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Falsità e rassegnazione del razionalismo

Giuseppe RensiScriveva Giuseppe Rensi nel 1933 ne Le ragioni dell’irrazionalismo pubblicato da Alfredo Guida: «Il 27 agosto 1801 Hegel teneva a Iena una dissertazione in cui dimostrava che non vi potevano essere pianeti tra Marte e Giove. Ciò significava: il concetto, l’idea, la ragione impersonale, l’insieme di principi logici originari, il cui sviluppo forma il mondo, contraddirebbe sé stesso se vi fossero pianeti tra Marte e Giove… Un’impossibilità logica perché urta contro quella ragione assoluta che costituisce l’essenza del mondo; perciò se vi fossero pianeti tra Marte e Giove, questo fatto costituirebbe una non-ragione, un’irrazionalità».

Come poteva Hegel asserire questa sua granitica certezza? L’analisi scaturiva dal procedimento mentale pseudo-logico che vede il “fatto” farsi ragione. Purtroppo il fatto derivava a sua volta da un’insufficiente conoscenza che il filosofo aveva dell’astronomia. Infatti, alcuni mesi prima, precisamente il 1° gennaio 1801 Giuseppe Piazzi, aveva scoperto tra Marte e Giove, Cerere Ferdinandea, il pianeta nano il cui nome esaltava una dea romana.

L’incognita x dunque diventa fatto razionale saltando dal mondo dell’impossibile alogico a quello del possibile logico. Il razionalismo hegeliano a questo punto, visto che Cerere è scoperta, è costretto, in virtù della sua formulazione, ad ammetterne la necessità razionale, laddove prima, non essendoci certezza di esistenza, la negava. In pratica il razionalismo agisce soltanto su quello che c’è. Qualunque cosa sia, se esiste è ragionevole. La pretesa razionalità si riduce e si risolve completamente nella constatazione del fatto esistente, in modo aprioristico e assoluto. D’altra parte però, secondo lo stesso Hegel la storia umana procede come procede l’istinto, perché mentre gli uomini lavorano per se stessi e vivono, sono contemporaneamente «gli strumenti di qualcosa di superiore di cui nulla sanno». Lo spirito o Vernunft è qualcosa di cieco e oscuro, dai confini vaghi e misteriosi. E il rassicurante espediente di dare il nome di ragione assoluta all’indeterminatezza da cui scaturiscono le cose è soltanto un tentativo di categorizzazione umana. Una volontà ordinatrice che corrisponde all’esigenza di soppressione del caos. Siccome una cosa è, allora ci si rassegna, voltando le spalle alla propria individuale ragione, dicendo, se è, allora dev’esser per forza ragione, dev’essere ordine, razionalità.

La kantiana coscienza sovrana del soggetto? Per Hegel è un’insulsaggine. L’individuo deve sottoporsi alla volontà di un imperativo esterno, ad una coscienza extrasoggettiva, alla volontà dello Stato per esempio, e identificarsi con questa entità esterna, accettandola completamente. La soggezione diventa così libertà, la schiavitù, ragione. L’individuo che persiste a mantenere una volontà separata e propria ha solo una volontà naturale e non ha ancora trovato l’elemento razionale. Quest’ultimo si può trovare soltanto con la sottomissione alla volontà superiore dell’ambiente sociale, espressa nei costumi, nelle istituzioni, nei rapporti. L’individuo è solo una pedina della volontà universale. Una filosofia dell’autorità dunque come unica libertà possibile. Tutto quel che è, domani, con una nuova scoperta, muta. Le nuove informazioni contraddicono le vecchie, le sostituiscono, incanalate però nella stessa logica astratta del realismo ontologico. La filosofia post-hegeliana è profondamente influenzata dal nucleo filosofico di tumultuose contraddizioni continue. Il senso di razionalità del fatto e nello stesso tempo di costante negazione di ciò che è, dà l’idea di un mondo pervaso dalla distruzione. Però questo nucleo originario di realtà ontologiche perde, nelle speculazioni successive, la maschera del razionalismo. Schopenahuer rovescia finalmente l’affermazione di Hegel e sostiene con forza che tutto ciò che è reale è irrazionale. Al posto della ragione ci mette una cieca volontà. L’identificazione ragione realtà di stampo hegeliano è difatti, nella sostanza, pericolosa. Aborrendo l’attenzione kantiana alla coscienza individuale, qualsiasi azione in disaccordo con la coscienza sociale diventa per Hegel decadenza, dissolvimento, anormalità. Anche il positivismo italiano, Vico, Stellini, Romagnosi, Cattaneo, Gabelli, segue la stessa linea hegeliana di diffidenza verso le «latebre della propria solitaria coscienza» a cui «non bisogna credere». «Tutta l’attività morale è contenuta, stabilita, manifestata nell’incivilimento». L’arbitrio umano non è degno di fede, è “incertissimo”. La ragione subbiettiva taccia dunque di fronte all’onnipotenza della ragione obbiettiva a cui la subbiettiva deve inchinarsi, per essere vera ragione. Perché la ragione obbiettiva è quella che manifesta la realtà. Le due ragioni così si identificano fino a confondersi l’una nell’altra. In pratica razionalismo del fatto più teoria della continua distruzione dello stesso nella logica delle contraddizioni sociali e politiche, approdano alla conclusione che la pazzia del singolo destruttura con la forza il vecchio ordine, diventando realtà e ragionevolezza. Se la religione propone favole accettate dai più e istituzionalizzate, diventa razionalità e verità. Se l’idea di un folle assume valenza sociale, egli non sarà più folle ma un rivoluzionario che riordinerà il mondo secondo ragione. La razionalità a questo punto dov’è? Nel costume, nelle pratiche seguite da tutti, nell’idea di Dio? A volte le tradizioni consolidate sono mostruose ed assurde. Il cannibalismo, per esempio, presso certi popoli è pratica consolidata, eppure la coscienza dell’uomo “evoluto”, ne percepisce tutta l’aberrazione. Allora la razionalità risiede nella coscienza individuale? L’individuo che contesta la società può essere un dissociato, un eccentrico e non è detto che propugni una ragione migliore di quella ufficiale. La ragione dov’è? Forse molto semplicemente non c’è.

