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“Faber” di Tristan Garcia o sulle passioni devastanti

“Faber” di Tristan Garcia o sulle passioni devastantiA tre anni dalla prima pubblicazione in Francia, arriva in Italia per i tipi di NNeditore e nella traduzione di Sarah De Sanctis una delle opere più interessanti di Tristan Garcia, Faber.

Tristan Garcia è un giovane filosofo francese (classe '81), affermato sulla scena contemporanea ed esponente del nuovo realismo. Chi lo conosce, però, saprà che Garcia ha già dato prova di essere un eccellente scrittore. Egli ha infatti vinto il Prix de Flore nel 2008 per La meilleure part des hommes (La parte migliore degli uomini, Guanda 2011), il premio François-Victor Noury nel 2009 su proposta dell'Académie française ed è stato nominato scrittore dell'anno dalla rivista «GQ» nel 2013 proprio in occasione della pubblicazione di Faber, le destructeur. Grazie a NNeditore, giovane casa editrice di Milano, arriva così in Italia un'opera estremamente interessante, che rivela molto del suo giovane e promettente autore.

Faber infatti non è un libro qualunque. Esistono libri che sfuggono a ogni definizione, che spiazzano anche il lettore più preparato e rendono la lettura un'esperienza nuova. Faber è uno di questi. Al primo impatto, leggendo quest'opera, credi di avere tra le mani un classico romanzo, la storia di tre amici, Faber, Basile e Madeleine, figli della provincia francese, che si rincontrano dopo tanti anni di lontananza, ma ben presto ti rendi conto che c'è molto di più. Questa storia infatti ha i tratti della biografia, del romanzo di formazione, ma è anche un'opera filosofica e un reportage storico che indaga gli anni '90 e il destino di una generazione figlia di una rivoluzione fallita e ormai priva di passioni e di ideali.

Ma partiamo dal principio. Il romanzo, narrato da più punti di vista, segue la storia di Faber e dei suoi amici, dall'infanzia all'età adulta e abbraccia tutti gli anni '90 sino ai giorni nostri. Fin dalle scuole elementari, l'amicizia tra Faber, Basile e Madeleine si rivela assoluta e totalizzante. I tre creano un gruppo solido e impenetrabile e lasciano tutto il resto del mondo fuori. È un'amicizia esclusiva, ma subito diviene chiaro che è Faber il fulcro del loro rapporto, il centro delle loro noiose esistenze nella piccola cittadina di Mornay, località di provincia inventata dallo scrittore, in cui si srotola sempre uguale a sé stesso il copione del piatto dramma della classe media occidentale.

“Faber” di Tristan Garcia o sulle passioni devastanti

Faber è un giovane bellissimo. Riccioli neri, occhi scuri penetranti e l'aria di chi sa sempre tutto, di chi sa sempre cosa fare nella vita. È una figura geniale e al contempo micidiale; in lui coesistono la sensibilità del genio e l'insolenza del delinquente. Tutti i personaggi di questo libro, Basile e Madeleine in prima linea, sono completamente sedotti e rapiti dalla sua figura, che con la sua straordinarietà si eleva sulla loro vita normale e piatta.

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Nel contesto medio-borghese della cittadina di Mornay, il carattere speciale di Faber comincerà ben presto a emergere fino a schiacciare le vite dei suoi compagni. Il nome del protagonista, come ricorda la traduttrice nella sua nota conclusiva al testo, rivela molto della sua natura. Faber è infatti l'uomo faber fortunae suae, ovvero artefice del suo destino; l'uomo in grado di prendere in mano la sua vita e condurla dove vuole. Diversamente, i suoi compagni Basile e Madeleine, sono paralizzati dalla propria mediocrità non riescono a prendere il controllo delle proprie vite e dei loro sogni. Sia Basile che Madeleine, ad esempio, da ragazzi speravano di abbandonare Mornay, la città essenza assoluta della provincia, ma da adulti non sono riusciti a lasciarla. Anzi, al contrario, entrambi sono diventati ciò che tanto disprezzavano: delle brave persone. Questo è solo uno dei tanti aspetti che rivelano la loro insoddisfazione nei confronti di una vita fatta di rimpianti e mai vissuta interamente. Basile lo riconosce e immerso nei suoi pensieri ammette:

Ho capito che ero un provinciale e che probabilmente lo sarei rimasto. Questo significava che esistevo solo a metà, che ero in parte già morto. Mi sentivo intorpidito, paralizzato da un lato. Questa vita mista a non-vita era il mio destino. E questo destino mediocre mi piaceva. Poi ho guardato Faber. Ho capito che non avrebbe mai accettato queste verità piatte, deludenti e placide.

 

Ma Faber non è soltanto costruttore, abile architetto della sua vita. Egli è allo stesso tempo distruttore della vita degli altri, in particolar modo dei suoi amici che tanto lo hanno amato da ragazzi. Faber è il rilevatore della loro mediocrità. Con il suo essere superiore e la sua vita realizzata, egli rivela dolorosamente a Basile e Madeleine la mediocrità della loro esistenza. Essi quindi, sentendosi attratti dalla sua perfezione, lo amano, ma sviluppano al contempo una lacerante avversione nei suoi confronti. Questo proprio perché Faber è l'incarnazione di quell'ideale di vita che essi hanno sempre vagamente desiderato, ma che non sono mai riusciti a realizzare.

“Faber” di Tristan Garcia o sulle passioni devastanti

Ne scaturirà un rapporto di odio-amore che porterà la vita dei tre protagonisti a un punto di non ritorno. E questo, insieme a tanti altri avvenimenti che rendono la trama di questo libro molto complessa ma altrettanto interessante, porterà i tre amici a separarsi. Un giorno, però, ognuno di loro riceverà una lettera. Il linguaggio esclusivo che i tre avevano inventato da piccoli e che è contenuto in queste lettere rivela senza ombra di dubbio che uno dei tre è in pericolo. E questo fatto misterioso riporterà lo scompiglio nelle vite di Faber, Basile e Madeleine.

 

LEGGI ANCHE – Il cuore nero della provincia francese in “Tre giorni e una vita” di Pierre Lemaitre

 

In questo romanzo, Tristan Garcia, vuole raccontare il mondo da cui egli stesso proviene, il mondo della media borghesia francese. Quella che egli ci racconta è una classe media insoddisfatta e priva di ideologie, che sfumata ogni possibilità di riscatto e di innalzamento sociale, ha smesso di credere nella propria idea di libertà e di autoaffermazione per indossare l'uniforme invisibile delle persone qualunque. In tutto questo grigiore provinciale, Faber è l'eccezione, è il demone che cerca di scuotere la piattezza del mondo medio-borghese in cui vive. Lui non ha chinato il capo, purtroppo o per fortuna, come si dice nell'introduzione del libro ed è l'unico che è riuscito ad instillare nei suoi compagni, paralizzati nella loro mediocrità, il germe destabilizzante del pathos, della passione in tutte le sue accezioni, sia essa amore profondo o odio viscerale.

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