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Fantasy e vin brulé – “The High Druid's Blade” di Terry Brooks

Fantasy e vin bruléBenvenuti in questa puntata di Fantasy e vin brulé: parleremo di The High Druid’s Blade di Terry Brooks. Il romanzo è uscito in inglese il mese scorso, pochi giorni prima che il nostro buon Andrea Atzori ci proiettasse in una romanitas futuribile con Warrior di A. LanzettaBrooks, come autore, proprio novellino non è – anzi, ho finito le dita per contare i volumi della saga di Shannara. È stato uno dei colpevoli della mia passione per il fantasy e l'ambientazione ha quasi quarant'anni. Come mai questa scelta, e perché non ho letto invece Il Fuoco di Sangue, uscito da pochissimo in italiano, edito da Mondadori?

The High Druid's Blade è autoconclusivo. Aspettavo con trepidazione fin da quando è stato annunciato, alcuni anni fa, che l'autore avesse l'opportunità di lavorare ad alcuni (pochi) libri autoconclusivi, cioè che iniziassero e finissero in un solo volume, nella sua saga principale. Non accadeva dal 1996. E questo è uno dei motivi della mia scelta, perché quest'opportunità non è scontata ed è stata anzi ritagliata laboriosamente. Prima di addentrarci in considerazioni su cosa può o non può fare un autore di mestiere, diamo un'occhiata al soggetto.

Il giovane Paxon Leah è un abile navigatore e un buon lavoratore, al contrario della sorella minore Chrysallin che passa il tempo fra birre, zuffe, atti di protesta e gioco d'azzardo. Proprio in seguito a una partita a dadi con un baro, Chrysallin è rapita e portata a sud, dove è facile immaginare che sarà costretta nelle case di piacere almeno fino a estinguere il debito, se va bene. Il baro suggerisce a Paxon di non essere proprio disarmato, se mai dovesse presentarsi a sud a reclamare la sorella; proprio in questo modo la Spada di Leah, un antico cimelio di famiglia appeso sopra il camino, finisce per seguire il giovane in un'avventura disperata, scatenare il proprio potenziale magico e trascinare perfino l'ordine dei Druidi in un turbine di stregoneria, complotti, morti e il ritorno di alcuni artefatti già apprezzati nel passato della saga.

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Terry Brooks, The high druids bladeAddentrarmi nel dettaglio del turbine di complotti sarebbe naturalmente un imperdonabile spoiler. Ma possiamo parlare di temi: mentre i primi romanzi seguivano i canoni del fantasy classico con il viaggio di ricerca e la lotta del bene contro il male, oggi siamo alle prese con lo sfruttamento della prostituzione, il complotto per un golpe demagogico e la tortura per il controllo mentale. Niente di particolarmente fantastico, quindi: tolti gli effetti speciali del retaggio magico che permea la saga, i problemi principali dei personaggi sono concreti e attuali. Ecco il modo in cui l'autore affronta l'esigenza di rendere ogni nuovo libro interessante, anche trentasette anni e molti libri dopo quello che ha iniziato l'ambientazione: lasciar correre decenni, anche secoli fra le varie storie; applicare un'evoluzione antropologica e tecnologica credibile; aggiornare le esigenze e le tensioni dei personaggi in base ai cambiamenti del mondo in cui si muovono. E naturalmente narrare con uno stile sciolto e consistente, bilanciando descrizione e azione, dosando il flusso della tensione. Niente da ridire su tutto questo: Brooks è un narratore esperto e in The High Druid's Blade ha proceduto bene. Se proprio devo muovere una critica, pur con tutta la costruzione maniacale dei meccanismi della trama e la cura della coerenza interna di personaggi e ambiente, mi è sembrato che almeno un paio di volte il cattivone tirasse a indovinare muovendosi a tentoni.

L'esperienza dell'autore è l'occasione per tornare alle considerazioni che stavo buttando lì all'inizio, e al motivo della mia scelta di questo mese. Poiché da noi che frequentiamo un sito come Sul Romanzo – passanti, avventori, collaboratori o tutto insieme – mi aspetto soprattutto un interesse verso i processi di creazione e di pubblicazione della narrativa, è chiaro che una carriera come quella di Terry Brooks diventa un esempio da studiare. L'ho sentito con le mie orecchie definirsi “a commercial fiction writer” (stava rispondendo scherzosamente a una domanda sul blocco dello scrittore: un vero lusso!). Anche le opportunità di seguire l'istinto e l'ispirazione non vanno sempre d'accordo con i contratti e con le statistiche di quali storie vengono comprate e quali no. Come lettore, ho drizzato le orecchie (proprio come fanno i cani) quando ho saputo che Terry Brooks poteva lavorare a un progetto particolare come The High Druid's Blade.

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