«Né l’universalità dell’azione, né la sicurezza, chiarezza, ed evidenza del giudizio soggettivo, ci da dunque il criterio della razionalità», afferma Rensi. «Quand’anche un costume fosse nella ragione contro l’individuo o viceversa chi potrebbe determinarlo? E perciò chi può dire e come si può dire dove sia la ragione?».

La ragione come la verità sono dee volatili, impalpabili che si muovono su molti piani contrapposti, che aleggiano su sogni di menti diverse e cambiano per forza di cose forma e colore. Le ragioni individuali sono prismi di cui è davvero difficile catturare i raggi. La ragione assoluta è accettata socialmente soltanto per un curioso caso del destino bizzarro. Se ad un qualsiasi sposo diceste che la moglie aspetta un figlio per opera dello Spirito Santo, non ci crederebbe, a meno che non fosse Ser Ciappelletto redivivo, un infelice idiota. Però il medesimo sposo va in Chiesa la domenica ad adorare un bambino nato da Madre Vergine. Tutto questo è accettato tradizionalmente, è un fatto, ma è davvero razionale? Ed è logico che Giulio Andreotti che fino alla primavera del 1980 ha avuto senza ombra di dubbio, incontri e contatti certi e documentati con i boss della mafia, venga poi assolto per uno strano scherzo legale che si chiama “prescrizione”, confuso con “assoluzione”?

Ed è razionale che un ministro del lavoro, reddito milioni di euro all’anno, versi lacrime all’avvio di una manovra finanziaria che chiede sacrifici economici agli italiani? Se poi il suddetto ministro che teorizza la morte del “monotono” lavoro fisso, insegna nella stessa Università dove guarda caso, lavorano marito e figlia, la questione rasenta l’assurdo.

Gli esempi che dimostrano le ragioni dell’irrazionalismo sono infiniti come i mondi possibili. Le applicazioni pratiche della filosofia appaiono illimitate. Siamo figli dell’irrazionale che si mette una maschera e recita per tutti noi nel teatro delle finzioni.

Ai prossimi spettacoli dunque, se saremo vivi.

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Commenti

Troppa confusione sul significato dei termini che qui sono stati impropriamente utilizzati. L'uso di "Infinito" e "Assoluto", in relazione a ciò che non lo può essere, dal momento che è realtà relativa e affermata, mostra la pura incapacità di essere logici nelle proprie asserzioni. Qualsiasi realtà relativa, essendo affermata, non potrebbe avere carattere di assolutezza o infinità, queste ultime costituendo l'assenza di caratteristiche positive, non la loro somma. Non rispettare il senso logico dei termini è cosa non attribuibile all'essere consapevoli di quello che si ha la pretesa di analizzare. Dunque tante vuote parole non riusciranno a riempire di significato alcunché.

