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Fabrizio De André raccontato da Dori Ghezzi

Fabrizio De André raccontato da Dori GhezziDiciamo subito che Lui, io, noi non è un libro sulla vita di Fabrizio De André, non siamo di fronte a un testo biografico come i tanti già pubblicati e incentrati sulle vicende del compianto cantautore. Siamo di fronte a qualcosa di diverso, a un romanzo – se così possiamo definirlo – che è frutto dell’amore e del trasporto irrefrenabile per De André da parte di Dori Ghezzi. Ma procediamo per gradi…

Lui, io, noi è stato incluso nella collana di Enaudi Stile libero Extra e preserva la memoria di Faber (epiteto attribuito a De André molto probabilmente dal suo amico di gioventù Paolo Villaggio) in una maniera unica: gli autori, infatti, rivolgendosi ai lettori e ai suoi numerosi fan, raccontano la vita del cantautore da un punto di vista del tutto inedito, quello dell’amore della compagna Dori, appunto, e non solo.

 

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Lo scritto pare sia frutto di una circostanza del tutto fortuita e inaspettata: l’incontro di Ghezzi con coloro che ne hanno curato la stesura, ovvero Giordano Meacci e Francesca Serafini. Quest’ultimi, sono già noti al grande pubblico per essere stati gli sceneggiatori del film Non essere cattivo di Claudio Caligari, si erano già occupati della serie, in due puntate, basata proprio sulla vita di Fabrizio De André, dal titolo Principe Libero, trasmessa sulle reti Rai.

Gli autori ci forniscono così una narrazione “circoscritta” al rapporto di coppia con De André, sin dal 1974; la vita dei due amanti, ricca di emozioni e contornata da amicizie forti, come quella con De Gregori, Battisti, Vasco Rossi o il già citato Paolo Villaggio. Una storia colma di avvenimenti importanti, volutamente presentati come collegamenti senza interruzioni. Si spazia dal viaggio al concerto dei Radiohead, alla loro vita campestre, al soggiorno in Gallura, alla vicenda del cucciolo di tigre preso alla lotteria di beneficenza, fino ai momenti più salienti non solo professionali, ma anche fortemente sentimentali come la nascita della figlia Luvi.

Fabrizio De André raccontato da Dori Ghezzi

In maniera repentina, viene toccato il tema della coincidenza. Un esempio significativo è l’incontro di Dori con la chiromante che aveva predetto le sorti di Fabrizio.

Gran parte dei brani del romanzo sono anche dedicati alla coraggiosa scelta della coppia di trasferirsi in Sardegna, terra meravigliosamente autentica e privilegiata per riscoprire una diversa ragione di vita. Tuttavia, quella regione segnò anche un tragico momento: l’indelebile rapimento dei due amanti, durato quattro lunghi e dolorosi mesi. Ghezzi racconta del cielo stellato, della pioggia e dei tuoni che facevano da cornice ai volti celati di quei rapitori appartenenti all’Anonima Sequestri. In fondo li definisce come “sequestrati”, tanto quanto loro, associandoli al rumore degli elicotteri che sorvolavano la zona, senza che potessero riuscire a vedere e a liberarli. Quella sventurosa vicenda viene descritta nei minimi dettagli come quando Dori stringeva la mano di Fabrizio, riuscendo a percepirne il grande sentimento e la forza di superare quella crudele vicenda.

Il lettore, a un tratto, viene catapultato nel racconto di Serafini e Meacci, in cui si narra della loro amicizia con il cantautore, nata nel 1992 alla Sapienza. I tre colleghi si erano occupati della redazione di un saggio sui brani popolari, dal titolo La lingua cantata. In quell'occasione De André rilasciò una nota d’encomio al saggio che Dori apprese solo attraverso la stesura del romanzo. Particolarmente curioso è anche l’episodio, avvenuto diversi anni dopo, in cui Serafini e Meacci ritrovarono del tutto inaspettatamente un borsellino smarrito da Dori a Roma.

Fabrizio De André raccontato da Dori Ghezzi

Sull’onda d'indizi, semplici segnali e combinazioni la narrazione prosegue verso la scoperta di un nuovo De André, presentato con gli occhi del vero amore.

Nel complesso, il libro, scritto in maniera impeccabile e senza tanti fronzoli stilistici, è un ritratto di Faber, cioè “Lui”, fatto da Dori, l’“Io”, e da “Noi”, ovvero Giordano Meacci e Francesca Serafini.

 

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Non una storia d’amore, ma declinata all’amore, che utilizza una scelta stilistica mirata: voci unificate e alternate di chi scrive, mescolando avvenimenti e ricordi. In altre parole: punti di vista che si avvicendano e che formano una storia unica; rivoli che non sono paralleli ma che confluiscono in un unico fiume… Il tutto con un tema comune: la passione per De André.

Confezionata in maniera commovente e appassionante, questa è una narrazione privata, intrecciata a fatti pubblici, rivolta a chi ha seguito e continua a mantenere vivo il ricordo di De André.

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