vita virtuale: è il sito MyLife.com ad aver aperto un sondaggio da cui è emerso che il 26% dei partecipanti è disposto a rinunciare anche a sigarette o televisione, pur di restare sempre collegato alle reti sociali.

Ma snoccioliamo tutte le cifre: il 51% degli utenti frequenta i social network da circa due anni e il 27% accede a Facebook e Twitter non appena si sveglia (comportamento favorito pure dagli smartphone, che rappresentano la principale fonte di accesso); e non è finita qui: circa il 42% degli utenti è iscritto a più di una rete sociale e il 61% di questi ha un’età compresa fra i 18 e i 34 anni, una fascia di età molto larga che sottolinea come Mark Zuckerberg & Co. abbiano conquistato tutti (anche perché un buon 40% è costituito da over 35).

È il seguente dato, però, che riflette la paura di essere esclusi: il 52% degli utenti – conclude MyLife.com – ha cercato di prendersi una pausa, ma senza riuscirci; solo ventiquattro utenti su cento, infatti, sono stati in grado di non accedere almeno a uno dei loro account.

Non sappiamo fino a che punto bisogna preoccuparsi (a meno che la vita virtuale non impedisca all’utente di instaurare relazioni concrete in quella di tutti i giorni): in fin dei conti, è ormai evidente che i social network siano diventati un’estensione della vita reale; perché gli utenti non dovrebbero esserne, in un certo senso, dipendenti?

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