Massimo Vaj, sei il distruttore di Totò? Mi ricordo di te. Come sempre la tua lettura è superficiale e affrettata. Dovresti leggere di più e discettare di meno su questioni che non comprendi o non sei in grado di conoscere. Tra assolutezza o infinità ci sono sfumature di senso, inoltre l'assolutezza non esclude affatto la relatività se si accetta soltanto realtivamente ad uno spazio temporale limitato, una cristallizzazione che non esclude il movimento, forse però è troppo difficile per te da capire. Inoltre, dopo aver dato una scorsa al tuo profilo, non mi sembri eccelso nella scrittura.

Vale.
Maria Antonietta Pinna

Spero davvero che tu, caro Massimo, coltivi le piante meglio di come scrivi :)

MP.

Ecco la profondità della tua scrittura a quali altezze iperumane arriva: "La vita è una meravigliosa disgrazia; l'umanità sovrappeso sta lì, a soppesare le proprie cose disinteressandosi di chi soffre le pene dell'inferno, mentre chi soffre invidia i grassoni sdraiati nelle loro mollezze e non vede l'ora di prendere il loro scomodo posto per vendicarsi. È per questo che la chiamo disgrazia, eppure potrebbe andare peggio: ci si immagini un mondo perfetto, dove l'armonia e l'equilibrio fossero stati regalati senza richieste di sforzi per migliorarsi... Non ci sarebbero più i ricchi e i poveri, ma soltanto lunghe file di ciccioni che chiacchierano attorno alla loro salute, per nulla compromessa dal grasso che cola, insieme al sudore rancido, sulla loro, disconosciuta, disperazione".

Scusami, ma uno che scrive così come può permettersi di criticare qualcuno o qualcosa... Come diceva Totò, il grande Totò: "Ma mi faccia il piacere!".

Maria Antonietta Pinna

e questa Massimo, è una tua poesiola, deliziosa, davvero:

"Farfalle d'ombra

Farfalle d'ombra che cercano luce
odio e amore muovon le nostre ali
vicini al vero è un faticare atroce
non vederlo è causa di tutti i mali"

Bellissima, sto riflettendo sul suo profondissimo significato metafisico, forse una filastrocca per bambini da 0 a 3 anni?

Maria Antonietta Pinna

Però la poesia delle farfalle è bellina, dai.

Credo la pratica del pettegolezzo vuoto e giustificativo non meriti risposte, ma la mia esagerata commiserazione m'impone di essere misericordioso, e la mia illimitata misericordia, a propria volta mi obbliga, se non a perdonarti ché mi parrebbe troppo anche per uno esagerato com'io sono... almeno a farti leggere un capolavoro "assoluto", la mia lunghissima poesia dal titolo:
Come pulci

Come foglie che disegnano il vento
il mio viver racconta il Mistero
che è nascosto nel greve tormento
di esser ciechi alla vista del vero

Come pulci su piastra che scotta
non si ha tempo per esser sinceri
ci s'illude d'esser pronti alla lotta
contro noi stessi così uguali a ieri...

In riferimento alle tue eccezioni sui termini "Assoluto" e "Infinito" ricordo che entrambe le parole sono espressioni indicanti ciò che, considerato da una visuale relativa, è assenza. Assoluto indica indiviso, privo di relazioni, Unico senza essere unicità né molteplicità, mentre Infinito significa privo di limiti e senza origine né fine. Poiché ciò che limiti non ha non può entrare in una realtà limitata, allo stesso modo nel quale il più non entra nel meno, tutte le estensioni di significato di questi due termini negativi, trasferite all'interno della realtà relativa, sono arbitrarie. Ricordo anche che ciò che, dal punto di vista relativo, ha carattere di negatività... dalla visuale centrale, spirituale perché assoluta... lo ha di positività, perché la manifestazione relativa è il riflesso speculare, dunque capovolto, di quella assoluta che corrisponde alla sua ragione essenziale d'essere.
Il mio modo di esprimere concetti è quello che è a causa di una insopprimibile necessità di chiarezza. È per questo che utilizzo termini che non si prestano a essere fraintesi. Ovviamente sei libera di attribuire le tue incomprensioni al mio stile di esposizione, ma quello stile è l'unica mia colpa in ciò che scrivo, perché quel poco che conosco non è frutto di invenzioni mie e quindi non mi appartiene.

