Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

14 scrittori famosi e le loro ultime parole

Ecco perché George Orwell scrisse “1984”

Ecco perché George Orwell scrisse “1984”Nel 1944 George Orwell scrisse una lettera a un certo Noel Willmett, che gli aveva chiesto se il totalitarismo stesse prendendo davvero piede dato che l’Inghilterra e gli Stati Uniti ne sembravano esenti.

Secondo molti, questa lettera contiene le premesse delle ragioni che, quattro anni dopo, porteranno George Orwell a scrivere 1984:

 

Caro Mr. Willmet,

devo dire che credo, o temo, che, considerando il mondo nel suo insieme, queste cose stanno aumentando. Hitler, senza alcun dubbio, scomparirà presto, ma solo a costo di rafforzare (a) Stalin, (b) i milionari anglo-americani e (c) i piccoli führer del tipo di de Gaulle. Tutti i movimenti nazionali, ovunque, anche quelli che originano dalla resistenza alla dominazione tedesca, sembrano assumere forme non democratiche, raggrupparsi intorno a qualche führer super-umano (Hitler, Stalin, Salazar, Franco, Gandhi, De Valera sono vari esempi) e adottare la teoria che il fine giustifica i mezzi.

 

LEGGI ANCHE – George Orwell e Ray Bradbury – BINARI (10)

 

Ovunque il movimento del mondo sembra essere nella direzione delle economie centralizzate che possono essere fatte “funzionare” in un senso economico, che non sono democraticamente organizzate e che tendono a stabilire un sistema di caste. Questo può portare con sé gli orrori del nazionalismo più emotivo e la tendenza a non credere più all'esistenza di una verità oggettiva perché tutti i fatti sono in sintonia con le parole o le profezie di qualche "führer" infallibile. Già la storia, in un certo senso, ha cessato di esistere, ad esempio non c’è una storia dei nostri tempi che possa essere universalmente accettata. Hitler può affermare che gli ebrei hanno iniziato la guerra, e se dovesse sopravvivere diventerebbe storia ufficiale. Non può dire che due più due fa cinque, perché ai fini della balistica, per esempio, deve fare quattro. Ma nel tipo di mondo che temo possa davvero presentarsi, un mondo con due o tre grandi super-stati che non possono conquistarsi l'un l'altro, la somma di due più due potrebbe diventare cinque, se solo il "führer" lo desiderasse. Questa è, per quanto posso vedere, la direzione verso la quale ci stiamo muovendo, anche se, naturalmente, il processo è reversibile.

[I servizi di Sul Romanzo Agenzia Letteraria: Editoriali, Web ed Eventi.

Iscriviti alla nostra newsletter

Seguici su Facebook, Twitter, Google+, Pinterest e YouTube]

Per quanto riguarda la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, qualunque cosa i pacifisti possano dire, non ci avviamo ancora verso il totalitarismo e questo è un sintomo che fa ben sperare. Credo profondamente, come ho spiegato nel mio libro Il leone e l'unicorno, nel popolo inglese e nella sua capacità di centralizzare l'economia senza distruggere le libertà. Ma va ricordato che Gran Bretagna e Stati Uniti non hanno realmente provato, non hanno conosciuto la sconfitta e la sofferenza, e ci sono alcuni sintomi negativi che bilanciano quelli positivi. Tanto per cominciare, c'è una generale indifferenza al declino della democrazia. Si rende conto, per esempio, che in Inghilterra nessuno sotto i 26 anni può votare e che, per quanto si può vedere, la maggior parte delle persone di quell'età non dà importanza al voto? In secondo luogo, c’è il fatto che gli intellettuali sono molto più inclini al totalitarismo, almeno in prospettiva, rispetto alla gente comune. Tutti gli intellettuali inglesi si sono opposti a Hitler, ma solo al costo di accettare Stalin. La maggior parte di loro è perfettamente pronta per i metodi dittatoriali, la polizia segreta, la sistematica falsificazione della storia, ecc., se si tratta di farlo dalla "nostra" parte. Dire che non abbiamo un movimento fascista in Inghilterra significa sostanzialmente che i giovani, in questo momento, cercano il loro "führer" altrove. Non si può essere certi che quello non cambierà o che le persone comuni non la penseranno tra dieci anni come fanno adesso gli intellettuali. Spero che sarà così, e lo credo anche, ma tutto questo sarà solo a costo di una lotta. Se si proclama semplicemente che tutto va per il meglio e non si guarda ai sintomi più sinistri, non si fa altro che aiutare il totalitarismo ad avvicinarsi sempre più.

Ecco perché George Orwell scrisse “1984”

Lei mi chiede anche: se penso che la tendenza mondiale sia verso il fascismo, perché supporto la guerra? Conosco abbastanza bene l'imperialismo britannico perché non mi piaccia, ma lo supporto contro quello nazista o giapponese, come male minore. Allo stesso modo vorrei sostenere l'URSS contro la Germania perché penso che l'Unione Sovietica non può sottrarsi del tutto al proprio passato, e conserva abbastanza delle idee originali della Rivoluzione da essere un fenomeno più promettente della Germania nazista. Penso, e l'ho pensato fin da quando è iniziata la guerra, nel 1936 o giù di lì, che la nostra causa è quella giusta, ma dobbiamo continuare a fare meglio, cosa che comporta una costante critica.

Sinceramente suo.

Geo. Orwell

 

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.8 (4 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.