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Edgar Allan Poe inedito: pensieri e fantasie

Edgar Allan PoeEdgar Allan Poe in questo brano inedito parla della differenza tra pensieri e fantasie. Il brano, inserito nell’opera intitolata Marginalianon tratta semplicemente di uno statuto in cui se ne delineano le peculiarità, ma di un tentativo di renderea parole una particolare «condizione» fatta di «ombre di ombre» e di particolari «estasi». Troviamo, in questo brano, la tipica tensione dello scrittore americano verso il mistico, la sua totale abnegazione nei confronti della forza delle parole, la capacità analitica e poetica di descrivere una sensazione profonda e metempirica.

***

«Graham’s Magazine», marzo 1846

Un francese – probabilmente Montaigne – afferma: «Le persone parlano del pensare, ma dal mio canto non penso mai, eccetto quando mi siedo per scrivere». È questo mai pensare, se non quando ci si siede per scrivere, la causa di così tante composizioni che lasciano indifferente. Ma forse la frase del francese implica qualcosa in più rispetto a quello che l’apparenza suggerisce. È indubbio che il mero atto del comporre tende, in larga misura, a dare un ordine logico ai pensieri. Quando, tenendo conto della sua vaghezza, non sono soddisfatto di un pensiero prodotto dal mio cervello, faccio immancabilmente ricorso alla penna, con l’obbiettivo di ottenere, attraverso il suo aiuto, la forma necessaria, la consequenzialità e la precisione.

Quanto spesso si sente affermare che questi o quei pensieri sono al di fuori della portata delle parole! Non credo che un qualsivoglia pensiero che possa essere definito tale sia irraggiungibile dal linguaggio. Credo, invece, che laddove si faccia l’esperienza della difficoltà di esprimersi, vi è, nell’intelletto che la prova, una carenza o nella ponderazione o nel metodo. Dal canto mio, non ho mai avuto un pensiero che non potesse essere espresso a parole, o che non avesse addirittura più chiarezza di quanta non ne avesse quando è stato concepito: come ho osservato poc’anzi, il pensiero è reso logico dallo stesso tentativo nell’espressione (scritta).

C’è, tuttavia, un tipo di fantasie, squisitamente particolareggiate, che non sono pensieri, e che, per ora, ho trovato assolutamente difficili da adattare al linguaggio. Uso la parola fantasia a caso, solamente perché devo pur usare qualche parola; ma l’idea in genere legata al termine non è neanche lontanamente applicabile alle ombre delle ombre in oggetto. Mi sembrano più fisiche che intellettive. Queste sorgono nell’anima (ahimè, quanto di rado!) nei periodi di più intensa tranquillità – quando la salute mentale e fisica sono alla perfezione – e in quei meri momenti in cui i confini del mondo vigile si mescolano a quelli del mondo dei sogni. Divento consapevole di queste “fantasie” solo quando sono esattamente sulla soglia del sonno e ne sono cosciente. Sono certo del fatto che questa condizione esista solo per un impercettibile momento del tempo – eppure è così affollato da queste “ombre delle ombre”; e per un pensiero puro è richiesta la persistenza del tempo.

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Edgar Allan PoeQueste “fantasie” hanno in loro una piacevole estasi, di gran lunga la più piacevole del mondo vigile o di quello dei sogni, così come il Paradiso nella teologia norrena è ben oltre il suo Inferno. Osservo le fantasie, persino mentre sopraggiungono, con un timore reverenziale che in certa misura modera o tranquillizza l’estasi – quindi le osservo, con una convinzione (che sembra una parte dell’estasi stessa), che quest’estasi, in sé, sia di un tipo ben al di sopra della Natura Umana – è uno sguardo sfuggevole allo spirito del mondo esterno; e giungo a questa conclusione – se questo termine è del tutto applicabile a un’istantanea intuizione – tramite la percezione che il piacere provato ha, come suo elemento costitutivo, la novità completa e assoluta. Dico assoluta – giacché nelle fantasie – ora lasciatemi indicarle col termine di impressioni psichiche – non c’è davvero nulla che si approssimi almeno al carattere delle impressioni che ordinariamente si ricevono. È come se i cinque sensi siano stati soppiantati da altre cinque miriadi di sensi alieni all’umanità.

Ora, così assoluta è la mia fede nel potere delle parole, che a volte ho creduto possibile la rappresentazione persino dell’evanescenza delle fantasie, così come ho cercato di descriverle. Sono andato così lontano con i miei esperimenti – con questo fine ben in vista – che, per prima cosa, riesco a controllare (quando la salute mentale e fisica sono in buone condizioni) l’esistenza della condizione: ovvero, ora posso (tranne quando sono malato) essere sicuro che la condizione sopravverrà, se io lo desidero, in quel preciso momento già descritto: fino a poco tempo fa non ho mai potuto essere certo della sua sopravvenuta, anche nelle circostanze più favorevoli. Intendo dire, semplicemente, che ora posso essere sicuro, quando tutte le circostanze sono favorevoli,  del fatto che la condizione sopravvenga, e sentire persino la capacità di indurla o costringerla: le circostanze favorevoli, tuttavia, non sono delle meno rare – altrimenti avrei già ottenuto il Paradiso in Terra.

Sono andato così oltre che, seconda cosa, sono riuscito a evitare di scivolare dal Momento di cui parlo – il punto di mescolanza fra la veglia e il sonno – così da evitare a piacimento, dico, di scivolare da questo confine – e atterrare nel dominio del sonno. Non che io possa continuare la condizione – non che io possa rendere il momento più di un momento – ma che io possa destarmi da quel momento e tornare vigile; e quindi trasferire il momento nel regno della Memoria – trasmettere le sue impressioni, o più propriamente quello che ricordo di queste impressioni, in una situazione in cui (sebbene ancora per un periodo molto breve) possa indagarle con l’occhio dell’analisi.

Per queste motivazioni – ossia, poiché sono stato abile a raggiungere un livello così alto – non dispero del tutto del fatto che io possa rappresentare a parole almeno una parte delle fantasie in questione, una vaga concezione del loro carattere, per comunicarle a certi tipi di intelletto.

Nel dire questo non bisogna credere che io affermi che queste fantasie o impressioni psichiche a cui alludo sono confinate al mio io individuale – non sono, in poche parole, comuni a tutto il genere umano – poiché su questo punto è abbastanza impossibile che io riesca a formare un’opinione – ma nulla può essere più certo del fatto che persino un resoconto parziale delle impressioni farebbe sobbalzare l’intelletto universale del genere umano, per via della superiore novità del materiale impiegato, e delle suggestioni che ne potrebbero conseguire. In breve, se mai scrivessi delle pagine su questo argomento, il mondo sarebbe costretto a comprendere che, alla fin fine, ho portato a termine qualcosa di originale.

***

Con un finale così tipico nella penna dello scrittore americano, si chiude un breve stralcio carico di caleidoscopiche sensazioni e arzigogolate “conclusioni”. Una riflessione inedita di Poe che ricorda fortemente i pensieri e le fantasie dei suoi racconti più surreali.

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Commenti

Interessante incursione nella metanarrazione: Poe è ipnotico anche quando elucubra. La sua ricerca di definizione del linguaggio, l'analisi minuziosa che egli fa delle percezioni e dei pensieri forgiandoli con la penna, lo rendono secondo me uno degli autori più onesti che conosca nel patto con il lettore, nei racconti, come in Arthur Gordon Pym.

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