È davvero impossibile, per me, far rientrare nel rapporto dialettico la pratica dell'irrisione e pure quella del lancio di fango. Mai spulcerò la biancheria intima di un interlocutore allo scopo di ridicolizzarne la figura, correndo, come è stato questo il caso, il rischio di squalificare me che, adottando pratiche da governo totalitario, rivelerei così le mie volgari qualità interiori. Infine mi domando come sia possibile che in questo blog non si siano levate voci contro siffatte degradanti pratiche. L'essere donne concede, forse, qualche sorta di immunità?

Fango? Massimo, le tue poesie sono a dir poco ridicole e infantili anche, dal ritmo ingenuo. Mi sono permessa di controllare cosa scrivi perché mi piace sempre sapere da che pulpito arriva la predica. Oltretutto, come diciamo in Sardegna, hai aggiunto pane a brou, postando il tuo sublime capolavoro. Ti prego, anche le orecchie hanno una loro dignità, non offenderla. Non ho bisogno del tuo perdono, sinceramente me ne infischio. L'essere donna non implica la supina accettazione di scempiaggini e sciocchezze. Le tue conoscenze da fast-food relative alla filosofia mi fanno sorridere. Forse non sai che lo stesso termine per filosofi diversi significa cose diverse. Vatti a leggere Rensi, magari impari che la filosofia non è soltanto un teorema geometrico, ma capacità di riflessione profonda. Hai imparato a filosofeggiare nel Manuale delle Giovani Marmotte? Scusa, questa mi viene spontanea... Dell'articolo non hai capito niente, peccato...

Maria Antonietta Pinna

ti cito, testuale: "quel poco che conosco non è frutto di invenzioni mie", scusami, davvero, ma davvero deprimente... questa tua tecnicistica dissertazione da pseudointellettualetto che ha studiato il manuale di filosofia delle medie è davvero divertente, indica infatti che quello che hai scritto è vero, la flessibilità mentale non è per te, per te 1 + 1 fa due, sempre, in tutti i mondi possibili. Se esiste l'antimateria, non vedo perché confutare l'affermazione di Rensi su un Assoluto transeunte. Rassegnati, non ci arrivi, non è colpa tua.

Maria Antonietta Pinna

ah, e tanto per illuminarti, visto che brancoli nelle tenebre, ti dirò che quella che definisci "confusione di termini", non è mia ma di Giuseppe Rensi ne "Le ragioni dell'irrazionalismo", un libro bellissimo e profondo come se ne vedono pochi. Io mi sono limitata a recensirlo e ti assicuro che i termini "Infinito" e "Assoluto" sono stati da me utilizzati nel rispetto del testo rensiano, non a casaccio, secondo il mio gusto personale. Sto piuttosto attenta a ciò che scrivo e cerco sempre di non travisare neppure nella terminologia l'autore di cui parlo. Non mi pare proprio, date le tue capacità critiche da manualetto e le tue poesiole, che tu sia in grado di confutare Rensi.

Maria Antonietta Pinna

Non è filosofia, ma metafisica. È consapevolezza dei princìpi universali, identica per tutti coloro che la sperimentano senza possederne la paternità. Il tuo livore è, dunque, giustificato, ma non è rivolto alla mia persona come tu credi. È una rabbia nei confronti dell'universale che ancora non puoi avvicinare. Vedere la realtà per ciò che essa è non dipende dai meriti, né dal grado dell'intelligenza personale. È l'Assoluto a decidere e a conoscere il perché ha così deciso. Colui che vede i princìpi può soltanto prenderne atto, ed è libero di cambiare se stesso oppure no, perché l'Assoluto è anche Libertà assoluta che può tutto tranne che contraddire se stessa; per questa ragione si è sempre liberi di scegliere. È necessario farlo se si vuole la libertà, e occorre sceglierla, insieme alle leggi che ne consentono l'essere, per poterla tradurre nei propri atti. Quando tenti di offendere il mio esporre in realtà insulti una conoscenza che non è mia, e neppure di altri uomini. È una conoscenza al di sopra del tempo e non è umana. È la stessa che hanno condiviso Eraclito, Socrate, Platone, è stata quella di Dante, Di Ramakrishna, di Gesù, di Maometto e del Buddha, di Mosè e dei Sufi, perché i princìpi universali sono sempre gli stessi, cambia solo l'angolazione della posizione di chi li considera per ciò che essi esprimono. A scuola è insegnato che la metafisica è parte della filosofia, ma come potrebbe essere parte di una conoscenza ipotetica, particolare o generale che sia, la consapevolezza dell'universale? Potrebbe l'universale essere parte dell'individuale? La consapevolezza metafisica è attuata attraverso la Certezza assoluta ed è conosciuta dalla centralità che nell'essere umano condivide l'assolutezza trascendente l'individualità. Un detto Sufi bene esprime il senso di questa Certezza: "La Certezza è come l'infinità del Mistero, la quale non può esaurirLo".
Ti lascio alle tue congetture che il voler giudicare avrebbe, come conseguenza, quella di ridurre la portata di ogni altro dire.

