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Fino all’ultimo tweet

Fail WhaleI Social Network Sites, così come definiti dalla studiosa Danah Boyd, negli ultimi anni, e in particolare nell’ultimo decennio o giù di lì, sono diventati parte integrante dell’esistenza di moltissimi di noi.

 

Da Friendster a MySpace, da Facebook a Twitter a Google+, attraverso modalità di utilizzo che si articolano variamente a seconda di molti fattori: fascia d’età, sesso, livello di istruzione, posizione sociale, per dirne solo alcuni. Passatempi, pettegolezzi, sì, se volessimo farla banale ma, in fondo, narrazione, cronaca, presentazione del Sé.

 

Piattaforme che favoriscono il crollo delle relazioni interpersonali, mezzi di distruzione (o distrazione) di massa per gli apocalittici, abitudine a cui non si può rinunciare per gli integrati, i SNS sono ormai, per gli uni e per gli altri, un dato della realtà presente. E un dato con cui confrontarci.

 

Entrano persino nella cronaca nera, e vengono utilizzati come “fonte” da certo giornalismo dimentico della sobrietà, del rispetto, del buon gusto e a volte anche del fact checking.

 

A proposito di “ultimi post”, anzi di ultimi tweet, in questo caso, arriva un servizio sulla cui utilità lasciamo a voi il giudizio. The Tweet Hereafter, infatti, raccoglie, gli ultimi tweet di personaggi famosi deceduti. Da Reeva Steenkamp a Aaron Swartz, da Michael Clarke Duncan a Christopher Hitchens.

 

Una specie di "cimitero social", in cui, con una tipica giravolta da “villaggio globale”, la morte viene quasi messa al bando e allo stesso tempo eternata. Potremmo citare Gesualdo Bufalino che parla della natura della fotografia come arte e atto, e vedere come la citazione si attaglia comunque perfettamente ai SNS: «obbedisce al tempo e lo fulmina; sanziona una perdita e vi sostituisce un simulacro immortale».

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