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Falli ridere, falli piangere, falli attendere. “Foglie cadute” di Wilkie Collins

Falli ridere, falli piangere, falli attendere. “Foglie cadute” di Wilkie CollinsLe nostre vite sono incessantemente intrecciate alle narrazioni, alle storie che raccontiamo o che ci vengono raccontate, a quelle che sogniamo o immaginiamo o vorremmo poter narrare; e tutte vengono rielaborate nella storia della nostra vita, che noi raccontiamo a noi stessi in un lungo monologo – episodico, spesso inconsapevole, ma virtualmente ininterrotto.

Viviamo immersi nelle narrazioni, ripensando e soppesando il senso delle nostre azioni passate, anticipando i risultati di quelle progettate per il futuro, e collocandoci nel punto di intersezione di varie vicende non ancora completate. L’istinto narrativo è antico in noi quanto la più remota delle forme letterarie: il mito e la favola risultano alla fin fine storie che ci raccontiamo per spiegare e capire quanto altrimenti ci resterebbe incomprensibile. Il desiderio e la capacità di raccontare risalgono a uno stadio embrionale dello sviluppo dell’individuo, corrispondente all’incirca all’età di tre anni, quando ogni bambino comincia a mostrare la competenza necessaria per mettere insieme un racconto in modo coerente e ancor più a saperlo riconoscere, trasformandosi in un piccolo aristotelico che insiste sul rispetto di una serie di regole da parte di chiunque racconti: ci vogliono un principio, un centro e soprattutto, un finale. Eppure, quella sulla trama, è una diatriba che anima ogni discussione letteraria, ogni gruppo di lettura, ogni cena tra amici. Leggere (e peggio ancora, scrivere) al solo scopo di seguire la trama sembrerebbe un’attività tutt’altro che encomiabile, se non addirittura rozza, ingenua. Che dire quindi agli amici anti plot, anti trama, anti struttura? Una soluzione potrebbe essere presentarsi il 29 di agosto con Foglie cadute, un nuovo Wilkie Collins pubblicato da Fazi Editore (dopo Senza nome, Armadale, La pietra di luna, La legge e la signora, Basil, Uomo e donna, Il fiume della colpa, La veste nera, La donna in bianco) nella traduzione di Carla Vannuccini, ed esordire così la serata.

«Le influenze inesorabili che sono destinate un giorno a regnare sovrane sulle nostre misere anime e a dar forma al triste e breve corso della nostra vita hanno talvolta un’origine misteriosamente remota e giungono a noi per strade tortuose attraverso l’anima e la vita di sconosciuti. Sarà compito del racconto rintracciare per quali impervie vie l’evento qui narrato influenzòil personaggio principale di queste pagine, per terra e per mare, in mezzo a uomini e donne, tanto in giorni radiosi che in giorni cupi, fino a quando non sia giunta la fine e la penna (voglia Iddio) non sia riposta nello scrittoio.»

 

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Falli ridere, falli piangere, falli attendere. “Foglie cadute” di Wilkie Collins

Potrebbe accadere che qualcuno lasci la tavola, il gruppo o la chat (se siete di quelli ridotti a discutere di queste tematiche anche via WhatsApp), ma è più probabile che con un Wilkie Collins sottomano ne portiate più di uno dalla vostra. Nelletà doro del romanzo, infatti, era ancora possibile costruire una trama in buona fede grazie alla certezza che solo una storia con un inizio, uno svolgimento e una risoluzione poteva corrispondere alla complessità della vita delluomo, e contribuire così a illuminarla. Il rapporto stretto di scrittori come Balzac, Dickens, Eugène Sue e Wilkie Collins con un pubblico vasto e comprendente vari livelli e strati sociali era dovuto al fatto che le loro intenzioni più segrete venivano presentate attraverso intrecci appassionanti, ricchi di azione e di intenzioni scopertamente dimostrative; e al tempo stesso costituiva per loro una giustificazione a lavorare su questo piano. Non solo, nel farlo si prendevano pure la libertà di palesare la cosa strizzando l’occhio al lettore – più spesso, allora come oggi, lettrice – rendendo evidente l’inganno.

«La pioggia che aveva cominciato a venir giùdi mattina cadeva ancora regolarmente nel pomeriggio. Dopo un primo sguardo fuori dalla finestra, Regina decise di trascorrere quello che restava della giornata in modo piacevole, in compagnia di un romanzo, accanto al caminetto. Con i piedi appoggiati sul parafuoco e la testa sul soffice cuscino della poltrona preferita, aprì il libro. Avendo già letto il primo capitolo e parte del secondo, stava sfogliando controvoglia le pagine in cerca di una scena d’amore, quando lo scarso interesse che aveva per il romanzo fu sviato all’improvviso da un evento della vita reale.»

 

Son cose che con un romanzo di Wilkie Collins non accadono: lautore, infatti, non era solo un maestro del giallo, ma anche uno scrittore di sentimenti e un esperto nel tratteggiare la psicologia dei personaggi (tre cose che insieme si potrebbero dire di pochi contemporanei).

Falli ridere, falli piangere, falli attendere. “Foglie cadute” di Wilkie Collins

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In Foglie cadute il protagonista, Amelius Goldenheart, viene esiliato dalla Comunità Cristiana di Tadmor, nell’Illinois, a causa di una relazione illecita con una donna più matura. Una volta giunto a Londra, dovrà fare i conti con una realtà fatta di persone senza scrupoli, fra cui spicca il ricchissimo e disonesto John Farnaby. Farnaby ha preso in adozione una nipote nel tentativo di consolare la moglie – affranta per la scomparsa della figlia smarrita tra le strade di Londra sedici anni prima – e al nostro ingenuo Amelius cuore doro basterà uno sguardo per innamorarsi perdutamente della ragazza. L’amore tra i due verrà ostacolato dalla famiglia, che cercheràa ogni costo di tenere lontani i due giovani, ma intanto Amelius, fedele a una promessa fatta alla triste signora Farnaby, s’impegna a ritrovare la fanciulla smarrita della coppia. La ricerca lo porterà a perdersi per le vie della città spingendosi fin nei bassifondi e permettendo cosìal romanzo di snodarsi in una trama avvincente, fitta di tutti gli eventi e i colpi di scena necessari, grazie a cui Collins rappresenta con una buona dose di humour la società vittoriana del tempo. A questo punto qualcuno degli amici, rimasto solo per il gusto di contraddirci, dirà che la società ècambiata o che oggi siamo troppo smaliziati per una trama vecchia maniera. Forse sì, forse no. La sola certezza è che la ricetta di Collins – «Make them laugh, make them cry, make them wait» – funziona ancora. Chiuderlo prima di pagina 478 è semplicemente impossibile.


Per la prima foto, copyright: Josh Felise su Unsplash.

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