Ho scordato di citare Aristotele e altri ancora, come Zarathustra, ma non avrebbe senso stilare una lista di individualità che hanno cessato d'essere semplici individui nel loro aver portato la Verità nei propri atti. Naturalmente io sono un semplice individuo, perché conoscere in modo assoluto i princìpi corrisponde soltanto al primo tremante passo mosso verso la vittoria su di sé e sul mondo dei limiti.

È ancora importante sottolineare che irrazionalismo significa contraddittorio e astruso, un paradosso irrisolvibile, quindi. La razionalità è frutto dei processi logici propri al raziocinio, il quale è caratteristica dell'umano essere che si svolge nelle linee tracciate dalla necessità di non cadere in contraddizione con l'enunciato dal quale l'analisi procede per trovare la propria sintesi in armonia con lo stesso enunciato che, nel suo rapporto con la teoria che è stata espressa, costituisce il suo relativo principio. Pur essendo la logica una delle pregiate possibilità attraverso le quali la Verità della realtà relativa si esprime, essa è conseguenza della Verità, non causa, per questa sua filiazione la logica non è in grado di contenere la Verità nella sua totalità, perché da questa è contenuta. La consapevolezza metafisica (nome che ha avuto una nascita storica, e che è stato dato alla pre esistente conoscenza al di sopra dello scorrere temporale), la consapevolezza metafisica, dicevo, è sovra-razionale proprio per questa ragione; essa utilizza certamente i processi logici attraverso i quali alla mente è consentito esporre ciò di cui è possibile trattare razionalmente, ma la metafisica ha la propria essenza al di sopra della logica, anche se non potrebbe contraddirla mai. È, questa, una conoscenza di ordine universale e intuitivo, immediata dunque, e sovra-individuale. Non è sottomessa ad alcuna possibilità di mutamento nei suoi princìpi costitutivi, ma è infinita perché non-estesa. Per questo è definibile soltanto come consapevolezza spirituale. L'irrazionale, al contrario, è in piena contraddizione con la logica che deve orientare ogni ragionamento, e non ha necessità di poggiare su princìpi dai quali procedere; il suo muoversi non è frutto di un confronto che cerca di risolversi in una sintesi armonica ai princìpi dai quali ogni teoria si svolge. Irrazionale non indica l'impossibile a realizzarsi, perché ci sono realtà non suscettibili di essere realizzate nei limiti in cui la realtà si compie. Indica, invece, la pura impossibilità. Tutto ciò che è deve il suo esserci al fatto di poter essere parte integrata nella possibilità di essere, perché l'Assoluto è indiviso, oltre a essere ben oltre l'essere. Per questo il chiedersi se l'Assoluto esiste è, dal punto di vista metafisico (che è centrale e non propriamente un punto di vista) una contraddizione in termini. Nell'Assoluto potenza e atto sono la stessa e indivisa Realtà, e ciò che è possibile per questa stessa ragione è attuabile. L'Assoluto non crea per gioco né per necessità. L'Assoluto riflette la sua Unità irradiando il mistero attraverso il suo capovolgimento nella unicità e nella molteplicità, attraverso la modalità ciclica che svolge se stessa e si riavvolge seguendo il corso di una spirale, nel gioco degli opposti e complementari che tendono all'unità dalla quale sono scaturiti. Unità che è sintesi. Sintesi rappresentata, nella realtà delle relazioni, dalla metafisica la quale è conoscenza sovra-razionale, non irrazionale.

Tu sei consapevole dei principi universali? Davvero? Scusami ma le tue elucubrazioni tratte dalla lettura di manualetti esoterici privi di bibliografia non mi interessano davvero anche perché ho di meglio da fare che rispondere ad un domatore di pulci. Ci sono persone che parlano tanto ma dicono poco. L'irrazionalismo non ha niente di astruso, è davvero un concetto molto semplice. Cortesemente puoi fare interventi più brevi.? Forse ti stupirai di sapere che avrei altro da fare che rispondere ai tuoi non-sense. Non ho tempo di leggere una tua dissertazione su Aristotele, preferisco leggere direttamente i filosofi greci. Sufi, Gesù, Buddha, Eraclito, bel minestrone davvero.

p.s. livore? no, davvero, ho la stesso livore nei tuoi confronti di un anatomopatologo che seziona un cadavere su un tavolo d'acciaio.

