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Finalmente ritorna in libreria “Andreas o I riuniti” di Hugo von Hofmannsthal

Finalmente ritorna in libreria “Andreas o I riuniti” di Hugo von Hofmannsthal«Mai prima Andreas si era sentito così nella natura. Quasi gli sembrava che tutto questo promanasse da lui stesso: quella forza, quell'impulso verso l'alto, quella purezza su tutto».

Questa citazione è tratta da Andreas o I riuniti (titolo originale Andreas oder Die Vereinigten) dello scrittore austriaco Hugo von Hofmannsthal (1874-1929) che la casa editrice Del Vecchio ripubblica dopo la prima edizione uscita in Italia nel lontano 1948 per Cederna, poi ripresa da Adelphi col titolo Andrea o i ricongiunti (la cui modifica di traduzione viene spiegata, tra le altre cose, dal curatore del testo, Andrea Landolfi). Un romanzo onirico e metaforico, nel quale la natura si pone come “elemento di partenza”, rimasto per giunta incompiuto a causa della morte improvvisa dell’autore, che lo ha visto impegnato per venti lunghi anni.

“Natura” intesa non solo in senso letterale ma come potenza metafisica, ultraterrena. Una natura-vita. Una natura-sogno. Simbolo e metafora dell’esistenza all’interno della quale l’essere vivente si pone come in un rapporto spirituale. D’altronde, fanno parte integrante del volume alcuni appunti (nella realtà molto più numerosi, ma selezionati dal curatore) anteriori e coevi alla parte compiuta e un altro corpus di posteriori alla stessa nel quale è evidente, oltreché esplicitata, la visione panteistica di Goethe e l’immagine più mistica del poeta vissuto all’incirca nello stesso periodo del primo, Novalis.

Tutto il testo è permeato dall’impressionismo, presentandosi come complesso e stratificato, con molti riferimenti ad altre opere sia letterarie che filosofiche, ma certamente di grande spessore, così come lo è stato Hofmannsthal che è considerato uno dei più importanti e geniali interpreti della produzione artistica mitteleuropea. Lui che, fedele alla cultura asburgica, considerava la letteratura proprio uno spazio spirituale della nazione.

 

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La storia è quella tipica della formazione giovanile. Il ventiduenne Andreas, parte dalla sua città, Vienna (città natale dell’autore) nonché centro nevralgico di un potere ormai consolidato – siamo infatti nel Settecento, sotto l’impero di Maria Teresa – e attraverso la Carinzia e poi la Carnia, dove intesse per la prima volta amicizia con una ragazza di nome Romana, sbarca a Venezia. È stato il padre a spingerlo verso questo viaggio, allo scopo di conoscere il mondo ma anche con l’intento, non secondario, di migliorare o far apparire migliore il prestigio dell’intera famiglia.

Finalmente ritorna in libreria “Andreas o I riuniti” di Hugo von Hofmannsthal

Il primo personaggio che incontra e con il quale inizia il libro è un uomo in Maschera (da notare, in maiuscolo nel testo) con un curioso abbigliamento, ovvero quasi il nulla, e questo nulla è coperto da un solo mantello. Con il secondo capitolo si torna invece indietro e vediamo il protagonista all’inizio del suo viaggio, quando invece fa la conoscenza di quello che fungerà, un po’ forzatamente, da servitore o scudiero. Un rapporto sbilanciato dovuto all’ingenuità e inesperienza di Andreas, con alcune avventure iniziali che ricordano un po’ quelle di Don Chisciotte e Sancho Panza.

Purtuttavia il rapporto è molto diverso, perché il servitore si presenta arrogante e malvagio e porrà Andreas di fronte ai primi veri interrogativi sulla vita e sugli altri. Arriva poi al Castello Finazzer, dove conosce la figlia dei proprietari (già citata sopra) che rappresenta la sua iniziazione e il desiderio di formare una propria famiglia.

Andreas abbandona l’infanzia e l’adolescenza ed entra nella galassia degli adulti. Nel confine fra realtà e apparenza, fra ciò che vive e ciò che sogna, andrà incontro alla vita.

