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Esercizi di lettura creativa

Lettura creativaSaper leggere è uno dei savoir faire richiesti a un comunicatore, ma essendo del tutto immersi nella comunicazione, il lettore diventa comunicatore a sua volta. Il passo precedente è tentare di affinare la capacità di lettura, rendendola viva, creativa, investigando dietro le frasi, i siti, i blog, i titoli, per creare e mettere linfa nuova nel mare delle parole, dell’immagine, dei video, dei post e dei tweets.
Lo spunto ce lo ha dato una delle più potenti scuole di giornalismo d’Europa, quella che diploma a Parigi molti nomi che nel passato hanno trovato posto nei tradizionali Le Monde e Libé, ma che oggi puntano al giornalismo web con stage a Rue 89, Owni, Mediapart e altri.
Sono i compiti per le vacanze ai diplomati della scuola di Science Po: esercizi di comunicazione, tra i quali gli esercizi di lettura.

Saltato qualche tecnicismo, il messaggio è chiaro: guardatevi intorno, leggete con spirito critico, mettetevi dalla parte di chi ha scritto l’articolo. Che cosa avreste fatto voi, come osservate la prospettiva del lettore e anche dell’intervistatore o del redattore? Ma soprattutto quale potrebbe essere in una tale circostanza il vostro contributo originale? La lettura di un giornale e di un altro media può diventare creativa soltanto affinandola e maturando contenuti che attengono esclusivamente alla lettura e alla comprensione delle informazioni, piuttosto che alla scrittura o alla produzione di contenuti multimediali?
Con più tempo, nelle lunghe giornate estive, forse possiamo cominciare, come semplici lettori, ”persone normali”, senza necessariamente essere del settore, a esercitarci insieme con i neogiornalisti di Science Po.
Cominciando a variare le fonti. Che non vuol dire soltanto leggere più giornali e di diversa colorazione politica, può voler dire leggere e guardare altro, altre tematiche, altri contesti.
Al mattino, la rassegna stampa nazionale e internazionale di diverse radio e tv ci riempie di notizie e commenti. Ma qualche volta – è il consiglio della scuola di giornalismo parigina – ascoltiamo quella radio che parla solo di politica estera, o di religione, o che diffonde informazioni di un’altra regione, o di una città, oppure una radio universitaria sul web.
Risultato atteso, dicono da Science PO, conoscere altri paesaggi, decriptare una comunicazione che è nuova al nostro sentire consueto e vedere l’effetto che fa.

La ricerca della comunicazione, su giornali, radio, siti, che si riferiscono a un luogo, una piccola cittadina, rappresenta quell’apertura al “local” che pare sarà il futuro del nuovo urbanesimo.
Che cosa accade e come lo comunicano a Bolsena, come raccontano il loro quotidiano, cosa ha in comune con Scilla o con San Teodoro di Olbia? Non le notizie eclatanti, gli omicidi o i grandi fatti di cronaca nera o giudiziaria, ma il racconto del ritmo della vita quotidiana.
Negli Stati Uniti, proprio queste realtà sono riunite in un network molto seguito. Vengono all’orecchio altri accenti, guardiamo diversi stili, nuove pettinature delle speaker. Nonostante la massificazione globale, trovare le differenze può essere avvincente e fonte d’ispirazione.

L’altro esercizio è aguzzare lo sguardo giornalistico: decriptare l’informazione principale, cercare le fonti, quelle delle quali si può identificare un nome, un viso, altre che restano anonime. Cosa avremmo fatto noi, raccontando la stessa vicenda? Quale argomento, quale aspetto avremmo aggiunto, possibilmente un elemento che nessuno dei due o tre giornali che abbiamo letto, e dei cinque siti d’informazione consultati, riportava. Ne dobbiamo trovare uno tutto nostro.

A quel punto possiamo aggiungerlo idealmente nella nostra lettura. Abbiamo fatto un passo in più verso la verità dei fatti, abbiamo colorato quella realtà, abbiamo inserito una tematica etica sfuggita alla velocità con cui il redattore spesso deve scrivere il proprio articolo? Forse. Ma già la lettura è diventata creativa, originale, nostra. Sta a noi tenercela, o diffonderla, ma siamo già dei lettori attivi. Siamo usciti dalla passività.

Lo stesso si può fare con le immagini: quando una foto di attualità può dirsi non adeguata alla notizia? Quando un’illustrazione ci sembra invece riuscita? È una riflessione che si può fare leggendo e osservando con attenzione.

E i titoli? Cambiamo un po’ di titoli o sottotitoli. Vi va? «Il magistrato della Cassazione parla in napoletano». Può cambiare così «Non ha taciuto come avrebbe fatto un genovese», già puzza di fregatura l’articolo, eppure la metodologia applicata nella titolazione è simile. Però parlare in napoletano è già molto musicale, quindi dire che: «Se l’è cantata come fosse O’sole mio» ci avrebbe strappato un sorriso, e sospeso il giudizio almeno sino alla fine dell’articolo. La prossima volta facciamolo noi. Copriamo il titolo, leggiamo l’articolo, e poi titoliamo noi. Saremo più soddisfatti, e avremo contribuito alla nostra comprensione dei fatti.

Tutto questo oggi si può fare con un blog con paper.li o tumblr. Ma saremo giunti già al passo successivo. Quello dalla lettura alla scrittura, alla produzione di contenuti, che non passa sempre dalla lettura attenta.

L’orientamento che emerge, è che la lettura consapevole è anche creativa, diventa una lettura più curata, soprattutto dei giornali, siti, nell’ascolto di radio, tv, eccetera, per arrivare a capire con attenzione e precisione, di cosa si sta parlando prima di formulare un giudizio sul fatto scritto o su chi scrive o racconta.

Ci confrontiamo così più intimamente con quell’informazione, che certamente ci interessa perché viviamo in questo mondo, e tutto ci tocca e ci riguarda.
A me riguarda ciò che avviene a Hartford o a Pune, a Landau o a Caltanissetta. E se leggo con uno sguardo di consapevolezza, e ci metto, i miei interlocutori, le mie domande, le mie fonti, le mie foto, il mio video, tenendo la notizia ben presente e in cima alla mia analisi, dentro quella storia ci sarò anch’io, la sentirò di più sulla mia pelle. Capirò le motivazioni, i fatti, saprò essere severa se serve. Sarò capace di ricevere una “informazione aumentata” senza inforcare i Google Glass con la loro augmented reality. In aggiunta, avrò ottenuto una “umanità aumentata".

Uno degli esercizi prescritti dice: “Faire attention…”. Cosa stiamo leggendo? Siamo in grado di capire se all’interno di quel testo ci sono frasi di diffamazione, insulti, pubblicazione di false informazioni, siamo consapevoli che l’impronta digitale che caratterizza tutta l’informazione resta incisa nei meandri del web dalla memoria infinita, e può caratterizzare negativamente un fatto, una persona, un luogo. Se ce ne accorgiamo, leggendo possiamo correggere quell’errore. Considerato gravissimo per Science Po, ma perpetrato quotidianamente su tutti media del mondo. Ahi noi.
Ultimo, ma non meno importante, esercizio di lettura: dopo aver letto un articolo, “riflettere prima di twittare”. Questo mi sembra l’esercizio più difficile! Ci proviamo?

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