Il mio ragionare è mio, e non ha biografie diverse dalla mia, ma i princìpi attorno ai quali si svolge non sono miei, perché la verità non la si possiede mai, è la verità a possedere noi tutti. Non sono un individuo "colto" che memorizza invece di comprendere. I rimandi a uomini che hanno avuto accesso alla conoscenza universale sono stati fatti per darti un'indicazione, ma ero consapevole non l'avresti considerata. A te non interessa ragionare utilizzando la logica, e lo hai dimostrato asserendo che è sufficiente che un razionalista sbagli un'ipotesi (con l'ipotesi planetaria che hai citato) per ritenere che ogni altro assunto razionale debba essere, di conseguenza, errato. Non conosco le ragioni per le quali in un blog come questo ci sia il bisogno di avere un'autrice così poco dotata intellettualmente, ma confido una importante ragione stia nel fatto che, mostrando come si comporta una intelligenza ai minimi termini si riesca, nel contempo, a suggerire cosa non essere quando si stia cercando di individuare la qualità intellettuale.

Mi trovo sempre in difficoltà quando due persone nel blog si attaccano sul personale e, al medesimo tempo, cerco di rispettare le opinioni altrui, perché espresse da maggiorenni, non da ragazzini, quindi, del tutto consapevoli di mettere pubblicamente nero su bianco parole. Parole che rimarranno, parole destinate al futuro, parole che ci indentificano forse.
Maria Antonietta Pinna è una delle nostre storiche collaboratrici, con piglio acceso, a volte testarda, ma mai banale, anche se nei suoi articoli si appassiona talvolta a tal punto che è difficile contraddirla, perché crede sulla propria pelle a quanto scrive. Passione allo stato puro. Il rovescio della medaglia è che capita di confrontarsi con lei in maniera accesa, perché predilige gli scambi veementi, anche se so che non si prende troppo seriamente, c'è sempre in lei un pizzico di autoironia.
Massimo Vaj è entrato da qualche tempo nella cerchia delle persone che ci seguono con costanza, con frequenti commenti che leggo con curiosità perché accade che focalizzi l'attenzione su punti di vista originali.
Entrambi appassionati. Entrambi diretti. Entrambi con un ego presente e desideroso di dare la propria opinione con forza.
Il rischio è quanto abbiamo visto.
Il consiglio in questi casi, ammesso che lo si voglia, è di scriversi privatamente e, dato che gli uomini dovrebbero avere la cortesia di fare il primo passo, invito Massimo a utilizzare la e-mail di Maria Antonietta per tentare una tregua (la trovi sulla sezione "Chi siamo"); avete idee diverse, non cambierete opinione, ma almeno ci si dica che non vale la pena continuare a "insultarsi", a nessuno dei due, credo.
Basterebbe una mail per dire: "Ciao Maria Antonietta, abbiamo idee diverse, è evidente, per quanto mi riguarda, mi scuso se i toni hanno preso una piega poco serena, a volte nei commenti di un blog si rischia di perdere la misura fra ciò che è argomento e ciò che cade nel personale, spostando l'attenzione su altro".
Ora, per favore, un sorriso. Grazie.
Certo che siete due belle cape toste eh... :)

Non è a causa di idee diverse che la distanza tra me e Maria Antonietta si è andata ingigantendo. Una persona che esalta l'irrazionale non capendo neppure cosa questo termine significhi non è una persona intelligente. Non m'importa di parlare con lei in privato, perché non è a lei che le mie parole sono destinate. In ogni caso sarà sufficiente dirmi di non intervenire più sul blog e non mi avrete più tra i vostri ospiti.

A proposito, io, pur amando scherzare, sono uno che si prende sul serio e non parlo mai a vanvera, inoltre motivo sempre ciò che affermo con ragioni di principio che non tralascio di illustrare.

Massimo, vorrei cercare di esprimerti la mia posizione ancor più chiaramente.
Come gestore delle pubblicazioni nel blog ho a cuore i collaboratori e i lettori/commentatori, in pari misura, perché dovrebbero integrarsi, anche magari con idee diverse.
Quindi, non è questione di non averti fra i nostri lettori, abbiamo sempre cercato di considerare il punto di vista di tutti, e ti garantisco che in passato ci sono state discussioni molto dure, nelle quali abbiamo provato a osservare le posizioni reciproche con un certo equilibrio.
Dal canto mio, se il punto è dire se Maria Antonietta sia o meno persona intelligente, mi dispiace, ma mi astengo, perché non sono interessato a mettere in categoria d'intelligenza le persone che frequentano il blog, sia come collaboratori che lettori. Ho simpatie e antipatie, come normale che sia, ma sull'intelligenza ho difficoltà a dire, perché entrerei su campi, per quanto mi riguarda, che hanno a che fare con l'educazione, quindi, poco avrebbe a che fare con l'irrazionale e il razionale.
Io ho provato a trovare un compromesso fra voi due, mi fermo qui.