«Sapeva di aver sognato, ma la verità contenuta nel sogno lo pervase tutto di felicità. L'essenza più intima di Romana gli si era annunziata in un modo così vivo da superare la realtà. Dentro o fuori di sé non poteva perderla. Ebbe la consapevolezza, ancora di più, ebbe la fede che lei c'era per lui».

 

L’altro soggetto femminile, binario, è Maria/Mariquita, mentre l’ulteriore elemento maschile che si staglia è il Cavaliere di Malta.

I riuniti del titolo assumono un’importanza capitale per capire quest’opera.«Per ognuno si tratta di riunirsi a se stesso», annota Hugo von Hofmannsthal.

Andreas o I riuniti: la congiunzione “o” (e non “e”) rende manifesta l’essenza: non insieme ma opposti. Ciò che vedo nell’altro e non mi piace lo rimuovo. E quel che rimuovo mi concilia, con me stesso e col mondo. L’attrazione naturale che abbiamo tutti verso ciò che ci è opposto, questa scissione, trova libero sfogo nei sogni.

Perciò, ritornando ai due personaggi menzionati sopra, Maria/Mariquita e il Cavaliere di Malta rappresentano le ambivalenze di cui parliamo: quanto Maria è espressione di nobiltà e sentimenti religiosi, l’altra è svelamento di sensi e sentimenti disordinati e pagani; quanto Andreas è timido e inesperto, il Cavaliere di Malta è una persona strutturata, armonica nei gesti e nel portamento, che ha viaggiato, che ha conosciuto terre lontane, addirittura l’Oriente. Un essere in netta contrapposizione ad Andreas.

Finalmente ritorna in libreria “Andreas o I riuniti” di Hugo von Hofmannsthal

Redatto, Andreas o I riuniti, in un’epoca a cavallo fra due secoli, segno di cambiamenti e rivoluzioni culturali, politici e sociali. Impossibile non definirne i contorni e le influenze per chi lo ha pensato e messo su carta. Le certezze infatti entrano in crisi e l’essere lascia lo spazio all’apparire; le relazioni interpersonali vengono filtrate da un potente simbolo che rimane simbolo dell’età contemporanea e della classe borghese: la maschera, che diverrà un topos narrativo utilizzato da molti.

Il tema del doppio diventa argomento e fonte sia di scoperta e fascino sia di ambiguità e paura grazie alle opere di Freud. Da ricordare in proposito che uno dei suoi primi lavori è stato L’interpretazione dei sogni (da cui si dipanano le teorie psicoanalitiche successive e che coinvolgerà tutti gli intellettuali europei del periodo) nella quale l’attività onirica è una rappresentazione dell’io inconscio del sognatore, espressione di desideri che vengono censurati dalla coscienza della veglia.

Quanto a Venezia, luogo di primitivo approdo per il ragazzo nonché città delle maschere per antonomasia: una scelta non certo casuale.

 

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Infine, l’abbandono del focolare domestico per affrontare nuove esperienze ed entrare a far parte di un mondo ignoto, con cui egli deve imparare a relazionarsi, ha la valenza psicologica di cui si parlava. Il familiare, nell’ottica psicoanalitica, è proprio quello che è tenuto nascosto, mentre il non-familiare, quindi estraneo, è lo svelamento del rimosso, collegato al tema centrale della conciliazione.

Ed è curioso ed emblematico che parliamo di incompiutezza e di temi misteriosi da decifrare proprio in un’opera incompiuta. O forse è proprio l’incompiutezza a renderla ancora più fascinosa e, se vogliamo, di più difficile interpretazione.

«Non serve a niente affannarsi tanto, non si sfugge a se stessi. Uno va di qua, corre di là, me mi hanno spedito quaggiù, lontano, ma tanto prima o poi così finisce, su un fazzoletto di terra», dice il giovane.

Andreas o I riuniti è un libro di finissima e coltissima introspezione psicologica. Un romanzo di formazione che va al di là della stessa. Un piccolo-grande capolavoro che viene riscoperto grazie a una nuova curatela, didascalica e al contempo profonda.


Per la prima foto, copyright: niko photos su Unsplash.

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