Immagino tu abbia seguito tutto il decorso del "dialogo" e anche notato da che parte si sono accaniti gli attacchi personali. Sei intervenuto l'unica volta che ho detto del grado intellettivo della mia interlocutrice, non prima, e questo mi dice che è il caso di salutare definitamente questo blog di parte. E che parte... :D Statemi tutti bene.

Rieccomi per una rapida considerazione. Può anche darsi che il mio grado di intelligenza sia infimo, ma una cosa è certa, non è possibile parlare correttamente con uno che afferma di comprendere l'Universale, l'Assoluto con la A maiuscola e poi fa cip ciop con due rime di livello elementare. Toccato sul vivo della sua metafisica poesia, snocciola sapientemente concetti che si possono smontare con un amen, come un castello della lego.
Nessun attacco personale Morgan, ti assicuro. Che il signor Massimo Vaj scriva pessime poesie è un'evidenza non metafisica, malgrado egli sostenga il contrario; che faccia estrema confusione tra pensatori completamente diversi saltando come le sue farfalline da Gesù di Nazareth ad Aristotele, scomodando Buddha e i danzatori sufi in un calderone ribollente di dati tout-court, è un dato di fatto; che dopo aver fatto un minestrone di nozioni estrapolate da libri esoterici di serie B dai quali ha imparato la pappardella su definizioni a memoria, è un altro dato di fatto. Giudichino i lettori dove alberga l'intelligenza.
La cosa più assurda di tutto questo polemizzare è che le definizioni in filosofia non sono pietre miliari, un filosofo può dire una cosa e un altro rovesciarne i contenuti, quindi tutto il trattatello pseudo-dotto dell'interlocutore è privo di sale. Le stesse parabole del Cristo (visto che lo cita), possono essere interpretate in modo diverso dato che ogni simbolo è plurisemantico. La prosopopea di definirsi detentore di verità universali mi fa ridere e dimostra la scarsa elasticità di un cervello abituato a saziarsi passivamente dei libri che ha letto. Vada a leggersi la livella di Totò che non solo è stato un genio della risata ma anche un filosofo e poeta. E scusami Vaj ma alle poesie di Totò non sei degno di allacciare le scarpe.

Maria Antonietta Pinna

Ho desiderio di parlare con Massimo in privato quanto di cadere sullo sputo di un asino cieco.
Penso di non aver insultato nessuno. Se mi dicessero che le mie poesie fanno schifo, non mi offenderei affatto, non è mica un insulto. Naturalmente chi lo dice dovrebbe quanto meno scrivere meglio di me

:)

Maria Antonietta Pinna

p.s. mi sono divertita

Poi il fatto che non voglia più frequentare il blog perché non gli si da ragione dicendogli che sono una povera demente e lui l'uomo più intelligente del globo, ma che dico, dell'Universo intero, dell'Assoluto, principe della Raizionaltà, dimostra la puerilità del soggetto.

Chiudo che ho detto troppo

Maria Antonietta Pinna

Beh... Morgan sarà euforico di sapere che il blog è reso vitale da una mente che ama Totò contro Maciste e che considera la razionalità essere la brutta controfigura del "non pensiero" irrazionale che ha acquisito la propria legittimazione in conseguenza di un errore commesso da un sedicente razionalista nel prevedere la disposizione planetaria del sistema solare.
Della felicità di Morgan non posso esser certo, ma della mia sì, dopo aver appurato che questo è un luogo dove l'intellettualità spadroneggia, sicura della propria beatitudine... :D :D :D
Emigrerò altrove, o forse no, perché ovunque la dimensione dei blog, purtroppo, è quella ipocrita e clientelare incontrata qui, e non porta lontano, allo stesso modo di tutto ciò che non ha corrispondenze con l'onesta qualità delle intenzioni.

Inviterei Maria a considerare il senso di ciò che Morgan ha voluto sottintendere quando ha detto che nemmeno lei si prende sul serio... Cara Maria Antonietta Pinna, credo sia il più bel complimento che ti abbiano mai rivolto e dovresti essergliene grata per sempre, perché esprime fiducia, anche se mal posta, sulla consistenza reale della tua latitante intelligenza :D Deplorevole dimensione quella di chi, confidando esageratamente nel proprio aspetto esteriore, si sbilancia nell'affermare il proprio pensato senza sentire il bisogno di dover ricorrere, ammesso che se ne disponga, a un preventivo vaglio dell'intelletto... :D

Massimo scrivi: "Sei intervenuto l'unica volta che ho detto del grado intellettivo della mia interlocutrice, non prima, e questo mi dice che è il caso di salutare definitamente questo blog di parte".
Pura casualità.
Era la prima volta che vedevo il dialogo fra voi due, perché in questo periodo sono molto occupato per lavoro e per l'organizzazione del festival dei blog letterari che si terrà qui a Thiene, dove vivo, il 7 e 8 luglio, e quindi seguo meno il blog.
Tutto qui.

Il deficiente integrale pensa di essere detentore di universali verità, è felice, come soltanto i dementi possono esserlo, è intollerante perché pensa che chiunque osi avere gusti diversi dai suoi sia privo di intelletto, è ignorante come una capra puzzona però è convinto di essere un super-uomo.
In poche parole un deficiente è un deficiente, non c'è salvezza per lui, nel mare di universale assolutezza e felicità in cui sta affogando ci si trova bene. Come un pollo convinto di essere un pavone, o una sardina convinta di essere uno squalo, basta crederci, vero Massimo Vaj? Segui l'onda del tuo cognome e Vai a lavorare magari, qualche ora di zappa in mano non potrà che farti bene.

Maria Antonietta Pinna

p.s. proprio aspetto esteriore? Questa non l'ho capita, sinceramente. Non credo proprio che Morgan scelga i suoi collaboratori sulla base dell'aspetto esteriore, anche perché io e Morgan non ci siamo mai incontrati di persona. Qui si rasenta veramente il ridicolo.

Non si tratta di gusti differenti. Maria mette in croce il razionalismo - che altro non è che l'applicazione della consequenzialità logica che rifugge le contraddizioni all'assunto di partenza di un'analisi - asserendo che il fallimento dello stesso sia dimostrato dall'errore commesso da un razionalista che ha sbagliato una previsione. Tanto le è bastato per non dover riconoscere la sussistenza del rapporto causale che necessariamente deve intercorrere per tutti gli eventi manifestati. Ora non occorre essere dei geni per vedere la follia di chi, invasato da un autore che cambiava bandiera di credo a ogni suo piede mosso, sia incapace di ragionare con la propria testa per cogliere l'insensatezza di certe assurdità. Non perderò tempo a offendere di rimando una povera donna che già insulta da sé la propria persona e le intelligenze che leggono ciò che scrive; ella però non degrada le donne, perché l'intelligenza non ha genere ed è per un puro accidente di percorso, analogo a quello di un'auto investita da un treno, che una donna si è ritrovata a sparare minchiate così grossolanamente assurde. Certamente il razionalismo ha le sue falle, le quali non dipendono dalla logica, ma dalla sua errata applicazione. In ogni caso gli errori che risultano dalla sua errata applicazione non sono così esilaranti come quelli di chi, per quegli errori, si affida all'assenza di princìpi, caratteristica di un cieco fideismo al supporre caotico, che nulla sia generato da una causa come l'irrazionalismo esigerebbe.
Maria, non disponendo di altro, insulta, come se l'offesa rappresentasse le leggi che non le riesce di comprendere e, soprattutto, di accettare, eppure... eppure basterebbe che lei stessa si osservasse, muta allo specchio, per capire che quella sua immagine riflessa e silenziosa è certamente più intelligente di quell'altra che ciarla a vanvera, invasata dall'aver comprato una immeritata laurea a disonorem. In fondo, come il trota leghista, anche lei ha una Pinna da far valere :D :D :D

@ Morgan: avendo letto tutta la sequenza dei messaggi avresti dovuto avere, davanti agli occhi, le differenze di tono dei due contendenti, e poco importa il tuo essere arrivato tardi a leggere. Hai preso una posizione precisa, anche se hai tentato di mettere entrambi sullo stesso piano di negligenza alla deontologia del blog. Ecco perché toglierò il mio inutile apporto a questo blog ipocrita. Saluti, dunque, e auguri di una dignitosa sopravvivenza nonostante il tuo tacito consenso all'intrusione dell'idiozia che dilaga.

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